(Adnkronos) - Se l’eccesso di peso complessivo della popolazione italiana è rimasto pressoché stabile negli ultimi dieci anni, passando dal 45,9% nel 2016 al 46,4% nel 2025, un incremento significativo dell'obesità è stato registrato nella popolazione giovane, in particolare tra le donne. Secondo l'analisi Istat, la quota di giovani donne con obesità di età compresa tra i 18 e i 34 anni è passata dal 3,6% del 2016 al 6,3% attuale, con una crescita del 75% che supera l'incremento del 35% rilevato tra i coetanei maschi, passati dal 4,6% al 6,2%. Questo fenomeno in aumento interessa anche le fasce di età contigue, poiché tra i 35-44enni il tasso sale dall'8,5% al 10,3%, un dato dovuto soprattutto all’incremento di 2,6 punti percentuali tra gli uomini, mentre tra i 45-54enni si passa dall’11,1% nel 2016 al 12,5% nel 2025. Nelle classi di età successive la crescita dei tassi di obesità rispetto al 2016 risulta invece più contenuta o assente, delineando un quadro epidemiologico concentrato prevalentemente sulle generazioni più giovani. Questi sono alcuni dei dati Istat 2025 sull’epidemiologia dell’obesità in Italia che verranno presentati oggi pomeriggio durante l’ottavo Italian Barometer Obesity Forum 'Obesità in Italia 2026: dati, impatti, prospettive politico-sanitarie e legislative di intervento' durante il quale Istituzioni, esperti, società scientifiche e associazioni pazienti si confronteranno per definire le strategie da mettere in atto per contrastare la pandemia di sovrappeso e obesità nel nostro Paese.
L’evento è realizzato, su iniziativa della senatrice Daniela Sbrollini, con il supporto scientifico ed istituzionale de l’Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, Intergruppo parlamentare qualità di vita nelle città, Intergruppo parlamentare Sanità digitale e terapie digitali, Intergruppo parlamentare per la prevenzione delle emergenze e l’assistenza sanitaria nelle aree interne, Italian barometer diabetes observatory (Ibdo) Foundation, Istat, Coresearch, Crea Sanità, Bhave, Università di Roma Tor Vergata – Dipartimento di medicina dei servizi, le società scientifiche di area , Italian obesity network, Open Italy, Fiao - Federazione italiana delle Associazioni dell’obesità e con il contributo non condizionato di Novo Nordisk.
"L’Italia è stata la prima nazione, durante questa legislatura, ad approvare una legge sull’obesità, riconoscendola come malattia cronica e recidivante. È un risultato importantissimo. Punto di forza della legge è la creazione di un Osservatorio con compiti di monitoraggio, studio dei dati e supporto alla diffusione di stili di vita corretti - spiega il ministro della Salute Orazio Schillaci nella prefazione dell’Italian barometer obesity report 2026 -. Anche il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, varato dal ministero che mi onoro di dirigere, prevede attività mirate a contrastare sovrappeso e obesità, promuovendo l’integrazione tra sanità, scuola, sport, ambiente e comunicazione per favorire, in condizione di equità, contesti favorevoli alla promozione di stili di vita attivi. Tutte le azioni finora intraprese mostrano che la strada per contrastare l’obesità è tracciata. Dobbiamo continuare a percorrerla insieme. Con determinazione, lungimiranza e consapevolezza".
In occasione di questa giornata, l’impegno del ministro Schillaci nel contrasto all’obesità e alle malattie croniche non trasmissibili - informa una nota - ha ricevuto un formale riconoscimento con il conferimento del Premio Open Italy, istituito dall'Ibdo Foundation in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare Obesità e Diabete. Parallelamente, lo scorso 25 giugno, la stessa Ibdo Foundation è stata insignita del premio 'Le Eccellenze dell’informazione scientifica e centralità del paziente', promosso dall’Osservatorio comunicazione medico scientifica (Ocms); che premia i progetti di divulgazione scientifica capaci di generare un impatto positivo e concreto sulla salute dei pazienti.
L’obesità non è una scelta o una colpa individuale, ma una malattia complessa e multifattoriale radicata nella genetica e amplificata da stili di vita moderni e sedentari. "La sua vera gravità risiede nella sua natura multisistemica, associandosi a un gran numero di importanti complicanze, come diabete tipo 2, ipertensione, dislipidemia, apnea ostruttiva del sonno, osteoartrite e malattie cardiovascolari - spiega Paolo Sbraccia, presidente di Ibdo Foundation, Università di Roma Tor Vergata -. In questo scenario sono preoccupanti i dati sull’aumento dell’obesità nelle giovani donne: l’obesità triplica il rischio di infertilità femminile e aumenta le probabilità di aborto, riducendo le chance di concepimento col crescere del Bmi. Inoltre, l’eccesso di peso aggrava la sindrome ovarica poliendocrino-metabolica, una condizione che influisce anch’essa sulla funzione riproduttiva e metabolica nelle donne, aumentando il rischio di infertilità e complicazioni metaboliche".
Allarmanti anche i dati sui più giovani: nel biennio 2024-2025 in Italia oltre un minore su quattro tra i 3 e i 17 anni (26,0%) è in eccesso di peso, con un picco del 32,3% tra i bambini di 3-10 anni. "I dati dimostrano una marcata componente familiare e un’importante influenza delle condizioni socioeconomiche e culturali della famiglia. Infatti, la quota di minori in eccesso ponderale sale al 35,8% quando entrambi i genitori condividono questa condizione, al 28,7% se riguarda solo la madre e al 24,9% se interessa il padre, scendendo al 19,9% se i genitori sono normopeso. Il fenomeno colpisce di più chi ha meno strumenti: il 27,6% delle famiglie con risorse scarse o insufficienti rispetto al 24,9% di chi dispone di risorse adeguate o ottime e il 33,8% di quelle con basso livello di istruzione, rispetto al 20,3% di quelle in cui almeno un genitore possiede un titolo universitario o superiore", spiega Roberta Crialesi, dirigente del Servizio sanità, salute e assistenza Istat.
"Da Rettore di un’Università che ha fatto della ricerca traslazionale e dell’impegno civico una propria cifra identitaria, sono orgoglioso che il nostro Ateneo continui a essere parte attiva di questo progetto. La Fondazione Ibdo rappresenta oggi un osservatorio privilegiato, capace di dialogare con le istituzioni, con il mondo clinico e con la società civile. In un momento in cui la politica ha finalmente compiuto un passo decisivo con la legge Pella, il compito del mondo accademico è quello di fornire le evidenze scientifiche, i dati e le competenze necessarie per tradurre una legge in azioni concrete, efficaci e durature" commenta Nathan Levialdi Ghiron, Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata nella prefazione dell’Italian barometer obesity Report 2026.
"Con la prima legge al mondo sull’obesità, l’Italia si è affermata come modello internazionale nella lotta a questa patologia, trasformando un riconoscimento normativo in un vero motore di cambiamento. La norma - sottolinea Roberto Pella, presidente dell’Intergruppo parlamentare obesità, diabete e NCDs e primo firmatario della legge sull’obesità - ha aperto la strada a una maggiore integrazione dell’obesità nei principali strumenti di programmazione sanitaria, come il Piano della Cronicità approvato in Conferenza Stato-Regioni subito dopo, rafforzando a tutti i livelli istituzionali la consapevolezza dell’urgenza di una presa in carico efficace. Un cambio di paradigma che si tradurrà in ulteriori azioni, da campagne di comunicazione e prevenzione in ambito educativo a un migliore e più equo accesso ai percorsi di cura e qualità di vita". "La Legge rappresenta un primo, fondamentale tassello di questo percorso, essenziale per tradurre i principi della legge in azioni concrete, risorse adeguate, reti assistenziali efficienti, programmi di prevenzione strutturati e strumenti operativi in grado di migliorare realmente la vita delle persone. Occorre investire nella prevenzione endocrino-metabolica, nella medicina territoriale, nella promozione dell’attività fisica, nell’educazione alimentare, nella ricerca e nell’innovazione terapeutica" aggiunge Sbrollini.
L'obesità "rappresenta oggi una delle più gravi epidemie globali del nostro secolo: nel mondo colpisce già oltre 1 miliardo di persone, mentre in Italia interessa ben 6 milioni di adulti. Il dato ancora più preoccupante riguarda i più giovani: nel nostro Paese oltre un minore su quattro è in eccesso di peso, un primato che ci posiziona ai vertici negativi d'Europa e che preannuncia un impatto futuro ancora più devastante. Per questo Novo Nordisk, da oltre 30 anni, è impegnata ogni giorno nella ricerca e sviluppo di soluzioni sempre più innovative per il trattamento di questa patologia e nella promozione della prevenzione, della corretta conoscenza e della percezione della malattia. Un impegno attivo con l'obiettivo di cambiare radicalmente il modo in cui viene vista, prevenuta e trattata questa malattia cronica ma anche le comorbidità ad essa collegate. Il mio augurio è che, unendo le forze in attività come questa, possiamo collaborare tutti nella stessa direzione e fare la differenza nella vita delle persone con obesità", conclude Jens Pii Olesen, General Manager e Vice President Novo Nordisk Italia.












