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FEDE E RELIGIONI | 21 giugno 2022, 08:00

PAPA: La vecchiaia non è un tempo inutile in cui farci da parte

Nel messaggio per la Seconda Giornata Mondiale degli Anziani e dei Nonni, il Papa invita ad una vecchiaia attiva, confortata dai sacramenti e nella relazione costante con figli e nipoti

Papa Francesco saluta una anziana

Papa Francesco saluta una anziana

Una vecchiaia attiva, superando la tentazione di sentirsi uno scarto, coltivando relazioni, a partire dalla relazione con Dio, aiutando a preservare il mondo e allo stesso tempo dando il via ad una “rivoluzione della tenerezza”, concetto molto caro a Papa Francesco. Nel messaggio per la Seconda Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, Papa Francesco afferma il tema dell’utilità degli anziani nella società, specialmente in questa società quasi post-pandemica, ma sicuramente bellica.

Tema della giornata è “Nella vecchiaia daranno ancora frutti”, e tutto il messaggio è un invito a riscoprire l’importanza della vecchiaia.

E questo nonostante la vecchiaia “faccia paura”, sia considerata come “una malattia”, tanto che i vecchi sono persino messi in strutture “che se ne prendano cura e ci preservino dal farci carico dei loro affanni”, secondo la “cultura dello scarto”.

Papa Francesco ricorda che la lunga vita è invece considerata “una benedizione” dalla Scrittura, eppure la vecchiaia è “una stagione non facile da comprendere”, nessuno è preparato ad affrontarla, e anche “le società più sviluppate spendono molto” per la vecchiaia “ma non aiutano ad interpretarla”.

Il Papa ricorda che da una parte esorcizziamo la vecchiaia “nascondendo le rughe”, ma dall’altra la viviamo “in maniera disillusa, rassegnati a non avere più frutti da portare”, anche perché ormai si è in pensione e i figli sono autonomi, dunque vengono meno “i motivi per i quali abbiamo speso molte delle nostre energie”, mentre il declino delle forze “mette in crisi molte delle nostre certezze”.

Papa Francesco invita a “condurre una vecchiaia attiva anche dal punto di vista spirituale”, sia coltivando la relazione con Dio che la relazione con gli altri, a partire da figli, nipoti, ma anche ai poveri e sofferenti, in modo da non balconear, ovvero stare alla finestra.

Tutto questo contribuisce a fare sì che la vecchiaia non sia considerata “un tempo inutile in cui farci da parte tirando i remi in barca”, ma una “stagione in cui portare ancora frutti”, perché “c’è una missione nuova che ci attende e ci invita a rivolgere lo sguardo al futuro”.

Per il Papa, gli anziani sono chiamati a contribuire alla “rivoluzione della tenerezza”, in un mondo che vive “un tempo di dura prova”, colpito prima dalla pandemia e poi da una “guerra che ferisce la pace e lo sviluppo su scala mondiale”, una guerra “non casualmente tornata in Europa “nel momento in cui la generazione che l’ha vissuta nel secolo scorso sta scomparendo”.

Così, tra i frutti che gli anziani sono chiamati a portare c’è quello di “custodire il mondo”, perché “molti di noi hanno maturato una saggia e umile consapevolezza, di cui il mondo ha tanto bisogno: non ci si salva da soli, la felicità è un pane che si mangia insieme”.

Questa consapevolezza – dice Papa Francesco – va testimoniata “a coloro che si illudono di trovare una realizzazione personale e successo nella contrapposizione”, perché tutti “anche i più deboli, possono farlo”.

Il Papa esorta gli anziani a portare avanti la rivoluzione della tenerezza “imparando a utilizzare sempre di più e sempre meglio lo strumento più prezioso che abbiamo, e che è il più appropriato alla nostra età: quello della preghiera”.

Papa Francesco invita infine a “far festa a coloro che il Signore ha saziato di giorni”, andandoli a trovare lì dove sono più soli, perché “nessuno viva questo giorno nella solitudine”, dato che “avere qualcuno da attendere l’orientamento delle giornate di chi non si aspetta più nulla di buono dall’avvenire, e da un primo incontro può nascere una nuova amicizia”.

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