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Chez Nous | 25 agosto 2026, 07:55

La natation qui se noie

Il nuoto che affoga

La natation qui se noie

C’è uno sport che in Valle d’Aosta rischia di affogare proprio dove dovrebbe imparare a nuotare e che produce risultati molto lusinghieri che onorano la Petite Patrie

Non è una provocazione. O, almeno, non lo è soltanto.

Da tempo chi pratica il nuoto, anche a livello agonistico, sta cercando di portare all’attenzione della politica una questione che dovrebbe essere elementare: l’impianto natatorio di Aosta non è più adeguato alle esigenze dello sport, delle società, degli atleti e, più in generale, di una comunità che nel frattempo è cambiata.

La piscina di Aosta ha circa cinquant’anni. Cinquant’anni.

Nel frattempo sono cambiate le tecniche di allenamento, sono cresciuti i numeri della pratica sportiva, sono aumentate le esigenze delle società, sono cambiati gli standard degli impianti e il nuoto ha assunto un peso sempre maggiore nel panorama sportivo nazionale. Eppure noi continuiamo a chiedere a una struttura nata mezzo secolo fa di fare quello che oggi si pretende da un impianto moderno.

È come pretendere che una vecchia utilitaria possa competere con un’auto da Formula 1 semplicemente perché le si cambia l’olio.

Il problema, però, non è soltanto la piscina.

Il problema è la politica che non sembra considerare lo sport una priorità, se non quando c’è da tagliare un nastro, consegnare una medaglia o farsi fotografare durante una manifestazione.

Da una parte ci sono atleti, bambini, ragazzi, allenatori, dirigenti e società sportive che ogni giorno tengono in piedi un movimento. Dall’altra ci sono gli assessorati allo Sport della Regione e del Comune di Aosta, ai quali da tempo viene chiesto di guardare in faccia il problema.

E la risposta qual è?

Attendere.

Rimandare.

Studiare.

Valutare.

Ragionare.

Nel frattempo, però, gli anni passano. E chi nuota continua a farlo in una struttura concepita per un’altra epoca.

La domanda allora diventa inevitabile: quanto deve ancora aspettare lo sport valdostano prima che la politica decida che una piscina non è un lusso, ma un’infrastruttura sportiva e sociale?

Perché il punto è proprio questo.

Il nuoto non è uno sport marginale. È praticato da bambini, ragazzi, adulti e anziani. È agonismo, ma è anche educazione, salute, prevenzione, inclusione. È uno degli sport più completi e, ormai, uno dei più praticati in Italia.

Eppure, quando si parla di investimenti, sembra improvvisamente diventare uno sport invisibile.

Forse perché siamo piccoli.

Forse perché la Valle d’Aosta ha pochi abitanti.

Forse perché un nuovo impianto natatorio non porta automaticamente migliaia di turisti sulle piste da sci.

Forse perché una piscina non ha il fascino mediatico di una grande opera.

Ma proprio qui sta la miopia.

Una comunità non si misura soltanto attraverso ciò che riesce a vendere ai turisti. Si misura anche attraverso ciò che offre ai propri cittadini.

E allora la politica valdostana dovrebbe spiegare perché un territorio che rivendica continuamente la propria specialità e la propria autonomia non riesca a costruire una politica sportiva all’altezza di quella stessa autonomia.

Non servono soltanto dichiarazioni di principio.

Servono scelte.

Servono soldi.

Servono tempi.

Serve soprattutto una visione.

E questa visione dovrebbe riguardare anche il Comune di Aosta, che non può continuare a considerare l’impianto natatorio come un problema da amministrare invece che come una risorsa da progettare.

E dovrebbe riguardare ancora di più la Regione, perché in una realtà piccola come la Valle d’Aosta è difficile immaginare che infrastrutture sportive di questa importanza possano essere affrontate esclusivamente con una logica comunale.

Qui non si sta chiedendo una piscina olimpionica per vanità.

Si sta chiedendo un impianto adeguato al presente e, soprattutto, al futuro.

Un impianto nel quale le società possano programmare l’attività, gli atleti possano allenarsi in condizioni dignitose, i bambini possano imparare a nuotare e le manifestazioni possano essere ospitate senza dover partire dal presupposto che siamo troppo piccoli per meritarcele.

Perché questa è forse la cosa più grave: la Valle d’Aosta rischia di diventare piccola soprattutto nella propria capacità di immaginare il futuro.

E non è accettabile.

Lo sport non dovrebbe essere costretto a bussare continuamente alla porta della politica per dimostrare di esistere.

Dovrebbe essere la politica a chiedersi quale sport vuole per i propri cittadini tra dieci, venti o trent’anni.

L’assessorato regionale allo Sport e quello del Comune di Aosta hanno una responsabilità precisa: decidere se questa vicenda debba continuare a trascinarsi oppure se sia arrivato il momento di assumere una decisione politica.

Non servono più alibi.

Non serve dire che «le risorse sono poche». Le risorse sono sempre poche quando manca una priorità.

Non serve dire che «bisogna valutare». Dopo cinquant’anni, il problema è stato valutato abbastanza.

Non serve nemmeno aspettare che l’impianto diventi definitivamente inadeguato per intervenire. Sarebbe una straordinaria dimostrazione di quella cultura dell’emergenza che troppo spesso sostituisce la programmazione.

La politica dovrebbe avere il coraggio di dire una cosa semplice: vogliamo una nuova piscina per Aosta e per la Valle d’Aosta?

Se la risposta è sì, si apra finalmente un percorso serio, pubblico, trasparente, con risorse, responsabilità e scadenze.

Se la risposta è no, lo si dica altrettanto chiaramente alle società sportive, agli atleti e alle famiglie.

Perché anche il silenzio, alla fine, è una risposta.

E mentre la politica tace, il nuoto rischia davvero di affogare.

Non per mancanza d’acqua.

Per mancanza di coraggio.

Si ricordi la politica che lo sci e le funivie non sono tutto.

Il nuoto che affoga

Il est un sport qui, en Vallée d’Aoste, risque de se noyer précisément là où il devrait apprendre à nager. Un sport qui, pourtant, obtient des résultats très encourageants et qui, par les performances de ses athlètes, fait honneur à notre Petite Patrie.

Ce n’est pas une provocation. Ou, du moins, pas seulement.

Depuis quelque temps déjà, celles et ceux qui pratiquent la natation, y compris à un niveau compétitif, tentent d’attirer l’attention du monde politique sur une question qui devrait pourtant être évidente : l’installation aquatique d’Aoste n’est plus adaptée aux exigences du sport, des clubs, des athlètes et, plus largement, d’une communauté qui a profondément changé au fil des décennies.

La piscine d’Aoste a près de cinquante ans.

Cinquante ans.

Entre-temps, les méthodes d’entraînement ont évolué, le nombre de pratiquants a augmenté, les besoins des clubs se sont considérablement développés, les standards des installations sportives ont changé et la natation a pris une place toujours plus importante dans le paysage sportif national.

Et pourtant, nous continuons à demander à une structure conçue il y a un demi-siècle de répondre aux exigences que l’on attend aujourd’hui d’un équipement sportif moderne.

C’est un peu comme demander à une vieille voiture de rivaliser avec une Formule 1 simplement parce qu’on lui change l’huile.

Mais le problème n’est pas seulement la piscine.

Le véritable problème, c’est une politique qui ne semble pas considérer le sport comme une priorité, sauf lorsqu’il s’agit d’inaugurer quelque chose, de remettre une médaille ou de se faire photographier lors d’une manifestation.

D’un côté, il y a les athlètes, les enfants, les jeunes, les entraîneurs, les dirigeants et les clubs sportifs qui, jour après jour, font vivre ce mouvement.

De l’autre, il y a les Assessorats aux Sports de la Région et de la Commune d’Aoste, auxquels on demande depuis longtemps de regarder le problème en face.

Et quelle est la réponse ?

Attendre.

Reporter.

Étudier.

Évaluer.

Réfléchir.

Pendant ce temps, les années passent. Et celles et ceux qui nagent continuent de le faire dans une structure pensée pour une autre époque.

La question devient alors inévitable : combien de temps encore le sport valdôtain devra-t-il attendre avant que la politique comprenne qu’une piscine n’est pas un luxe, mais une véritable infrastructure sportive et sociale ?

Car c’est bien là que se trouve le problème.

La natation n’est pas un sport marginal. Elle est pratiquée par des enfants, des jeunes, des adultes et des personnes âgées. Elle est compétition, mais aussi éducation, santé, prévention et inclusion.

C’est l’un des sports les plus complets et désormais l’un des plus pratiqués en Italie.

Et pourtant, lorsqu’il est question d’investissements, la natation semble soudainement devenir un sport invisible.

Peut-être parce que nous sommes petits.

Peut-être parce que la Vallée d’Aoste compte peu d’habitants.

Peut-être parce qu’une nouvelle piscine ne fera pas automatiquement venir des milliers de touristes sur nos pistes de ski.

Peut-être parce qu’une piscine ne possède pas le même attrait médiatique qu’une grande infrastructure.

Mais c’est précisément là que réside la myopie.

Une communauté ne se mesure pas uniquement à ce qu’elle est capable de vendre aux touristes. Elle se mesure aussi à ce qu’elle est capable d’offrir à ses propres citoyens.

Et la politique valdôtaine devrait alors expliquer pourquoi un territoire qui revendique sans cesse sa spécificité et son autonomie n’arrive pas à construire une politique sportive à la hauteur de cette même autonomie.

Les déclarations de principe ne suffisent plus.

Il faut des choix.

Il faut des moyens.

Il faut des échéances.

Et surtout, il faut une vision.

Cette vision doit également concerner la Commune d’Aoste, qui ne peut pas continuer à considérer l’installation aquatique comme un problème à gérer plutôt que comme une ressource à développer et à inscrire dans une véritable stratégie sportive.

Et elle doit concerner plus encore la Région.

Car dans une réalité aussi petite que celle de la Vallée d’Aoste, il est difficile d’imaginer que des infrastructures sportives de cette importance puissent être pensées et financées uniquement selon une logique communale.

Il ne s’agit pas ici de réclamer une piscine olympique par vanité.

Il s’agit de disposer d’une installation adaptée au présent et, surtout, capable de répondre aux besoins de l’avenir.

Une installation où les clubs puissent programmer leur activité, où les athlètes puissent s’entraîner dans des conditions dignes, où les enfants puissent apprendre à nager et où les compétitions puissent être accueillies sans partir du principe que nous sommes trop petits pour les mériter.

Car c’est peut-être cela le plus grave : la Vallée d’Aoste risque de devenir petite surtout dans sa capacité à imaginer son avenir.

Et cela n’est pas acceptable.

Le sport ne devrait pas être obligé de frapper sans cesse à la porte de la politique pour démontrer qu’il existe.

Ce devrait être à la politique de se demander quel sport elle veut offrir à ses citoyens dans dix, vingt ou trente ans.

L’Assessorat régional aux Sports et celui de la Commune d’Aoste ont une responsabilité précise : décider si cette situation doit continuer à s’éterniser ou si le moment est enfin venu de prendre une véritable décision politique.

Les excuses ne suffisent plus.

Il ne suffit pas de dire que « les ressources sont limitées ». Les ressources sont toujours limitées lorsqu’une priorité n’a pas été clairement définie.

Il ne suffit pas de dire qu’« il faut encore évaluer ».

Après cinquante ans, le problème a été suffisamment évalué.

Il ne faut pas non plus attendre que l’installation devienne définitivement inutilisable pour agir. Ce serait une nouvelle démonstration de cette culture de l’urgence qui, trop souvent, vient remplacer la programmation et la vision à long terme.

La politique devrait avoir le courage de répondre à une question toute simple :

Voulons-nous une nouvelle piscine pour Aoste et pour la Vallée d’Aoste ?

Si la réponse est oui, alors qu’un véritable projet soit enfin lancé : sérieux, public, transparent, avec des moyens, des responsabilités clairement définies et un calendrier précis.

Si la réponse est non, qu’on le dise tout aussi clairement aux clubs sportifs, aux athlètes et aux familles.

Car, au bout du compte, le silence est lui aussi une réponse.

Et pendant que la politique se tait, la natation risque véritablement de se noyer.

Pas par manque d’eau.

Par manque de courage.

Et que la politique valdôtaine s’en souvienne : le ski et les remontées mécaniques ne sont pas tout.

La Vallée d’Aoste mérite aussi une politique sportive capable de regarder au-delà des sports qui rapportent immédiatement en termes d’image, de tourisme ou de visibilité.

Parce que derrière chaque nageur, chaque enfant qui apprend à nager, chaque jeune qui s’entraîne et chaque athlète qui porte les couleurs de la Vallée d’Aoste, il y a une communauté.

Et cette communauté mérite mieux qu’une piscine qui se noie dans l’indifférence politique.

piero.minuzzo@gmail.com

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