(Adnkronos) - Nella pratica clinica, il passaggio della definizione della sindrome dell’ovaio policistico (Pcos) a Sindrome ovarica poliendocrino-metabolica (Pmos) “sicuramente cambia molto l’approccio terapeutico”. Lo ha detto Roberto Baldelli, direttore Uosd Endocrinologia Azienda ospedaliera San Camillo - Forlanini di Roma e membro Egoi - Pcos (Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on Pcos) commentando il contenuto della recente pubblicazione su 'The Lancet' del consenso internazionale sulla nuova definizione della sindrome, che tiene conto della componente metabolica.
Come spiega Baldelli, direttore del primo ambulatorio pubblico dedicato alla patologia, “la definizione di policistosi riportava tutto all'ovaio e a una gestione prettamente ginecologica. La nuova definizione” di Pmos tiene conto di quello che come “endocrinologi abbiamo sempre portato avanti”, e cioè che si tratta di “una patologia multifattoriale che coinvolge tanti aspetti di tipo endocrino-metabolico, con movimento di numerosi assi ormonali” che comportano “insulino-resistenza, dislipidemie, rischio cardiovascolare, diabete, obesità, patologia cutanea - illustra l’esperto - La nuova definizione chiarisce meglio la patologia multifattoriale ma anche il quadro clinico che è veramente eterogeneo”.
L'infertilità “è la cosa che più frequentemente, in passato e attualmente, porta la paziente dal ginecologo - chiarisce Baldelli - Ma ci sono altri aspetti importanti che poi vanno a connotare meglio la sindrome nell'aspetto multifattoriale. Fondamentalmente - precisa - ci sono: l'obesità e il sovrappeso, non sempre obesità; un problema di ipercolesterolemia, di dislipidemia o di alterazione della tolleranza ai carboidrati con il rischio diabetico. Il peso, lo stile di vita e l'alimentazione sono l'aspetto preponderante della patologia - rimarca Baldelli - Il ruolo del nutrizionista in un gruppo multidisciplinare è fondamentale: la maggior parte delle pazienti, oltre il 50%, possono presentarsi con disturbi del peso o di obesità franca e ristabilire una condizione di peso normale va ad abbattere quello che normalmente è il quadro di insulino-resistenza che spesso troviamo in queste pazienti. La riduzione del peso e il miglioramento dello stile di vita facilitano anche poi l'approccio terapeutico alla paziente - sottolinea - ma è fondamentale un percorso in parallelo con il nutrizionista. Alla luce anche di tutti i nuovi farmaci che ci sono per l'obesità, il risultato e anche la soddisfazione della paziente nel vedere il raggiungimento dell’obiettivo - conclude - sono fondamentali”.













