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FEDE E RELIGIONI | 11 febbraio 2019, 09:30

PAPA: Per una giustizia inclusiva e rispettosa della dignità

Il Papa Bacchetta i magistrati

PAPA: Per una giustizia inclusiva e rispettosa della dignità

La giustizia deve sempre tener ben presente che i suoi tempi e le sue modalità «toccano la carne viva delle persone, soprattutto di quelle più indigenti», lasciandovi «segni di sollievo e consolazione, oppure ferite di oblio e di discriminazione». È questa la consegna che il Papa ha affidato e ai giudici e pubblici ministeri italiani in occasione dei centodieci anni dell’Associazione nazionale magistrati.

Ricevendoli in Vaticano sabato mattina, 9 febbraio, il Pontefice ha raccomandato loro di giudicare sempre nel pieno rispetto «della dignità di ogni persona, senza discriminazioni e pregiudizi», e con «uno sguardo di bontà» improntato alla misericordia, che consente un giudizio sempre più “inclusivo”, attento agli ultimi e alla loro integrazione: «infatti — ha chiarito — dovendo dare a ognuno quanto gli spetta, non può dimenticare l’estrema debolezza che riveste la vita di tanti e ne influenza le scelte».

Del resto, ha proseguito, i giudici non sono semplici funzionari, ma modelli, soprattutto per i giovani, come testimoniano quelle figure eroiche «che hanno sofferto e perso la vita nel fedele svolgimento della loro mansione», cui Francesco ha voluto tributare un riconoscente omaggio. E ciò è ancor più importante, ha aggiunto, «in un contesto sociale nel quale sempre di più si percepisce come normale, senza alcuno scandalo, la ricerca dell’interesse individuale anche a scapito di quello collettivo».

Calandosi di nuovo nel concreto della realtà quotidiana, il Papa ha fatto riferimento ai «vuoti legislativi in alcune importanti questioni, tra le quali quelle relative all’inizio e alla fine della vita, al diritto familiare e alla complessa realtà degli immigrati. Queste criticità — ha concluso — richiedono al magistrato un’assunzione di responsabilità che va oltre le sue normali mansioni».

Successivamente il Papa ha incontrato nella Sala Clementina docenti e studenti dell’Accademia Alfonsiana - Istituto superiore di teologia. «Quando amministro la riconciliazione — ha detto loro — raramente qualcuno si accusa di aver fatto violenza alla natura, alla terra, al creato. Non abbiamo ancora coscienza di questo peccato. È compito vostro farlo». 

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