C’è un modo di fare cultura che non ha bisogno di grandi palcoscenici, né di proclami. È quello che parte dai luoghi, dalle persone, dalla memoria e dalla capacità di mettere in relazione chi racconta una comunità con chi quella comunità la vive ogni giorno. È la strada che da tempo percorre il Circolo Valdostano della Stampa, realtà che sotto la presidenza di Maria Grazia Vacchina ha saputo affiancare alla propria vocazione professionale un’attività culturale sempre più riconoscibile nel panorama valdostano.
Il prossimo appuntamento è in programma sabato 19 settembre, con inizio alle 17.00, a Sarre. Una scelta tutt’altro che casuale: il Circolo invita soci, rappresentanti degli organi di informazione e cittadini interessati a scoprire un luogo che racchiude arte, fede, storia e vita comunitaria, la chiesa parrocchiale di Saint-Maurice, in località Saint Maurice 160.
A guidare la visita sarà un gruppo di particolare autorevolezza e competenza: l’architetta Cristina De La Pierre, già Soprintendente ai Beni e alle Attività culturali della Valle d’Aosta e componente del Consiglio direttivo del Circolo Valdostano della Stampa, il parroco don Diego Cuaz e Adriana Meynet, storica e responsabile del patrimonio parrocchiale. Una presenza plurale che consentirà di guardare alla chiesa non soltanto attraverso la lente della storia dell’arte, ma anche attraverso quella della fede, della conservazione e della memoria collettiva.
La chiesa di Saint-Maurice viene infatti presentata dal Circolo come un autentico gioiello artistico e religioso, ma anche come un luogo capace di raccontare la dimensione comunitaria di Sarre. Un edificio che non è semplicemente patrimonio da conservare, ma una testimonianza di vita vissuta, di relazioni, di tradizioni e di identità. È proprio questa impostazione a rendere particolarmente interessante l’iniziativa: recuperare il significato dei luoghi non come reperti immobili del passato, ma come elementi ancora capaci di parlare al presente.
Nella comunicazione del Circolo si sottolinea il ruolo avuto negli anni da parroci di Sarre e Chezallet descritti come figure esemplari anche per il loro impegno sociale. È un aspetto importante perché consente di allargare lo sguardo oltre la dimensione strettamente religiosa. La storia di una parrocchia, soprattutto in una realtà alpina come quella valdostana, è spesso anche storia sociale: assistenza, educazione, aggregazione, solidarietà, rapporti tra famiglie e generazioni. È, in altre parole, una parte della storia della comunità.
E proprio la riscoperta delle comunità rappresenta uno degli elementi più interessanti dell’attività culturale del Circolo Valdostano della Stampa. Il giornalismo, infatti, non vive soltanto di cronaca quotidiana. Vive anche della capacità di conservare e interpretare la memoria, di interrogarsi sulle trasformazioni della società e di riportare al centro dell’attenzione persone, luoghi e vicende che rischierebbero altrimenti di essere dimenticati.
Dopo la visita, alle 19.00, l’iniziativa proseguirà nello splendido contesto del bosco del Parco Camping Internazionale Touring di Sarre, in località Arensod 3, dove sarà servito un apericena sinoiro curato dal Ristorante Intrecci. Anche questa scelta racconta una precisa filosofia: la cultura non come momento separato dalla convivialità, ma come occasione per incontrarsi, discutere e costruire relazioni.
A seguire arriverà il momento centrale dell'approfondimento culturale, affidato a Ezio Bérard, giornalista e saggista, direttore responsabile del Bollettino diocesano di Aosta, già presidente UCSI Valle d’Aosta, responsabile dell’Ufficio Cultura e Comunicazioni sociali della Diocesi di Aosta e vicepresidente del Circolo Valdostano della Stampa. Bérard è inoltre membro dell’Académie Saint-Anselme, Cavaliere della Repubblica Italiana e insignito dell’Ordine di San Gregorio Magno da Giovanni Paolo II.
Il tema scelto per il suo intervento è «Don Prospero Duc, parroco. Tra stosia e memoria», un titolo che già nella sua formulazione richiama una dimensione profondamente valdostana: quella di una memoria che non è soltanto conservazione del passato, ma strumento per comprendere il presente.
La figura di don Prospero Duc diventa così il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla storia religiosa e sociale della Valle d’Aosta. Attraverso la vicenda di un parroco si può infatti leggere un pezzo della società valdostana, il rapporto tra comunità e istituzioni, il ruolo della Chiesa nella vita quotidiana e quella rete di relazioni che per generazioni ha tenuto insieme i piccoli centri e i villaggi.
Al termine dell’intervento, come nella tradizione degli appuntamenti del Circolo, ci sarà spazio per il dibattito. Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più preziosi di iniziative di questo genere: non limitarsi alla presentazione di un argomento, ma creare le condizioni perché la conoscenza diventi confronto.
In questo senso l’attività del Circolo Valdostano della Stampa assume una valenza che va oltre la pur importante dimensione associativa. Il Circolo rappresenta infatti uno spazio nel quale il mondo dell’informazione può incontrare la cultura, la storia, le istituzioni e la società valdostana. Un ruolo particolarmente significativo in un'epoca nella quale il giornalismo rischia di essere schiacciato dalla velocità dell’informazione digitale e dalla rincorsa quotidiana alla notizia.
La presidente Maria Grazia Vacchina ha contribuito a dare continuità a questa vocazione, valorizzando il Circolo come luogo di incontro e di iniziativa culturale. E la scelta di portare i soci fuori da una dimensione esclusivamente professionale, dentro chiese, siti storici, luoghi della memoria e occasioni conviviali, rappresenta un modo concreto per rafforzare il rapporto tra la categoria dei giornalisti e il territorio.
C’è, del resto, un legame naturale tra giornalismo e memoria. Il giornalista racconta ciò che accade, ma può anche contribuire a impedire che ciò che è accaduto venga cancellato. In una regione come la Valle d’Aosta, dove l’identità si è costruita attraverso secoli di storia, lingue, tradizioni, autonomie comunitarie e rapporti con il territorio, questo compito assume un significato particolare.
La cultura locale non deve diventare nostalgia, così come la tutela delle radici non può trasformarsi in chiusura. Al contrario, conoscere meglio il proprio passato permette di affrontare con maggiore consapevolezza le trasformazioni del presente. È questa probabilmente la chiave più interessante dell’appuntamento di Sarre: partire da una chiesa, da un parroco e da una storia locale per interrogarsi su come una comunità costruisce e trasmette la propria identità.
La giornata del 19 settembre sarà dunque molto più di una semplice visita o di una cena tra soci. Sarà un piccolo viaggio dentro una Valle d’Aosta fatta di pietra, fede, persone, racconti e memoria. E sarà anche una nuova conferma di come un’associazione professionale possa diventare protagonista della vita culturale regionale senza perdere la propria identità.
Per partecipare è richiesta la prenotazione al numero 335 7070016. L’invito è rivolto ai soci, agli operatori dell’informazione e, attraverso di loro, a tutti i cittadini interessati.
Perché conoscere un territorio significa anche fermarsi ad ascoltare le storie che custodisce. E se il giornalismo ha ancora una missione culturale, questa è forse una delle più importanti: dare voce alle persone e ai luoghi che hanno costruito una comunità, affinché la modernità non significhi necessariamente perdita della memoria. Il Circolo Valdostano della Stampa, con iniziative come quella di Sarre e con l’impegno della sua presidente Maria Grazia Vacchina, dimostra che raccontare la Valle d’Aosta può significare anche proteggerne la memoria e, nello stesso tempo, consegnarla alle generazioni future.













