(Adnkronos) - Non basta più una casa vicino al mare. Per una quota crescente di italiani, l’alloggio scelto per l’estate deve essere anche un luogo nel quale poter lavorare, studiare e vivere per periodi più lunghi della tradizionale vacanza. Cambiano così la durata dei soggiorni e le caratteristiche richieste agli immobili: secondo la rilevazione del Centro Studi SoloAffitti, in tre anni sono aumentate del 69% le richieste di elementi abitativi che consentano di lavorare da remoto. È uno dei segnali che accompagnano la diffusione della workation, la formula che combina soggiorno fuori dalla propria residenza e possibilità di continuare l’attività lavorativa a distanza. Un fenomeno che resta ancora una nicchia – la rete SoloAffitti registra un aumento specifico di questo tipo di domanda – ma che intercetta una trasformazione più ampia nel modo di vivere la casa durante i mesi estivi.
La vacanza, per una parte della domanda, si allunga e cambia natura. Nel 55% dei casi le richieste legate alla workation riguardano soggiorni di almeno un mese, fino a coprire l’intera stagione estiva. Nel 62% dei casi a cercare casa è un professionista o uno studente che viaggia da solo, mentre il restante 38% è rappresentato da famiglie. La durata rappresenta uno degli elementi più interessanti del fenomeno. La possibilità di lavorare a distanza consente infatti, a chi ne ha l’opportunità, di estendere la permanenza oltre il periodo tradizionalmente destinato alle ferie.
Non si tratta necessariamente di “andare in vacanza lavorando”, ma di spostare temporaneamente il luogo della propria quotidianità. La casa scelta deve quindi rispondere a esigenze differenti rispetto a quelle di un soggiorno di pochi giorni: deve essere confortevole per periodi prolungati, permettere di organizzare l’attività lavorativa e offrire spazi adeguati alla vita di tutti i giorni.
“La workation non è e probabilmente non diventerà un fenomeno di massa, ma sarebbe un errore guardare soltanto alle sue dimensioni attuali – commenta Silvia Spronelli, amministratrice delegata di SoloAffitti –. Ciò che ci interessa è il cambiamento della domanda che porta con sé. Una parte delle persone non cerca più semplicemente una casa per trascorrere una o due settimane di vacanza, ma un luogo nel quale trasferire temporaneamente la propria quotidianità, continuando a lavorare o studiare”.
A cambiare è anche la gerarchia delle caratteristiche considerate essenziali nella scelta dell’immobile. Escludendo la vicinanza al mare o alle principali attrazioni della destinazione, l’aria condizionata è richiesta dalla quasi totalità degli interessati. Seguono la disponibilità di spazi esterni, come balconi e giardini, e la connessione wifi. Quest’ultima è considerata fondamentale dal 38% dei richiedenti. Un dato che non indica una minore importanza della connettività, ma riflette anche la diffusione di strumenti e connessioni mobili che consentono di lavorare senza dipendere necessariamente dalla rete fissa dell’abitazione. Tra le altre caratteristiche richieste emergono la flessibilità nella durata del soggiorno, la presenza di ambienti silenziosi e la vicinanza ai servizi. La casa estiva, insomma, viene valutata sempre più come uno spazio da abitare pienamente e non soltanto come base per la vacanza.
La composizione della domanda conferma la natura ancora selettiva della workation. Nel 62% dei casi le richieste provengono da professionisti o studenti singoli, mentre le famiglie rappresentano il restante 38%. La possibilità di spostarsi per periodi più lunghi resta infatti strettamente legata alla flessibilità professionale e personale. Ma proprio l’allargamento del lavoro da remoto sta contribuendo a creare una domanda abitativa che difficilmente può essere ricondotta alle categorie tradizionali del turista o dell’inquilino residente.
La workation si inserisce in un mercato nel quale i confini tra turismo, lavoro e abitazione temporanea stanno diventando meno rigidi. Un soggiorno di uno o più mesi richiede infatti caratteristiche diverse dalla vacanza tradizionale e avvicina la domanda a quella delle locazioni transitorie.
Per i proprietari, questo può tradursi nella necessità di ripensare l’offerta: non soltanto posizione e attrattività turistica, ma anche qualità degli spazi, comfort, silenzio, servizi e maggiore flessibilità nella durata.
“Il dato più interessante è la nascita di esigenze che stanno a metà tra la vacanza e l’abitare – conclude Spronelli –. Chi resta un mese o un’intera stagione non è più soltanto un turista, ma non diventa neppure un residente. È una domanda diversa, che cerca flessibilità e qualità dell’abitare e che può aprire nuove opportunità anche per immobili e territori capaci di intercettarla”.













