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Ultim'ora | 19 agosto 2026, 11:18

Ranucci querela giudice Forleo per post sui social. Il legale: "Dichiarazioni calunniose"

Ranucci querela giudice Forleo per post sui social. Il legale: "Dichiarazioni calunniose"

(Adnkronos) - Il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci ha dato mandato di querelare la giudice Clementina Forleo per il post pubblicato nei giorni scorsi sui social dove si chiede “Chi sta ricattando Ranucci? Perché vuole a tutti i costi mantenere il timone di Report con la minaccia di spifferare le chat con ‘tutti’? E chi sono i ‘tutti’ di cui parla?”. Nel post poi aggiunge: “In un Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati: solo per tali gravi intimidazioni. Voglio credere che sarà così e che è solo una questione di tempo: non tutti i magistrati appartengono alla categoria del ‘tanto meglio’". 

"Dispiace che una magistrata, ben consapevole dell’importanza delle dichiarazioni pubbliche di chi riveste ruoli istituzionali - dice l’avvocato De Vita, interpellato dall’Adnkronos - abbia fatto affermazioni prive di fondamento e gravemente calunniose, per le quali Ranucci è costretto a rivolgersi alla Autorità Giudiziaria. Parole ben oltre la perdita di sobrietà con gravi conseguenze legali”. 

Quanto alla Rai, “ogni iniziativa" che l'azienda "dovesse assumere in questo momento nei confronti di Sigfrido Ranucci, e quindi della trasmissione Report, sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità che, nonostante la posizione netta e chiara della Autorità Giudiziaria sulla vittima e la sua inconsapevolezza, sono state alimentate incessantemente da polemiche pretestuose anche all’interno della Azienda”, afferma l’avvocato De Vita. 

“Motivazioni laterali alla vicenda, quali frequentazioni, fonti e inchieste controverse, sarebbero espedienti e artifici formali e sostanziali. Motivazioni inerenti una ‘incompatibilità ambientale’ attesa la ridondanza della vicenda e i suoi riflessi negativi per l’Azienda, sarebbero pretesto cortese e si tradurrebbero di fatto nella punizione della vittima, che ben poco ospizio ha nel nostro ordinamento. Ogni ulteriore ed altra giustificazione - dice il legale - sconterebbe inoltre le già manifestate indicazioni condizionanti di esponenti di vertice governativo e istituzionale, collocando nell’orbita della decisione politica le iniziative della Rai nei confronti del conduttore e della trasmissione”.  

“Per questo saggezza ed equilibrio, considerati anche casi precedenti, dovrebbero portare ad attendere che la conclusione delle indagini giudiziarie consenta di solidarizzare senza esitazione verso la vittima di un grave attentato e anche per questo confermarla alla guida della più importante trasmissione di inchiesta italiana oppure (cosa che non sarà ed è già ben evidente) censurare consapevoli o inconsapevoli disinvolture (la cui esistenza si rinviene solo nelle dichiarazioni e negli scritti di politici e giornalisti da sempre animati da spirito di rivalsa nei confronti di Report)”, conclude l’avvocato De Vita. 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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