"In Amazzonia nulla è adattato al fuoco", dice William Magnusson, ricercatore che si sta specializzando nel monitoraggio della biodiversità al National Institute of Amazonian Research (INPA) di Manaus, in Brasile, commentando gli incendi che stanno distruggendo la foresta amazzonia. La foresta pluviale amazzonica sta letteralmente bruciando, il polmone della terra va a fuoco da almeno 17 giorni, gli incendi la maggior parte dei quali, provocati intenzionalmente per sgomberare alcune zone da destinarsi al bestiame si sono però propagati, alimentati dalla stagione secca.
Il fenomeno è, come spiega il sito di Quartz, strettamente legato alla deforestazione. I livelli di umidità in questo ecosistema dal clima equatoriale sono tali da rendere altamente improbabile lo sviluppo di incendi spontanei. Invece, nella stagione secca, da giugno a novembre, allevatori e coltivatori bruciano porzioni di foresta per fare spazio a nuovi pascoli o sottrarre alla foresta terreno per nuovi appezzamenti agricoli.
Ma cosa comportano per gli animali selvatici gli incendi in Amazzonia? Qual'è l'impatto di questo disastro ambientale per le specie animali?
Il 10 percento delle specie animali della Terra vive lì.
• Oltre 100.000 specie di invertebrati
• 3.000 specie di pesci di acqua dolce
• 400 specie di anfibi
• 378 specie di rettili
• 1.300 specie di uccelli
• 427 specie di mammiferi, di cui 114 specie di primati solo in Brasile.
Si tagliano gli alberi, si lascia il legname ad asciugare e quindi lo si brucia, usando le ceneri per fertilizzare il suolo. Al ritorno delle piogge, a novembre, dal terreno fertile nascerà prato per nutrire il bestiame. Per gli agricoltori, il fuoco è anche un modo per ripulire il terreno in attesa della nuova stagione. Ma appiccare fuochi nella stagione secca è illegale, per l'alto rischio di incendi.
Infatti, in alcune foreste, comprese alcune degli Stati Uniti, gli incendi sono fondamentali per mantenere gli ecosistemi in salute. Gli animali si sono adattati per gestirli; per molti sono parte della sopravvivenza.
L'Amazzonia è uno degli ultimi rifugi per il giaguaro, e l'unico habitat in cui può sopravvivere il delfino di fiume del Rio delle Amazzoni. La foresta ospita bradipi, saimiri, ateli neri, rane dal dardo velenoso e piranha. Il dieci per cento di tutte le specie animali conosciute vive nella regione amazzonica. Ma l'Amazzonia è diversa. La foresta pluviale è così unica nella sua ricchezza e diversità proprio perché non brucia davvero, dice Magnusson. A volte ci sono incendi naturali, ma sono di piccole dimensioni, bruciano vicino al terreno e vengono rapidamente estinti dalla pioggia.
"In pratica l'Amazzonia non bruciava da centinaia di migliaia o milioni di anni". Non è come in Australia, ad esempio, dove l'eucalipto morirebbe senza incendi frequenti. La foresta pluviale non è fatta per gli incendi.
Secondo le testimonianze, sul posto il fuoco è stato appiccato dai tagliatori illegali di alberi.
Si tratta di bande di criminali che tagliano la foresta per i loro grandi profitti e per gli interessi di compagnie del legno che hanno fatto della deforestazione illegale uno dei business criminali più ricchi e fiorenti del pianeta.
Il commercio di legna illegale produce infatti un fatturato di 100 miliardi di dollari l'anno. Nelle fauci di questi criminali non finiscono solo alberi, animali ed ecosistemi, ma anche la vita e il futuro di comunità indigene che chiamano quelle
foreste "casa".
Poche altre industrie più di quella del legno sono state in ogni angolo del pianeta responsabili di veri e propri crimini contro l'umanità. Ancora oggi in nome del legno vengono commessi genocidi, assassini, violenze e prevaricazioni in tutta l'Amazzonia. E pochi sanno che quel legno portato via illegalmente arriva in Europa, in Italia, nelle nostre case.








