Il primo messaggio di Leone XIV alla Francia passa dalle sue radici. Non è un discorso costruito attorno alla parola «eutanasia», che il Papa non pronuncia, ma attorno a una questione più ampia: quale idea dell’uomo debba guidare una società attraversata dal progresso scientifico, dalla trasformazione tecnologica e da un crescente pluralismo culturale e religioso. Nel suo intervento all’Eliseo, davanti alle autorità francesi, alla società civile e al corpo diplomatico, il Pontefice lega così la difesa della vita al tema della dignità umana e, soprattutto, a una concezione della laicità che non significhi espellere la religione dallo spazio pubblico.
È questo il filo rosso del primo appuntamento istituzionale del viaggio apostolico di Leone XIV in Francia, iniziato venerdì 25 settembre 2026. Il Papa è arrivato a Parigi alle 10.00, ha incontrato il presidente Emmanuel Macron all’Eliseo alle 11.00 e alle 11.45 ha pronunciato il discorso davanti alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Nel pomeriggio il programma prevedeva l’UNESCO, i Vespri a Notre-Dame e, in serata, la veglia con i giovani allo Stade de France.
La scelta delle parole è significativa. Leone XIV parla alla Francia guardando alla sua storia e al suo patrimonio culturale e religioso, ricordando come il Paese abbia rappresentato per secoli un punto di riferimento europeo nei campi della cultura, dell’arte, della filosofia e della spiritualità. Ma il richiamo al passato non è nostalgico: serve al Papa per affrontare questioni molto contemporanee e per sostenere che il progresso, quando riguarda la persona umana, non può essere separato da una riflessione etica.
In questa prospettiva assume particolare rilievo il riferimento alle «morti programmate». Il termine non equivale a una citazione esplicita dell’eutanasia, ma il contesto rende evidente il riferimento alla discussione sul fine vita e, più in generale, alle conseguenze di una cultura nella quale la tecnica rischia di trasformarsi da strumento al servizio dell’uomo in criterio per stabilire ciò che merita di essere conservato e ciò che può essere eliminato. Il tema si inserisce nella riflessione sviluppata da Leone XIV anche nella sua enciclica Magnifica Humanitas, firmata il 15 maggio 2026, dedicata alla custodia della persona umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
Il Papa mette infatti in guardia dalla tentazione di chiedere alla scienza una risposta a ogni sofferenza. Scienza e tecnologia, osserva, possono offrire possibilità straordinarie, ma quando non sono accompagnate dalla coscienza possono anche produrre soluzioni immediate che sembrano rispondere ai desideri dell’uomo e che, invece, rischiano di allontanarlo da quello che considera il bene autentico. È una riflessione che comprende la genetica, la maternità surrogata, il commercio degli organi e, appunto, l’offerta di una morte programmata.
Da qui arriva il passaggio più direttamente rivolto alla concezione francese della laicità. Per Leone XIV, «la vera laicità non esclude la dimensione religiosa», ma può considerarla una risorsa per la società. Il cristiano impegnato nella vita pubblica, sostiene il Papa, non dovrebbe essere automaticamente considerato un proselitista o una minaccia all’unità nazionale quando agisce secondo una coscienza illuminata dalla propria fede. Al contrario, lo Stato e le istituzioni religiose possono dialogare e collaborare quando l’obiettivo è il bene comune. È il punto politico e culturale più rilevante del discorso, perché tocca direttamente il modo nel quale la Francia interpreta il proprio principio di laïcité.
Il passaggio è particolarmente significativo proprio perché avviene in Francia, dove la separazione tra Stato e confessioni religiose rappresenta uno dei principi fondativi della Repubblica. Leone XIV non mette in discussione la distinzione tra l'ambito politico-istituzionale e quello religioso. Propone piuttosto una lettura nella quale la neutralità dello Stato non debba trasformarsi nell'irrilevanza sociale delle religioni. La sua «sana laicità» diventa così una forma di dialogo e collaborazione, nella convinzione che la dimensione religiosa possa contribuire alla formazione delle coscienze e al servizio della comunità.
Il Papa lega questa impostazione anche alla storia francese. Ricorda le radici cristiane del Paese, dall’epoca di Ireneo di Lione al battesimo di Clodoveo, e attraversa idealmente i secoli fino al Rinascimento, al Grand Siècle e all’Illuminismo. Anche in quest’ultimo periodo, sottolinea, è possibile individuare una riflessione sui diritti della persona e sulla libertà religiosa che ha contribuito alla formazione della cultura europea.
Il riferimento al motto della Repubblica è altrettanto esplicito. «Libertà, uguaglianza e fraternità», osserva Leone XIV, non sono soltanto parole scolpite sugli edifici pubblici, ma esprimono esigenze etiche universali che possono trovare nel messaggio evangelico una fonte di ispirazione. È un modo per proporre alla Francia una lettura delle proprie radici nella quale tradizione repubblicana e patrimonio cristiano non vengano necessariamente presentati come realtà incompatibili.
In questo quadro entra anche la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata a Parigi nel 1948, alla cui elaborazione diede un contributo significativo il giurista francese René Cassin, Premio Nobel per la Pace. Il Papa utilizza questo riferimento per ribadire che la dignità umana non può essere considerata una conquista definitiva, ma deve essere continuamente tutelata di fronte ai cambiamenti della società e al progresso tecnico.
È proprio la centralità della persona il ponte tra il discorso pronunciato a Parigi e Magnifica Humanitas. Nell’enciclica, pubblicata nel 2026, Leone XIV affronta il rapporto tra uomo e tecnologia sostenendo che l’intelligenza artificiale rappresenti una trasformazione destinata a incidere profondamente sulla società, ma che non possa diventare il parametro attraverso il quale definire il valore dell’essere umano. La dignità della persona, nel suo magistero, resta precedente alla sua utilità, alla sua efficienza e alle sue capacità.
Il richiamo alla Francia passa quindi anche attraverso le sue opere. Leone XIV cita Notre-Dame, la cui riapertura dopo l’incendio del 2019 viene interpretata come qualcosa che va oltre il risultato tecnico della ricostruzione. La cattedrale diventa il simbolo di una possibilità: ciò che sembrava irrimediabilmente perduto può rinascere quando una comunità mette insieme competenze, risorse e volontà. Nel programma del viaggio, il Papa ha previsto proprio a Notre-Dame la celebrazione dei Vespri alle 17.15 del 25 settembre, in uno dei momenti più simbolici della visita.
La stessa idea di fraternità ritorna quando il Papa richiama figure come San Vincenzo de’ Paoli, presentandole come esempi di una cultura della cura capace di attraversare i secoli. Accogliere la vita, accompagnare la fragilità, sostenere chi è più debole e dare voce a chi non ne ha diventano così, nel ragionamento di Leone XIV, non soltanto temi religiosi ma criteri attraverso i quali misurare la qualità di una società.
Anche la scuola cattolica trova posto in questo discorso. Se la laicità viene intesa come esclusione della religione dallo spazio pubblico, osserva il Papa, si finisce per impoverire il contributo che istituzioni e comunità religiose possono offrire alla società. Se invece la laicità viene concepita come distinzione accompagnata dal dialogo, allora diventa possibile una collaborazione concreta tra istituzioni pubbliche e realtà ecclesiali.
Il tema non riguarda soltanto la Francia. Leone XIV cita infatti anche la collaborazione tra la Santa Sede e il Paese francese a favore dei cristiani del Medio Oriente, attraverso realtà come Aiuto alla Chiesa che Soffre e L’Œuvre d’Orient. In questo caso la cooperazione diventa, nella lettura papale, uno strumento di pace e di mediazione tra comunità differenti.
C’è infine un altro elemento che attraversa il discorso: la pace. Leone XIV invita i francesi a non rassegnarsi mai all’idea che una guerra sia inevitabile e chiede di continuare a investire nel dialogo e nella diplomazia. È un appello che allarga ulteriormente il significato del viaggio: dalla relazione tra fede e Stato alla convivenza tra culture e religioni, dalla difesa della vita al rapporto con la tecnologia, fino alla responsabilità delle nazioni davanti ai conflitti.
Anche il rapporto con Emmanuel Macron si colloca dentro questa cornice istituzionale. Il presidente francese ha accolto il Papa e partecipato agli appuntamenti ufficiali della visita, ma l’Eliseo ha confermato che non assisterà alle celebrazioni eucaristiche previste durante il viaggio. La scelta è stata letta nel contesto della tradizione francese della laïcité, anche se l’Eliseo non ha fornito una motivazione specifica per l’assenza alle Messe.
Il primo discorso francese di Leone XIV assume così un significato che va oltre la cronaca del viaggio. Il Papa non chiede alla Francia di rinunciare alla sua laicità, ma di interrogarsi sul suo significato. La domanda che lascia sul tavolo è se una società moderna possa essere realmente neutrale nei confronti delle religioni senza diventare, allo stesso tempo, indifferente alle domande ultime sull’uomo, sulla vita e sulla dignità.
La risposta di Leone XIV è affidata a una formula precisa: una laicità autentica non dovrebbe chiudere le porte alla dimensione religiosa, ma consentire a Stato e comunità di fede di dialogare nel rispetto delle rispettive competenze. È il modo con cui il Pontefice, arrivando nella Francia della laïcité, prova a ricordare che le radici di una nazione possono essere una parte della sua storia senza diventare necessariamente un ostacolo al suo futuro.








