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Ultim'ora | 06 novembre 2026, 07:00

Trump e il nuovo Congresso, dai dazi all'Iran: le sfide tra presidente e democratici

Trump e il nuovo Congresso, dai dazi all'Iran: le sfide tra presidente e democratici

(Adnkronos) -

Donald Trump da gennaio dovrà convivere con un Congresso a guida democratica. "Sono pronto a collaborare", il messaggio del presidente dopo la sconfitta netta dei repubblicani nelle elezioni di midterm. La convivenza a Washington, però, si annuncia complessa, con l'economia e la politica estera come terreno principale. La stragrande maggioranza dei milioni di americani che hanno votato in massa per candidati dem alle elezioni di midterm è stata spinta dai disagi e dalle difficoltà economiche provocate dalle politiche di Trump e dal desiderio di drastici cambiamenti. Oltre l'80% degli elettori ha votato contro i prezzi troppo alti per benzina, beni alimentari e i costi dell'assistenza medica, secondo un exit poll di Nbcnews.  

La guerra che Trump ha scelto di scatenare contro l'Iran, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, viene considerata all'origine dell'aumento dei prezzi degli idrocarburi. Quasi un terzo degli elettori, rivela un exit poll della Cnn, ha concluso che ci sono delle ragioni ancora più profonde e strutturali, legate alla principale politica economica, per spiegare i problemi che stanno vivendo: i dazi voluti a tutti i costi da Trump.  

Il nuovo Congresso democratico che si insedierà il prossimo 3 gennaio dovrà dare delle risposte agli elettori, anche perché le campagne elettorali dei candidati che sono riusciti a strappare seggi in roccaforti Gop - dal Texas al Kansas, dal South Carolina all'Iowa - sono state incentrate sulla promessa di combattere l'inflazione, mentre i repubblicani hanno risposto alle ansie e preoccupazioni della loro base elettorale agitando lo spettro del socialismo e accuse di terrorismo a candidati come Abdul El Sayed, eletto in Michigan e diventato il primo senatore musulmano d'America.  

"Gli americani hanno scelto i democratici perché vogliono vedere un cambiamento drastico di direzione, questo è esattamente quello che gli daremo", ha detto dopo la vittoria Hakeem Jeffries, che diventerà il primo Speaker della Camera afroamericano, ribadendo l'impegno a combattere "il caro vita che sta devastando la vita degli americani". Per il momento l'agenda del partito rimane vaga e soprattutto quella dei democratici del Congresso appare come un'impresa in salita, considerando che Trump dalla Casa Bianca, pur dimostrandosi disposto a collaborare con i dem che vanno d'accordo con lui, ricorda continuamente il suo potere di veto.  

Dal prossimo gennaio, infatti, i democratici avranno i numeri per far passare tranquillamente alla Camera e al Senato con il sostegno di qualche repubblicano moderato misure per limitare l'autorità del presidente di imporre dazi, di continuare la guerra contro l'Iran. E si è già avviato un dibattito su misure legislative tese ad annullare i drastici tagli alla Sanità varati dal One beautiful bill trumpiano - che investono sia Medicaid, l'assistenza per i più poveri, che il Medicare, quella per gli anziani, che il sistema delle assicurazioni sanitarie istituito dall'Obamacare - e la cui entrata in vigore era stata fissata per il prossimo primo gennaio, nella convinzione, rivelatasi sbagliata, di poter evitare così ricadute elettorali al midterm.  

Il problema è che se Trump dovesse, come è probabile, bloccare queste misure con il veto, ai democratici manca sulla carta la maggioranza di due terzi dei voti per superare il veto presidenziale. In ogni caso l'approvazione di misure del genere sarebbe un grande strumento di pressione politica per la nuova maggioranza dem, che potrebbe poi puntare il dito contro Trump per averle bloccate. 

C'è poi da tenere presente i programmi, in gran parte massimalisti se non apertamente socialisti, che hanno portato alla vittoria elettorale di una nuova generazione di esponenti e molto probabilmente futuri leader dem, alcuni dei quali hanno attirato una grande attenzione mediatica. "Penso che siamo stati eletti per fare le cose, io ho promesso di mettere i soldi fuori dalla politica, riportare i soldi nelle tasche e approvare Medicare for all", ha detto El Sayed, riferendosi all'assistenza sanitaria pubblica universale cavallo di battaglia della sinistra dem.  

James Talarico, l'ex insegnante di scuola media che è diventato il primo senatore democratico eletto in Texas dal 1988, da parte sua ha messo al centro della campagna la lotta alle diseguaglianze economiche, argomento che fa presa sul 69% degfli elettori che hanno votato dem che sono convinti che il sistema economico Usa favorisce i ricchi. Il neo senatore dem propone di eliminare i tagli fiscali per super ricchi varati da Trump, avviare programmi di assistenza finanziaria per chi compra la prima casa e istituire asili pubblici gratuiti per bambini di 3 e 4 anni.  

 

 

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