Voglio tornare su di un tema già affrontato in passato, ma ancora di attualità: le disuguaglianze. Quando si parla oggi di disuguaglianze ci si riferisce di solito alla distanza tra ricchi e poveri. I ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ma ci sono altre disuguaglianze che incombono e su cui non sembra si sia soffermata a sufficienza l’attenzione e l’azione politica dei nostri governanti.
Parlo delle disuguaglianze di genere, tra uomini e donne, e delle disuguaglianze generazionali, tra anziani e giovani. Siamo passati, dicono molti economisti, da un modello di società solida, quella che abbraccia gli anni dal 1950 al 1975, quella cosiddetta “fordista" che offriva più sicurezza economica e più garanzie sociali, ad una (per dirla con Bauman) società liquida, caratterizzata dalla cosiddetta flex-insecurity, una flessibilità senza sicurezze.
E a farne le spese sono le donne, quelle che lavorano in particolare, ed i giovani con tassi molto elevati di disoccupazione (negli ultimi anni abbiamo perso una intera generazione di giovani). Per le donne esistono ancora vere e proprie gabbie salariali che le vedono mortificate rispetto a percorsi di carriera e retribuzioni dignitose.
La conseguenza pratica di ciò la si nota scorrendo i dati relativi ai redditi da pensione INPS: l’importo della pensione media delle donne è appena la metà della pensione media degli uomini. E questo accade anche a causa di percorsi lavorativi spesso interrotti per la cura dei figli e della famiglia che grava ancora prevalentemente su di esse.
I giovani, poi, scontano una politica ancora oggi troppo incentrata, e qui le responsabilità sono anche del sindacato (non a caso la metà degli iscritti ai sindacati è costituita da pensionati), sulla maggiore tutela dell’esistente, cioè sulla tutela delle classi anziane. Sono i giovani i veri “sommersi” dell’attuale società liquida, a fronte di classi di anziani che rappresentano i “salvati” della nostra società.
Sono queste le disuguaglianze, di genere tra uomini e donne e generazionali tra anziani e giovani, che vanno affrontate con coraggio dalla politica se si vuole veramente uscire da una crisi che dura da troppo tempo. Risolti questi problemi forse sarà possibile ridurre anche la disuguaglianza tra ricchi e poveri. E sempre a proposito di disuguaglianze vi lascio con un quesito particolarmente attuale: ci sono due cittadini italiani, uno di pelle scura e uno di pelle chiara.
Commettono un certo giorno lo stesso reato (es. terrorismo).
Secondo voi è giusto che quello di pelle scura debba perdere la cittadinanza, mentre quello di pelle chiara la debba conservare?





