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FEDE E RELIGIONI | 23 luglio 2019, 09:30

PAPA: Non sparlare degli altri

PAPA: Non sparlare degli altri

«Il molto parlare è cattedra della vanagloria» ammonisce san Giovanni Climaco nella Scala del Paradiso, un itinerario di vita monastica scandito da trenta gradini (corrispondenti agli anni trascorsi da Gesù sulla terra prima del battesimo) che conducono alla perfezione spirituale e all’unione con Dio. Al decimo, all’undicesimo e al dodicesimo scalino di questa ascesa il monaco sinaita pone appunto la lotta contro tre vizi — la maldicenza, il multiloquio e la menzogna — che richiedono la capacità di «domare la lingua» e di diventare «amico del silenzio, tenuto e fatto scientemente e con discrezione».

Parole scritte quasi millecinquecento anni fa. Ma a leggerle oggi non passa inosservata la singolare assonanza con quanto Francesco va ripetendo fin dall’inizio del suo pontificato contro le chiacchiere che “uccidono” e seminano “divisione” tra gli stessi cristiani. Non è un caso che proprio Papa Bergoglio abbia voluto far collocare all’ingresso del Palazzo apostolico l’icona della Madonna del Silenzio — raffigurata significativamente con il dito indice davanti alla bocca — realizzata dalle monache benedettine dell’Isola di San Giulio d’Orta e donatagli dal cappuccino Emiliano Antenucci.

Il religioso, che al «cammino del silenzio» ha dedicato corsi spirituali, studi e riflessioni, è anche l’autore del libretto Non sparlare degli altri! (Effatà Editrice, Cantalupa [Torino], 2019, pagine 32, euro 3).La frase che dà il titolo alla pubblicazione è stata scritta personalmente dal Pontefice sul retro dell’originale dell’icona mariana, benedetta dallo stesso nel 2016 e custodita dal religioso. Il quale ha riprodotto l’autografo papale sulla copertina dell’opuscolo, definendolo «la raccomandazione di Papa Francesco» e spiegando nell’introduzione che «quando diventiamo “criticoni” sporchiamo il mondo e l’immagine bella di Dio che c’è in ogni persona. Giudicandole, togliamo alle persone il volto della bellezza di Dio e mettiamo loro la maschera della bruttezza del male».Arte nobile e complicata, la capacità di «discernere quando dobbiamo parlare e quando dobbiamo tacere» richiede, secondo il Pontefice, una buona dose di umiltà, unita alla disposizione all’ascolto, a una solida vita di preghiera e a un sincero spirito di autocritica.

«Un segnale che una persona, un cristiano non sa accusare se stesso è quando è abituato ad accusare gli altri, a sparlare degli altri, a mettere il naso nella vita altrui» ha sottolineato in proposito durante una delle messe mattutine celebrate a Santa Marta lo scorso anno. Proprio in questa luce il libretto di Antenucci si rivela un piccolo vademecum di introspezione spirituale che, sulla traccia degli insegnamenti del Papa, aiuta a compiere ogni giorno un semplice e doveroso esame di coscienza. «Perché parliamo male degli altri?» invita a chiedersi l’autore, suggerendo alcune plausibili motivazioni e proponendo altrettanti «rimedi per non sparlare». Ai quali seguono cinque «tecniche di conversione del cuore» calibrate su cinque «sguardi»: a se stessi, al crocifisso, ai poveri, alla natura, alla vita oltre la morte.

Il cappuccino propone anche «un percorso sensibile e spirituale» che toccando orecchie, bocca, mente e cuore, conduce al silenzio. E conclude con una essenziale antologia di testi, aperta da una citazione del libro dei Proverbi («Il labbro veritiero resta saldo per sempre, quello bugiardo per un istante solo») e chiusa da una catechesi del 2018 di Francesco dedicata all’ottava parola del Decalogo: «Non dire falsa testimonianza — ha affermato in quella occasione Bergoglio — vuol dire vivere da figlio di Dio, che mai, mai smentisce se stesso, mai dice bugie; vivere da figli di Dio, lasciando emergere in ogni atto la grande verità: che Dio è Padre e ci si può fidare di Lui». (francesco m. valiante)

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