/ FEDE E RELIGIONI

FEDE E RELIGIONI | 26 settembre 2020, 09:00

PAPA: Cuore che vede mani che fanno

Il Papa incoraggia il Circolo San Pietro nel servizio verso i nuovi poveri colpiti dalle terribili conseguenze della pandemia

PAPA: Cuore che vede mani che fanno

Per contrastare «gli effetti della pandemia» che «saranno terribili» servono un «cuore che veda e mani che facciano»: per questo motivo Papa Francesco si è rivolto a veri e propri esperti in solidarietà, i soci del Circolo San Pietro, che nella mattina di venerdì 25 settembre gli hanno consegnato in Vaticano l’annuale obolo raccolto nelle chiese romane per le sue opere di carità.

Ai volontari dello storico sodalizio che — ispirati dal motto “preghiera, azione, sacrificio” — da 150 anni svolgono la loro missione di servizio ai bisognosi nella sua diocesi, il vescovo di Roma ha chiesto «di ripensare le modalità concrete» di presenza accanto ai poveri, perché a causa del covid-19 «con l’esigenza del distanziamento interpersonale», oltre «ai bisogni delle persone abitualmente servite, si è aggiunta la necessità di rispondere alle urgenze di tante famiglie» ritrovatesi «dall’oggi al domani in ristrettezze economiche».

Con una raccomandazione aggiunta a braccio al testo preparato, quella di «non spaventarsi», perché «ce ne saranno di più e di più e di più». Ecco allora, ha evidenziato il Pontefice, che appare chiaro come «a una situazione eccezionale» non si possa «dare una risposta usuale, ma è richiesta una reazione nuova, differente»: occorrono, ha spiegato, «un cuore che sappia “vedere” le ferite della società e mani creative nella carità operosa».

E in proposito ha spronato a «individuare nella città che rapidamente si trasforma le nuove forme di povertà». Infatti quest’ultima «di solito, ha pudore», tende a nascondersi; perciò «bisogna andare a scoprire dov’è», nelle «nuove forme» in cui si manifesta: «povertà materiali, umane, sociali». Insomma, ha raccomandato il Papa, si tratta di guardare «con gli occhi del cuore» le «piaghe» di Roma, avendo «“fantasia” nelle mani» per curarle.

Del resto, ha riconosciuto, «è quanto avete fatto in questo tempo di pandemia»: una volta «accettata la sfida di rispondere a una situazione concreta, avete saputo adeguare il vostro servizio alle nuove necessità imposte dal virus», ha ricordato elogiando i volontari del Circolo e accennando al «piccolo-grande gesto» compiuto dal gruppo giovani «verso i soci più anziani: un giro di telefonate per vedere se tutto andava bene e per fare loro un po’ di compagnia». Da qui l’incoraggiamento conclusivo a «continuare con impegno nelle opere di carità, sempre attenti e pronti a rispondere con audacia ai bisogni dei poveri».

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore