/ FEDE E RELIGIONI

FEDE E RELIGIONI | 11 agosto 2018, 09:30

Sindone senza mercato

INTERVENTO DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO MONS. CESARE NOSIGLIA SULLA VENERAZIONE DELLA SINDONE

Sindone senza mercato

<<Vorrei portare l’attenzione su alcuni aspetti particolarmente

significativi di questo momento rispetto alle ostensioni del passato.

Sindone senza mercato


La prima immagine fotografica della Sindone, realizzata da Secondo
Pia, compie 120 anni. Da allora il Telo è stato sottoposto a indagini
di ogni genere; ed è stato oggetto di polemiche, strumento di
strategie editoriali e pubblicitarie, anche in campo scientifico,
lontanissime dalla vera ricerca e dai suoi obiettivi. Ma la Sindone ha
rappresentato anche il terreno di confronto e di incontro, serio e
rispettoso, per tanti scienziati che, ciascuno dalle proprie
posizioni, hanno lavorato insieme e contribuito a conoscere meglio il
Telo.
Ora, a 40 dalla prima grande ostensione del dopoguerra, ci ritroviamo
qui per una «venerazione straordinaria» che è di nuovo un punto di
svolta nell’esperienza della nostra Chiesa e della gente.

Una nuova modalità di visione

La modalità di esposizione scelta per questo momento di Venerazione
straordinaria è completamente nuova. Fino ad ora la Sindone era stata
esposta nella zona dell’altare maggiore, posizionata in verticale, e
in una teca apposita. In un’altra occasione, nell’anno della
Misericordia (2013), venne concessa l’ostensione televisiva, in
diretta mondiale. La Sindone era esposta all’interno della sua
cappella sempre in posizione verticale.
Si è voluto – sempre in accordo con la Santa Sede – proporre un
pellegrinaggio in cui la Sindone apparirà «ravvicinata», anche se
protetta dai vetri della Cappella e della teca di conservazione. La
visione dell’immagine nel suo insieme è più efficace e garantisce sia
un eccellente livello di sicurezza sia il mantenimento della Sindone
nelle condizioni ottimali di conservazione, all’interno della
Cappella. Questo posizionamento è il frutto di una ampia riflessione e
studi specifici sulla illuminazione compiuti proprio in vista di
questa venerazione straordinaria.

Un nuovo allestimento

L’intero allestimento del percorso, da Palazzo Reale alla Cattedrale,
è un’altra novità importante. È stato pensato espressamente per
accogliere i giovani pellegrini e vuole evocare - con la suggestione
delle immagini, degli oggetti e persino dei profumi – l’intera
esperienza di un pellegrinaggio del corpo e dell’anima: perché questo
i giovani hanno compiuto, camminando e incontrando realtà di
sofferenza, di amore, di gioia. Ma non può sfuggire il significato che
questa scelta contiene: la Sindone diventa il punto finale di un
«cammino» che è molto più vasto, quello di una vera e propria
esperienza di Chiesa, che si è snodata dalle montagne di Piemonte e
Valle d’Aosta per concludersi qui, nel cuore cristiano della nostra
regione. E, voglio ribadirlo, è anche significativo che per la prima
volta il pellegrinaggio abbia coinvolto, in modi differenti, tutte le
17 diocesi subalpine, permettendoci un «cammino di comunione»
importante, anche in vista di collaborazioni future.
Posso dirlo? Sono questi che stiamo vivendo, per il Custode e per la
Chiesa, i modi in cui vorremmo sempre accedere alla Sindone, al suo
mistero così profondo e sconvolgente, e insieme così pieno di
speranza.

L’Amore lascia il segno

Il motto di questa Venerazione potrebbe diventare una password che
permette ad ogni giovane di avere la chiave di accesso personale, alle
informazioni più importanti per la propria vita che la Sindone gli
offre.
Esso riassume infatti i tre interventi che sulla Sindone hanno fatto
il santo Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.
Nel discorso del 24 maggio 1998 Giovanni Paolo II definiva la Sindone
«specchio del Vangelo». Vedere la Sindone significa immergerci in quel
profondo abisso d’amore infinito che Gesù ha avuto verso di noi
subendo la prova più dolorosa della sua passione e morte. Pur non
essendo oggetto di fede la Sindone aiuta dunque la fede nella
passione, morte e risurrezione del Signore; la si guarda per
confermare la fede e il cuore del Vangelo.
Un secondo punto fondamentale venne toccato il 2 maggio 2010 nella
meditazione di papa Benedetto XVI che definì la Sindone «Icona del
Sabato Santo». Questo giorno preludio della Pasqua la Chiesa lo vive
nel silenzio contemplativo del crocifisso deposto nel sepolcro. Il
nascondimento di Dio viene colmato dalla preghiera che apre alla
speranza dell’attesa gioiosa della risurrezione. La Sindone dunque
documenta non solo il dolore del Signore ma apre ad accogliere la
conseguenza di questa sofferenza che sfocia nella vita del risorto
fonte della nostra salvezza eterna.
Infine papa Francesco che il 27 marzo 2013 in occasione della
ostensione televisiva della Sindone affermava: «stare davanti alla
Sindone non è solo un osservare e venerare il sacro Telo, non è un
vedere quel volto del Signore tumefatto dalle piaghe ma anche sereno e
composto, ma è un lasciarsi guardare da esso che ci invita ad avere
fiducia e non perdere mai la speranza. È uno sguardo che ci parla di
quell’Amore più grande che nutre il nostro cuore e dà la forza di
affrontare le prove più dure della vita. Quel volto ci guarda anche
per dirci di guardare anche noi le tante persone che soffrono a causa
di malattie, ingiustizie, soprusi, persecuzioni e persino la morte.
«Passio Christi passio hominis», la passione di Cristo è la passione
di ogni uomo che ci provoca a operare per farci carico di questi
fratelli e sorelle. L’amore ricevuto esige l’amore donato».
Mi auguro che i giovani utilizzino spesso questa password, per entrare
sempre più profondamente nella comprensione della Sindone, ne meditino
e assumano il contenuto testimoniando che solo l’Amore lascia un segno
che nulla potrà mai cancellare.

+Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino>>



Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore