(Adnkronos) - Negli ultimi vent’anni l’aspettativa di vita è aumentata in modo costante e la mortalità per malattie croniche si è ridotta di circa il 40%: traguardi importanti, resi possibili soprattutto dall’innovazione in ambito diagnostico e terapeutico, frutto diretto della ricerca clinica. In questo settore strategico l’Italia eccelle, ma potrebbe esprimere un potenziale ancora maggiore con un sostegno più adeguato, come emerge dall’episodio ‘Ricerca & Futuro: nuove sfide per la ricerca clinica in Italia’ del vodcast ‘Ssn – Salute, sostenibilità, nuove frontiere’, realizzato da Adnkronos in collaborazione con Abbvie e disponibile da oggi sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com. "L’innovazione terapeutica ha cambiato la storia di molte malattie: quelle oncologiche tendono sempre più a cronicizzare, le patologie croniche sono meglio gestite e le degenerative rallentano la loro evoluzione. Tutto questo è stato reso possibile dalla ricerca clinica, una realtà in cui l’Italia è tra i Paesi leader in Europa", sottolinea Guido Liris, medico e capogruppo in Commissione Bilancio del Senato della Repubblica, presente in studio con Caterina Golotta, Medical Director di Abbvie Italia.
I dati confermano questa eccellenza: l’Italia è quarta in Europa per numero di studi clinici, preceduta solo da Spagna, Francia e Germania. Un risultato rilevante, se si considera che il nostro Paese investe nella ricerca appena 2,86 miliardi di euro l’anno, pari a circa l’1,3% del Pil. "Un numero molto basso - si osserva nel vodcast - che ci colloca al diciassettesimo posto in Europa e tra gli ultimi a livello globale. Viene spontaneo chiedersi quanto di più si potrebbe fare con un sostegno adeguato". Sul risultato impatta anche il fatto che circa il 60% del finanziamento della ricerca clinica provenga direttamente dall’industria farmaceutica. Su questo punto il senatore Liris ritiene che "la collaborazione tra istituzioni, imprese e università può fare la differenza" e ricorda che "il Pnrr ha stanziato un miliardo di euro per lo sviluppo di nuovi trial clinici, che incidono direttamente sull’aspettativa e sulla qualità della vita dei pazienti". Uno studio clinico ben progettato "permette diagnosi più precoci, terapie più performanti e una migliore gestione del paziente, spesso anche fuori dal presidio ospedaliero", chiarisce il senatore.
Un altro elemento chiave è rappresentato dagli incentivi. "I crediti d’imposta - confermati nella legge di Bilancio - sono indispensabili per rendere l’Italia competitiva in Europa in un contesto globale altamente concorrenziale, soprattutto rispetto a Paesi come India e Cina, che operano con sistemi meno regolamentati. In Europa, invece, il peso della burocrazia è molto elevato - aggiunge Liris - I cosiddetti ‘dazi interni’ arrivano fino al 40%, contro il 15% di quelli esterni. È quindi necessario sostenere un’industria, come quella farmaceutica, che rappresenta il primo settore di export del Paese ma che è oggi in difficoltà, anche a causa del payback".
Accanto al tema delle risorse economiche, emerge però con forza anche quello del capitale umano. L’Italia fatica a trattenere e ad attrarre ricercatori altamente qualificati. "Nonostante l’ottima reputazione scientifica internazionale - commenta Fabio Terragni - Member of the Management Committee delegate for Technology Transfer-Human Technopole di Milano - il nostro Paese è noto per le difficoltà burocratiche, l’organizzazione complessa del lavoro e gli stipendi bassi. Molti ricercatori italiani all’estero" guadagnano di più e "godono di percorsi di carriera più chiari, basati sulla qualità della ricerca". Anche Human Technopole, pur rappresentando un’eccezione positiva, "incontra difficoltà nel reclutare talenti, soprattutto in un contesto come Milano, dove il costo della vita è elevato".
Sul fronte dell’industria, Golotta sottolinea il ruolo centrale della ricerca e sviluppo. "Abbvie è un’azienda biofarmaceutica fortemente votata all’innovazione - afferma - Lavoriamo in aree ad alto bisogno medico insoddisfatto, come immunologia, oncologia, oncoematologia, neuroscienze e oftalmologia". Dal 2013, anno della sua nascita, "la farmaceutica ha investito oltre 73 miliardi di dollari in R&D e solo nel 2024 quasi 13 miliardi, con un incremento di oltre il 60% rispetto all’anno precedente". In Italia, l’azienda conduce attualmente "93 studi clinici, collaborando con più di 500 centri ospedalieri. Gli studi clinici sono una risorsa fondamentale - rimarca Golotta - consentono ai pazienti di accedere precocemente all’innovazione e al sistema di accrescere le competenze scientifiche".
Un nodo critico resta la burocrazia. "Le autorizzazioni per gli studi sperimentali sono spesso lente e complesse - ammette Liris - Serve una semplificazione e un allineamento agli standard europei, riducendo controlli ridondanti che rallentano l’accesso all’innovazione". La ricerca clinica non è quindi un concetto astratto, ma un motore concreto di salute, sviluppo e futuro. Un’eccellenza italiana che, con politiche più lungimiranti e processi più snelli, può davvero brillare ancora di più, come emerge dall’episodio del vodcast che racconta come cambia il sistema salute attraverso la voce dei protagonisti, disponibile sui canali YouTube, Spotify, oltre che nella sezione Podcast di adnkronos.com.













