(Adnkronos) - Gli Stati Uniti stanno valutando possibili scenari di cooperazione con la Groenlandia, tra cui un accordo di libera associazione (Cofa), simile a quelli già siglati con Micronesia, Isole Marshall e Palau nel Pacifico. Secondo esperti e diplomatici, citati dal Wall Street Journal, applicare lo stesso modello alla Groenlandia risulterebbe però più complesso, a causa del diverso contesto storico, politico e geopolitico dell’isola.
Negli ultimi 40 anni, i 'compact' nel Pacifico hanno garantito miliardi di dollari di aiuti e vantaggi ai cittadini locali – tra cui la possibilità di vivere, lavorare e arruolarsi negli Stati Uniti – in cambio di controllo sulla difesa e accesso a basi militari strategiche, come radar e poligoni di prova. Questi accordi hanno sostenuto le economie locali e rafforzato la presenza americana in aree sensibili, ma non sono mancati problemi, legati alla gestione dei fondi, alla migrazione e ai servizi pubblici.
La Groenlandia, con circa 57.000 abitanti, è meno popolosa della Micronesia e mantiene un forte legame con la Danimarca, alleata degli Stati Uniti e membro Nato, che gestisce difesa e finanziamenti. Un eventuale Cofa, discusso come alternativa a un’acquisizione diretta da parte americana, richiederebbe prima l’indipendenza dall’autorità danese, consentendo a Nuuk di negoziare autonomamente eventuali accordi con Washington.
Anche se gli Stati Uniti possiedono già basi in Groenlandia (Thule/Pituffik), un accordo di libera associazione offrirebbe pagamenti diretti più generosi e diritti esclusivi di difesa. Molti esperti lo considerano però improbabile a causa dell'opposizione locale. Alan Tidwell, dell'Università di Georgetown, sottolinea che prima di discutere un accordo di libero associazionismo sarebbe opportuno affrontare la questione dell'indipendenza dell’isola, evitando pressioni coercitive e possibili tensioni nell’Artico e in Europa settentrionale.













