Nelle vetrine delle località turistiche più eleganti dell’arco alpino, a pochi chilometri da un confine oltre il quale si producono alcuni dei segnatempo più costosi del mondo, gli orologi di lusso occupano lo stesso posto da decenni: illuminati con cura, accompagnati da cartellini discreti o da nessun cartellino, perché il prezzo si chiede a voce. Per molto tempo chi ne comprava uno lo faceva per piacere, per celebrare un traguardo, per avere al polso qualcosa da tramandare. Poi, nel giro di pochi anni, una parte del pubblico ha cominciato a guardarli con l’occhio dell’investitore, convinta che un orologio meccanico di alta gamma fosse una forma di risparmio da indossare. È un’idea che contiene qualcosa di vero e parecchio di illusorio, e la distanza tra le due cose si misura proprio nella differenza tra i pochi modelli che si rivalutano e i moltissimi che, una volta usciti dalla boutique, perdono una parte consistente del loro prezzo.
La bolla del mercato secondario e la correzione successiva
Chi ha seguito il settore ricorda bene il periodo tra il 2020 e l’inizio del 2022. Con i negozi chiusi, i risparmi accumulati e una certa euforia sui beni tangibili, il mercato secondario degli orologi ha conosciuto una crescita dei prezzi difficilmente giustificabile con i fondamentali. Alcuni modelli in acciaio, le referenze sportive più richieste delle manifatture svizzere più celebri, sono arrivati a scambiarsi sul mercato dell’usato a due o tre volte il prezzo di listino. Le liste d’attesa nelle boutique si allungavano, e chi riusciva a ottenere un pezzo poteva rivenderlo il giorno dopo con un guadagno immediato.
Dopo il picco dell’inizio del 2022 è arrivata la correzione. Gli indici che monitorano le transazioni sul mercato secondario hanno registrato cali marcati, e diversi modelli che sembravano destinati a salire all’infinito sono tornati a valori più vicini a quelli ufficiali, in qualche caso perfino sotto. Per chi aveva comprato ai massimi, pensando di aver trovato un investimento sicuro, è stata una lezione piuttosto costosa sulla natura di questo mercato: liquido quando tutti comprano, molto meno quando qualcuno ha bisogno di vendere.
Cosa determina il valore di un orologio usato nel tempo
Le ragioni per cui un modello mantiene o perde valore sono abbastanza riconoscibili, anche se nessuna garantisce un risultato. Conta anzitutto la reputazione della manifattura, la sua storia, la coerenza delle sue scelte stilistiche e la sua politica commerciale: le case che controllano con rigore la distribuzione e limitano gli sconti tendono a proteggere anche i prezzi dell’usato. Conta il singolo modello, perché all’interno dello stesso marchio convivono referenze che fanno la fila e altre che restano mesi in vetrina. E contano le dimensioni, i materiali, il colore del quadrante, dettagli che possono sembrare marginali e che spostano invece in modo sensibile la domanda.
Chi vuole farsi un’idea concreta di come si muovono i prezzi può partire dalla quotazione Rolex usati, che per molti operatori del settore funziona quasi da termometro dell’intero comparto, e confrontarla con quella di modelli di fascia simile prodotti da manifatture meno inseguite dai collezionisti. La differenza, a parità di qualità costruttiva, è spesso notevole, e dice molto sul peso che il marchio e la scarsità hanno rispetto alla meccanica in sé.
Poi c’è lo stato dell’esemplare. Un orologio usato con il quadrante originale, la cassa non lucidata in modo eccessivo, la scatola e la garanzia della prima vendita vale in genere sensibilmente di più di uno identico ma privo di documenti o con componenti sostituite durante una revisione. Le referenze fuori produzione, infine, possono rivalutarsi quando la manifattura le sostituisce con versioni nuove, soprattutto se l’esemplare dismesso aveva caratteristiche che il pubblico apprezzava e che il modello successivo non ha conservato.
Perché la maggior parte degli orologi perde valore
Vale la pena ribaltare la prospettiva. Per la grande maggioranza dei segnatempo di alta gamma la svalutazione è la regola. Un orologio di una buona manifattura, acquistato a prezzo pieno, può perdere un terzo o la metà del suo valore al momento della rivendita, e la perdita è ancora maggiore per i modelli con complicazioni costose, cioè calendari perpetui, ripetizioni minuti, cronografi particolarmente elaborati, che richiedono una manutenzione onerosa e trovano un pubblico ristretto.
Pesano anche i costi di gestione, che chi ragiona da investitore tende a dimenticare. Un movimento meccanico ha bisogno di una revisione periodica, il cui costo per i calibri più complessi può avvicinarsi a quello di un orologio di fascia media. Ci sono l’assicurazione, la custodia, il rischio di furto. E c’è il margine di chi acquista per rivendere: un commerciante deve guadagnare sulla transazione, e il prezzo offerto a un privato sarà sempre inferiore a quello di vendita al pubblico dello stesso esemplare.
Bene rifugio o passione costosa: come ragionare prima dell’acquisto
Definire un orologio di lusso un bene rifugio, nel senso in cui lo sono l’oro fisico o i titoli di Stato più solidi, è dunque un’esagerazione. Ha alcune caratteristiche che lo avvicinano a quella categoria: è un oggetto fisico, trasportabile, riconosciuto a livello internazionale, con un mercato secondario ampio. Ma il suo valore dipende da fattori instabili come le mode, le strategie commerciali delle manifatture, i gusti di una generazione di collezionisti che non è detto coincidano con quelli della successiva.
Un modo più ragionevole di guardarlo è considerarlo un acquisto di cui si spera di recuperare una parte consistente, non un investimento da cui ci si aspetta un rendimento. Chi compra un modello classico, poco legato alle tendenze del momento, lo conserva con cura insieme ai suoi documenti e lo porta per anni, ha buone probabilità di rivenderlo a una cifra dignitosa. Chi invece lo compra pensando al guadagno, e magari lo tiene chiuso in cassaforte senza mai metterlo al polso, rischia di perdere due volte: il denaro, se il mercato gira nel verso sbagliato, e il piacere che quell’oggetto era stato costruito per dare.
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