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FEDE E RELIGIONI | 24 settembre 2020, 09:00

Eucaristia e riorganizzazione territoriale della diocesi

Lettera del vescovo all’inizio dell’anno pastorale 2020-2021 (3 - continua)

Eucaristia e riorganizzazione territoriale della diocesi

Discernimento in corso.

Da un anno ho coinvolto i consigli diocesani in una riflessione sulla riorganizzazione territoriale della diocesi per rispondere  all’affaticamento che caratterizza diverse nostre parrocchie. Sono  sotto gli occhi di tutti due dati di fatto: il ridimensionamento di molte comunità parrocchiali per lo spopolamento e la riduzione del numero di fedeli che partecipano attivamente alla vita ecclesiale; la  diminuzione e l’invecchiamento del clero che sempre più spesso non permettono la presenza residenziale del parroco.

L’ottica con la quale i consigli stanno lavorando è quella di restituire alla parrocchia, come istituzione, la possibilità di svolgere  bene la missione per cui esiste e cioè:

• essere la presenza della Chiesa in un determinato territorio,

• curare la vita cristiana nelle condizioni ordinarie e straordi- narie dell’esistenza di persone e famiglie,

• testimoniare Gesù a tutti con parola coraggiosa, coerenza di vita e generosa carità, annunciando il Vangelo a chi non è battezzato o si è allontanato dalla fede.

Ci si chiede quale sia la strada da seguire nel prossimo futuro e si lavora su varie ipotesi riconducibili a due possibilità:

• la fusione di due o più parrocchie in una unica nuova parrocchia;  «Non essendo più, come in passato, il luogo primario dell’aggregazione e della  socialità, la parrocchia è chiamata a trovare altre modalità di vicinanza e di prossimità rispetto alle abituali attività. Tale compito non costituisce un peso da subire,  ma una sfida da accogliere con entusiasmo.» (Congregazione per il Clero, Istruzione.

La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa, Roma 29 giugno 2020, n. 14).

• l’accorpamento di due o più parrocchie, come già stiamo facendo da anni. In questo caso la novità consisterebbe nel  rendere stabili gli accorpamenti costituendoli giuridicamente come unità sovra parrocchiali permanenti e strutturate  (unicità dei consigli, fissazione di un centro dove si svolgono le principali celebrazioni e attività pastorali comunitarie  e dove risiedono il parroco e gli eventuali sacerdoti collaboratori).

Obiettivo del discernimento. Il discernimento non vuole farsi condizionare dall’urgenza e neppure si propone di risolvere solo un problema organizzativo. La  mia preoccupazione, la nostra preoccupazione, è di ordine pastorale: «Come far sì che la Chiesa sia attivamente presente su un territorio? Che cosa è necessario per accompagnare adeguatamente la vita  cristiana in tutte le sue espressioni vocazionali, nelle stagioni e negli  avvenimenti dell’esistenza? Come annunciare Gesù a chi non lo conosce o ha lasciato la Chiesa dopo gli anni del catechismo? Come  testimoniare la carità evangelica senza limitarsi ad un’opera di pura filantropia?».

Queste sono le domande che ci incalzano, che incalzano vescovo, preti e fedeli tutti. Non ci possono lasciare tranquilli  fino a quando non diamo loro qualche risposta.  Nei primi anni del mio mandato episcopale ho più volte par- lato di ridare vitalità alle parrocchie e tanti tentativi in merito sono  stati messi in cantiere o almeno pensati e proposti.

Ora devo constatare che ci sono dei numeri, delle risorse umane e materiali, un assillo missionario che costituiscono la base imprescindibile perché  una nuova vitalità possa germogliare e crescere. Per questo motivo  diventa improrogabile un ripensamento della nostra organizzazione.

È difficile. Può causare qualche sofferenza. Lo so bene e porto in  me stesso difficoltà e sofferenza. Eppure dobbiamo fare un passo. Desidero che lo facciamo tutti insieme, cercando di discernere «La diocesi è una porzione del popolo di Dio affidata alle cure pastorali del vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore, e da  questi radunata nello Spirito Santo per mezzo del Vangelo e della eucaristia, costituisca una Chiesa particolare nella quale è presente e opera la Chiesa di Cristo, una,  santa, cattolica e apostolica» (Concilio Vaticano II, Christus Dominus, Roma 28 ottobre 1965, n. 11).

«La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività  missionaria del pastore e della comunità. Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà ad essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie”  ... La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione. Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia  incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell’evangelizzazione ... Dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie  non ha ancora dato sufficienti frutti ... (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, Roma 24 novembre 2013, n. 28).  volontà di Dio, liberandoci da visioni preconcette e da ciechi arroccamenti.

Punti di orientamento

Il discernimento ha bisogno di alcuni riferimenti. Riporto quelli che fino ad ora ho cercato di tenere presenti insieme ai vicari e ai consigli pastorale e presbiterale.

1)                          L’articolazione territoriale di base della Chiesa è la diocesi, realtà nella quale tutti gli elementi che costituiscono la Chiesa di Cristo sono presenti: successione apostolica, Spirito Santo, Vangelo ed Eucaristia.

2)                           La parrocchia rimane essenziale per la presenza della Chiesa  sul territorio, ma non può essere solo luogo in cui si conserva il ri- cordo di un passato glorioso. La parrocchia esiste per l’annuncio di  Gesù Cristo, per generare nuovi cristiani e accompagnare con cura la vita cristiana e la fraternità che ne scaturisce.

3)                          Alcune specifiche attenzioni: • rispetto della storia delle comunità; • considerazione del numero dei fedeli e delle risorse umane e materiali necessari perché una comunità possa vivere e operare; • attenzione alla vita dei sacerdoti, con particolare riguardo per la vita fraterna e la collaborazione pastorale; • valorizzazione del laicato, in particolare delle famiglie;  • riconoscimento e potenziamento di alcuni ‘luoghi’ pastora- li e spirituali capaci di esprimere o di sostenere la collaborazione interparrocchiale e sovra parrocchiale (monasteri,  priorato, oratori interparrocchiali, associazioni e movi- menti).

Discernimento e comunità eucaristica

Se è vero che la comunità cristiana è comunità eucaristica, è bene che nei prossimi due anni, dedicati all’Eucaristia, portiamo a  compimento il discernimento sull’organizzazione territoriale. Pos- siamo intanto partire da una considerazione realistica delle celebrazioni domenicali nella nostra diocesi con particolare riguardo alle  condizioni minimali di presenza e di ministerialità che permettono una celebrazione comunitaria dignitosa e significativa e che possa  tradursi in vita comunitaria concreta.

Ovviamente la Messa è sempre Messa e ha valore in se stessa come ripresentazione sacramenta- le del sacrificio di Gesù per la salvezza del mondo. Tuttavia, in con- dizioni normali, la celebrazione domenicale presuppone il  radunarsi della comunità in tutte le sue articolazioni. Con sofferenza devo constatare che in alcune situazioni le cose non stanno proprio così. Bisogna che tutti ne prendiamo coscienza per riflettere su  che cosa dobbiamo fare. Ovviamente, oltre al numero, entrano in  gioco anche altri elementi, come ad esempio le distanze e la vocazione turistica di alcuni nostri paesi.  I passi da compiere.

 Il percorso di discernimento si è interrotto con il mese di febbraio 2020. Va quindi ripreso per portare a termine il lavoro nei con- sigli diocesani e coinvolgere il più possibile sacerdoti, diaconi e fedeli. I vicari zonali hanno già in mano un percorso delineato lo  scorso mese di gennaio. Si tratta ora di aggiornare le date, sperando  di poter riprendere il più normalmente possibile gli incontri pastorali a tutti i livelli.

I vicari, coadiuvati dai laici eletti in consiglio pastorale diocesano, promuoveranno il confronto nella zona fino ad arrivare a celebrare un’assemblea zonale. In questo discernimento saranno i parroci e i consigli pastorali i primi ad essere chiamati in causa.

Possiamo pensare che il discernimento zonale si realizzi tra ottobre 2020 e aprile 2021 e che nel mese di novembre 2021 si possa celebrare un’assemblea diocesana.

Confido che tutte le istituzioni diocesane e parrocchiali e molti fedeli vogliano dedicare tempo alla riflessione e al confronto su un tema tanto delicato e importante per il futuro della nostra Chiesa diocesana, Chiesa che ci ha generati alla fede, Chiesa che  amiamo, Chiesa che il Signore ci dona e che affida alle cure di ciascuno di noi in base alla vocazione che abbiamo ricevuto. 

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