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ATTUALITÀ POLITICA | 26 luglio 2022, 05:00

Occhio ai raggiranti

Guai se il Popolo valdostano è disposto a votarsi all’illusionismo e a sacrificarsi per farsi prendere in giro con nuove illusioni

Occhio ai raggiranti

E’ inutile nascondercelo. Lo abbiamo già provato nel 2018. Non è la realtà a guidare le preferenze degli elettori, ma l’impostura e il miraggio di un mondo inesistente. Abbiamo visto la fine che ha fatto la povera Italia facendo affidamento sulle promesse di 5s e di shakera la politica con il Papete. Ora, esso, parla dal pulpito del suo ufficio con santi madonne e rosari alle spalle. C’è da chiedersi se cerca di osservare le Tavole o se è uno che piange i morti per fregare i vivi. Meglio propendere per la seconda ipotesi.

Ha commentato il giornalista Carmelo Palma: “Se si teme, come parrebbe dai sondaggi, che quasi un italiano su due sia disposto a concedere credito a questo sovranismo da Gratta e Vinci o da Superenalotto, occorre prendere drammaticamente atto dell’incompatibilità di un demos così conciato con il funzionamento del circuito democratico. Il che non significa – tranquillizziamo i “democratici per Giorgia” – sospendere la democrazia, ma riconoscere la sospensione della sua efficienza politica e della sua funzione di governo”.

Ma noi siamo in Valle d’Aosta; d'abord dobbiamo pensare alla nostra Autonomia e al nostro Statuto speciale. Guai se il Popolo valdostano è disposto a votarsi all’illusionismo e a sacrificarsi per farsi prendere in giro con nuove illusioni.

E se il popolo valdostano è disposto a votare i venditori di tappeti la responsabilità, tutta, è dei movimenti autonomisti, regionalisti e federalisti, perché il popolo valdostano non riesce a cogliere le differenze politiche oggi esistenti tra le varie anime generate dall’Uv.

Gli autonomisti non possono pensare ad una coalizione sommatoria di forze politiche vincente se non sarà animata dallo spirito politico-programmatico ispirato alla chiarezza

Anche la politica politica valdostana, a meno di 60 giorni dal voto riparte da questo scenario; riparte da club delle chimere, delle imposture delle trecarte perché gli autonomisti pare non siano in grado di presentare agli elettori un progetto unitario per far vivere la Valle d’Aosta.

Nei giorni scorsi Guido Cesal, sul nostro giornale, ha scritto sostanzialmente che serve un nuovo progetto per l’area autonomista federalista per aggregare le migliore energie della nostra comunità. E in effetti è difficile delimitare le aree ideologiche delle anime autonomiste. Qualcuno dovrebbe spiegare agli elettori le differenze di tra Pour l’Autonomie e Uv; tra l’Uv e AV, tra VdA Unie e Stella Alpina. E poi c’è sempre l’opportunità una lista civica di ispirazione autonomista federalista da affiancare alla ai candidati autonomisti e che porti al voto quei tanti valdostani delusi dai tre cartisti e dagli spacciatori di illusioni.

Ma non basta un’alleanza, una federazione, un’unione, serve un movimento con un nome semplice, preciso, efficace da oltre 75 anni conosciuto dai valdostani.

Ernesto Galli della Loggia ha scritto sul Corriere della Sera di ieri facendo riferimento alla crisi in atto “è il frutto  dell’incapacità di dar vita a qualcosa, politicamente, nuovo e vitale, a una visione del futuro e a una prospettiva capaci di prendere il posto di quelle larvali che abbiamo oggi di fronte”.

A due mesi dal voto la Valle d’Aosta riparte da qui, da questo scenario chiaro e terribile, da questo circolo vizioso tra chimere e imposture. A danno della Valle d’Aosta.

piero.minuzzo@gmail.com

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