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Chez Nous | 21 dicembre 2019, 12:30

Comunità ferita e umiliata

Comunità ferita e umiliata

Non so se la nostra classe politica si è resa conto dell’amarezza che pesa sulla comunità valdostana per le vicende giudiziarie che da un anno tortura la nostra Petite Patrie.

Il sentire comune, salvo per pochi irresponsabili che pure hanno nelle mani le redini del nostro futuro, è un sentimento di scoramento e di desolazione. Se si ascoltano le persone si percepisce l’atmosfera vissuta in occasione dell’alluvione del 2000 che ha portato morte in tante famiglie e immenso dolore in tutta la comunità.

Il momento di desolazione di 19 anni fa durò il tempo per dare l’ultimo saluto terreno a chi è stato strappato dagli affetti più cari. Immediatamente scattò spontaneamente la solidarietà ed il volontariato: tutti erano pronti a far tanto e tutto. L’orgoglio dei valdostani di ricostruire e far tornare bella la Valle fu la parola d’ordine di tutti.

E ci fu un impegno forte anche della politica. Tutti coloro che hanno vissuto quei terribili momenti si ricordano che per il Natale 2001, poco più di un anno dopo la tremenda alluvione del 2000, tutte le chiesette di montagna era illuminate come segno di speranza e di riscatto. Oggi, invece, le vicende giudiziarie, ma non per colpa loro, ci hanno tolto la voglia di reagire perché prevale l’ineluttabilità di chi dovrebbe dare l’esempio ed essere al servizio della comunità contribuisce a creare scoramento, delusione e confusione.

Quando il segretario del Savt, Claudio Albertinelli invita a lavorare “per ridare fiducia e orgoglio ai cittadini valdostani a seguito degli eventi giudiziari che hanno travolto il mondo politico negli scorsi giorni e che ancora una volta hanno portato la Valle d'Aosta ai clamori della ribalta per fatti negativi” esprime il sentimento di tanti valdostani.

I valdostani vivono in un intimo stato d’animo triste, abbattuto, privo di fiducia in sé, ma soprattutto nella classe politica. Per dirla come l’autore di Piccolo mondo antico, Antonio Fogazzaro, i valdostani sono stati aggrediti da un assalto di scoramento mortale. E il colpo di grazia lo ha dato buona parte del Consiglio Valle che ha messo in mostra il peggio di sé su una questione di nessun valore; si trattava di una semplice formalità.

L’Assemblea era chiamata ad ratificare l’elezione dei quattro consiglieri subentranti ai quattro dimissionari perché coinvolti nell’inchiesta per voto di scambio. La formalità burocratica aveva, però, enormi risvolti politici. Se i quattro in attesa di sedersi sui banchi del Consiglio non venivano surrogati l’Assemblea stessa non poteva riunirsi per discutere il bilancio della Regione e se se il bilancio non venisse approvato si verifica, quello che negli Usa si chiama shutdow, ovvero non sarebbe più possibile erogare finanziamenti alle varie attività economiche e sociali e produttive.

Insomma c’era chi voleva impedire agli elettori, per propri interessi di bassa lega, di essere rappresentati per delega in aula. E il motivo non era certamente nobile. Solo la verve della Presidente del Consiglio, Emily Rini, che ha strigliato tutti i presenti, e alla responsabilità di Claudio Restano che, nonostante sia all’opposizione, ha permesso con il suo voto la surroga.

Se il Consiglio dibatte per quasi quattro ore su un atto dovuto quali speranze abbiamo che a cose serie, problemi concreti, alle aspettativa dei giovani e del mondo del lavoro, possa dare risposte lucide, concrete dopo aver studiato la soluzione?

La Comunità valdostana si sente ferita perché la politichetta ha creato la percezione dell’impossibilità a governare il proprio destino e questo genera una sorta di atrofia progettuale e la svogliatezza al rilancio perché convinta che il bisogno del singolo rimane chiuso nelle quattro mura di casa.

Ma la speranza è l’ultima a morire. Un antico proverbio Maori recita: Ko maru kai atu Ko maru kai mai Ka ngohe ngohe. “Dài quanto ricevi, tutto andrà bene”. E la Comunità ferita ha dato tanto a chi l’ha ferita e umiliata. Si aspetta che nel Natale 2020 tutte le chiesette di montagna tornino ad essere illuminate con l'orgoglio di tutti.

piero.minuzzo@gmail.com

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