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FEDE E RELIGIONI | 10 febbraio 2024, 08:00

Disabilità e povertà in Italia. Suor Veronica Donatello: “Dare informazioni chiare"

Presentato, per la prima volta in Italia, il rapporto sulle condizioni di disabilità e povertà nelle famiglie italiane

Disabilità e povertà in Italia. Suor Veronica Donatello: “Dare informazioni chiare"

Di Veronica Giacometti

Presso l’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica è stata presentato, per la prima volta in Italia, il rapporto sulle condizioni di disabilità e povertà nelle famiglie italiane. Una ricerca davvero importante, come si evince dalle testimonianze di famiglie e istituzioni che hanno partecipato a questo importante incontro del 31 gennaio scorso. Ci sono 3 milioni di persone con disabilità (dato 2021 e 5,6 milioni di persone in povertà assoluta (dato 2022) in Italia.

L’appuntamento a Palazzo Sant’Andrea si inserisce tra gli eventi celebrativi del 75° anniversario della Costituzione e la ricerca, molto approfondita, è stata condotta da CBM Italia e la Fondazione Emanuela Zancan Centro Studi e Ricerca sociale.

CBM Italia è un’organizzazione umanitaria impegnata nella prevenzione e cura della cecità e della disabilità e nell’inclusione delle persone con disabilità nel Sud del mondo e in Italia. La Fondazione Zancan indaga per la prima volta nel nostro Paese il legame tra condizione di disabilità e impoverimento economico e culturale. A dare valore aggiunto a questo importante evento anche la presenza dell’On. Maria Teresa Bellucci, Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali che assicura che si sta facendo tantissimo per aiutare le famiglie che ogni giorno combattono contro i disagi della malattia e della disabilità. È noto infatti che le famiglie di persone con disabilità presentano un maggior rischio di povertà e di esclusione sociale.

La ricerca, fatta grazie ad un questionario, porta a numeri e dati molto “tristi”. Quasi una persona con disabilità su quattro vive in una famiglia che non riconosce alcun attore della rete informale su cui può contare.  Le 272 persone con disabilità coinvolte hanno un’età media di 33 anni, la madre è la figura maggiormente citata tra coloro che se ne prendono cura, poi il padre e i fratelli-sorelle. Nel 37 per cento c’è solo un caregiver ed è la madre. Poco più di 1 persona su 5 ha beneficiato di prestazioni non sanitarie di aiuto e assistenza a domicilio erogate dall’ente locale. Almeno una su sei delle persone con disabilità non riceva alcun aiuto da enti pubblici.

“Negli ultimi 4 anni abbiamo rivolto il nostro lavoro anche in Italia con interventi che mirano all’inclusione e al rispetto dei diritti delle persone con disabilità, in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite, nostra fonte di ispirazione - racconta Massimo Maggio, Direttore Generale di CBM Italia. - Ci siamo chiesti quale sia la portata del legame tra disabilità e povertà anche nel nostro Paese. Da qui l’idea di questa ricerca sociale che desideriamo mettere a disposizione di tutti coloro che si occupano di disabilità, come strumento utile per favorire la cultura dell’inclusione”.

Emerge dallo studio un generalizzato senso di abbandono da parte delle istituzioni. In quasi 9 casi su 10 c’è un disagio economico soggettivo. Il 62 per cento delle famiglie non sarebbero in grado di far fronte con risorse proprie a una spesa imprevista di 500 euro. Non si riesce sempre a mangiare carne o pesce e il 22 per cento non riesce a riscaldare adeguatamente la sua casa. Infine il 43 per cento delle persone con disabilità vivono in famiglie in condizione di deprivazione materiale.

Suor Veronica Donatello, Responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale delle persone con disabilità CEI, ha partecipato all’incontro e ha sottolineato l’importanza del 1 rapporto sulla disabilità in Italia. "Questa ricerca è preziosissima. Stiamo lavorando insieme per fare rete perchè alcuni numeri fanno veramente paura. Questo serve a capire dove poter continuare a lavorare. Bisogna dare informazioni chiare, quando nasce un figlio con disabilità c'è bisogno di chiarezza. Perchè c'è carenza di informazione. Fino alla scuola ok, ma poi dopo che fine fanno? Si cerca di accompagnare le varie risposte. Stiamo cercando con le scuole e le università di formare dei quadri affinchè alcune persone di disabilità possano lavorare.

Deve mettersi in moto una sana competitività che mette al centro la persona e parte da una sfida reale. Spesso sappiamo quello che gli altri hanno ma non chi sono. Comprendo la fatica delle famiglie anche nel raccontarsi. Più le disabilità diventano complesse più si fa fatica, anche per il tempo libero. Stiamo lavorando affinchè anche il Giubileo diventi una possibilità per tutti. È un grido muto, la famiglia con disabilità ha una resilienza molto grande. E questa può essere anche una grande testimonianza. Grazie perchè lavoreremo su dei dati reali. Voglia il cielo che non ci siano più gli altri, ma solo un noi”, dice Suor Veronica durante l’incontro.

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