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Ultim'ora | 25 luglio 2026, 00:02

The Weeknd, la prima notte a San Siro è un’odissea nel pop futuristico

The Weeknd, la prima notte a San Siro è un’odissea nel pop futuristico

(Adnkronos) - Prima di tutto i numeri: oltre 7,5 milioni di biglietti venduti, più di un miliardo di dollari di incassi in 153 concerti. Nessun artista uomo solista aveva mai portato così tante persone davanti a un palco. È da qui che bisogna partire per raccontare la prima delle tre serate sold out di The Weeknd a San Siro (un totale di 165mila spettatori). Quella di Abel Tesfaye, 36 anni, è una produzione costruita con la scala del kolossal. A tre anni dall’ultima apparizione italiana, il cantante canadese arriva a Milano affiancato da Playboi Carti in apertura, con uno spettacolo pensato come un’esperienza futuristica. Una passerella monumentale taglia in quattro il prato del Meazza con la scenografia che ricorda una città distopica fatta di rovine, fiamme e laser. Al centro domina una gigantesca statua dorata firmata dall’artista giapponese Hajime Sorayama, alta oltre il doppio rispetto alla versione europea del 2023 e realizzata appositamente per questa nuova leg del tour: è la più grande opera d’arte mai commissionata per una produzione concertistica, con occhi laser e getti di fumo che la fanno sembrare una dea meccanica.  

The Weeknd sale sul palco con l’ormai immancabile maschera. Percorre la passerella fino a raggiungere decine di ballerini incappucciati con lunghi mantelli rossi e maschere dorate che sembrano usciti dal kubrickiano ‘Eyes Wide Shut’, per poi svelare il volto solo dopo le prime canzoni, in un gesto ormai consolidato: via il personaggio, spazio ad Abel Tesfaye. Niente costume di scena o cambi d’abito: solo jeans, utilitary vest indossato sopra la t-shirt e crocifisso al collo a richiamare l’estetica post-apocalittica dello show. Gli spettatori possono mettersi comodi: la scaletta monstre vanta una quarantina di brani. L’apertura cinematografica è affidata a ‘Baptized in Fear’, con fiamme e raggi laser cui seguono ‘Open Hearts’ e ‘Wake Me Up’ prima che il concerto cambi marcia con ‘After Hours’, ‘Starboy’ e ‘Heartless’. Il ritmo è incalzante. Dopo ‘Faith’ getta via la maschera e viene accolto da un boato: “Milano, come ti senti stasera? È bello essere tornato in Italia, ragazzi. Mi siete mancati tantissimo. Ricordo che sono venuto qui tre anni fa. È stato bellissimo. Ma adesso faremo tre notti in questo stadio legendario, una dietro l'altra. L'avete riempito fino in fondo, fino dietro lo schermo. È la prima di tre notti. Quindi tocca a voi impostare il tono. La prima notte deve essere migliore della due e della tre”. 

Con ‘Cry for Me’ i toni si fanno più malinconici, prima di lasciare spazio all’esplosiva ‘São Paulo’ (nel disco in feat. con Anitta) con fuoco e fiamme ad avvolgere la passerella. ‘Take My Breath’, ‘Sacrifice’ e ‘How Do I Make You Love Me?’ trasformano San Siro in una gigantesca ballroom con synth e luci stroboscopiche. In ‘Timeless’ e ‘Rather Lie’ invita sul palco Playboi Carti. In ‘Out Of Time’ scende a cantare coi fan. Non si risparmia e cita anche Giorgio Moroder: “Senza di lui non sarei qui” ammette nell’omaggio al padre italiano della disco music e dell’elettronica, con il quale ha collaborato in passato.  

Il finale è una sequenza quasi ininterrotta di hit: ‘I feel it coming’, ‘Save Your Tears’ e ‘Less Than Zero’ preparano l’esplosione di ‘Blinding Lights’, tra i brani più famosi del suo repertorio, con fuochi, laser e (per tutto il tempo del concerto) migliaia di braccialetti luminosi sincronizzati sugli spalti. La chiusura con ‘House of Balloons’ e ‘Moth to a Flame’, cover degli Swedish House Mafia, riporta il concerto alle origini, quasi a chiudere un cerchio iniziato ormai 15 anni fa in un tripudio di fuochi d’artificio. Tutto, nello show, resta coerente con il mondo immaginato da The Weeknd: le coreografie dei ballerini in lunghe tuniche, la città in rovina, la gigantesca statua dorata e una regia che alterna dettagli e visual monumentali sui maxischermi. I riferimenti cinematografici non mancano: merito della scenografia mastodontica che evoca la ‘Metropolis’ di Fritz Lang e ‘Blade Runner’, con sfumature Cyberpunk.  

Una narrazione che va a braccetto con il suo film thriller psicologico ‘Hurry Up Tomorrow’ diretto da Trey Edward Shults, concepito come capitolo finale della sua trilogia musicale. Un unicum che, a riflettori spenti e dietro ai numeri da record, racconta anche altro: oltre 8,5 milioni di dollari sono stati già destinati allo Xo Humanitarian Fund e a Global Citizen, mentre anche la tranche europea sosterrà il World Food Programme con una donazione per ogni biglietto venduto. A San Siro è soltanto la prima delle tre serate milanesi ma anche una delle ultime tappe europee di quello che è ormai entrato nella storia dei live. Un’odissea musicale che ha ridefinito gli standard economici degli spettacoli negli stadi e che, se davvero segnerà la fine di un’era per The Weeknd prima di una pausa creativa, assume anche il valore di un (temporaneo) arrivederci. I numeri spiegano la dimensione del fenomeno, è vero. Ma quello che succede sotto il palco racconta perché quel miliardo di dollari è stato possibile. (di Federica Mochi) 

 

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