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ATTUALITÀ | 17 aprile 2021, 18:28

L'OPINIONE DI FULVIA GRASSO: Il Parini un cantiere senza fine

Un Ospedale, non un pezzo di Ospedale che una volta completato (anni e anni) richiederà altri anni di cantiere per ristrutturare (ANCORA!) il vecchio corpo di Viale Ginevra

L'OPINIONE DI FULVIA GRASSO: Il Parini un cantiere senza fine

Il corpo esausto dell’ospedale Parini si è purtroppo riempito  per la seconda volta di malati Covid. Forse un inno dovremmo farlo non al guerriero  celtico    ma a quello  che da 80 anni combatte per restare piedi affrontando tutte le intemperie con cui gli uomini costruttori continuano a colpirloIn oltre 38 anni di professione medica all’Ospedale Parini, per le aumentate esigenze  via via emergenti, ho visto  continue  ristrutturazioni, spostamenti di reparto, piastre, ali nuove, quadrilateri, tunnel di collegamento.. .Sempre all’inseguimento di una parola magica: SPAZIO, SPAZIO che non bastava mai.

Intanto i magazzini andavano altrove, l ‘archivio delle cartelle  cliniche pure , corridoi di reparti nuovi  di zecca si intasavano di carrozzelle, barelle, carrelli di servizio. Gli spazi sociali inesistenti. Le piccole stanze   di reparti nuovi con spazio non a norma trai letti. Anni di polvere, rumore, ascensori da cui uscivano carrelli di operai e entravano barelle con malati.  Poi la raccolta di firme , migliaia , per indire il referendum; un Collega, Primario, vedendomi al banchetto per la raccolta delle firme alla porta dell’ospedale, esclamò “che coraggio”.

Un po’ mi vergogno ancora dell’uso sconsiderato della parola coraggio, ma  rendeva l’idea del clima.Poi il Referendum; la maggior parte dei votanti si pronunciò per l’ospedale nuovo, ma il quorum non venne raggiunto. Alcuni(quanti?) cittadini elettori avevano ricevuto   un sms che consigliava “Domenica non andare al seggio,” mittente un autorevole e poco accorto politico  del tempo. 2015 l’importante ritrovamento archeologico. Un miracolo, pensai all’epoca : questa volta prevarrà il buon senso, un bel sito archeologico di importanza mondiale, con un bel ritorno turistico e di immagine per la nostra città.

Invece no, si riduce la volumetria (SPAZIO in meno) nel progetto; e poi un’apnea , nulla si muove e sulla strada rimane e sbiadisce la massima, di incerta origine “ l’avvenire comincia sempre con un cantiere”. Quindi qualcuno deve aver pensato che  dove ci sta un museo ci può ben stare un pezzo di ospedale in più, in zona trafficatissima, vicina a un plesso scolastico, con un cantiere  che durerà anni. Ah si, la zona per  l’elicottero.

Beh magari a qualcuno verrà in mente che si può fare sul tetto , un po’ di voli avanti e indietro e di atterraggi  in pieno centro storico. Non me ne intendo  ma  andrà sicuramente bene. Infine   arriva la pietra tombale sulla ristrutturazione, la Pandemia. Il corpo esausto del Parini regge l’urto, grazie al sacrificio e all’impegno di tutto il personale sanitario, ma a prezzo di un blocco quasi completo dell ‘assistenza sanitaria normale, del sovvertimento di interi reparti, e c’è voluto l’ospedale da campo.

Quante difficoltà in meno ci sarebbero forse state con un ospedale moderno, fuori dal centro storico, modulare, con facilità maggiore di separazione dei percorsi. Dopo questa Pandemia, che purtroppo molti esperti dicono non sarà l’ultima,  cambierà tutto il modello della nostra sanità.  Occorre attrezzarsi con occhi nuovi, ci sono finanziamenti importanti in arrivo, oltre a quelli già stanziati; c’è finalmente  la possibilità di dare alla nostra valle  un ospedale nuovo, nel verde, funzionale per i pazienti prima di tutto ma anche per chi ci lavorerà., facilmente accessibile alle vie di comunicazione, e alle persone disabili.

Un Ospedale, non un pezzo di Ospedale che una volta completato (anni e anni) richiederà altri anni di cantiere  per ristrutturare (ANCORA!) il vecchio corpo di Viale Ginevra. Il momento per  dimostrare che la tragedia pandemica ci ha insegnato qualcosa è ORA! Vorrei  consigliare ai decisori politici la lettura dell’ intervista di Renzo Piano (La Stampa( 4.4.2021) su cosa vuol dire costruire oggi un ospedale a misura d’uomo. Un ospedale,  non un pezzo di ospedale.

I ragazzi uscendo dalla scuola di Viale  della Pace invece di un cantiere e del  via vai dei mezzi di soccorso, con sottofondo di sirene, incontreranno gruppi di turisti diretti a fruire dei reperti archeologici, che chiederanno informazioni su un buon ristorante;  magari si riuscirà a fare un bellissimo museo, pieno di luce e non solo di cemento (eventuale viaggio a Trento per ispirarsi al  MUSE, poco cemento e molta luce) o addirittura a piantare qualche albero, uscendo dalla strategia delle fioriere come verde pubblico. Il corpo esausto del vecchio ospedale, che tanto  e onorato servizio ha svolto, ringrazierà e con lui alla fine  molti cittadini.

Fulvia Grasso

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