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FEDE E RELIGIONI | 08 aprile 2021, 09:00

PAPA: dal cielo i santi continuano sempre "a darci una mano"

La catechesi del Papa all'udienza generale dedicata al tema della comunione dei santi. La nostra preghiera, ha detto, non è mai solitaria ma ci lega una misteriosa solidarietà con coloro che ci hanno preceduto tramandandoci la fede. Pregare per gli altri è il primo modo di amarli

PAPA: dal cielo i santi continuano sempre "a darci una mano"

“Quando preghiamo, non lo facciamo mai da soli: anche se non ci pensiamo, siamo immersi in un fiume maestoso di invocazioni che ci precede e che prosegue dopo di noi”. Sono le parole con cui Papa Francesco inizia la sua catechesi, all’udienza generale di questo mercoledì, dedicata al legame tra la preghiera e la comunione dei santi. Ad introdurre le parole del Papa è la lettura di un brano tratto dalla Lettera agli Ebrei in cui si parla dei primi cristiani in cammino, con lo sguardo fisso su Gesù, circondati da una 'moltitudine di testimoni'.

Tante storie che si fanno storia nella propria vita Francesco sottolinea il continuo intreccio tra esperienza personale e quella di popolo e dell’umanità tutta, a cui apparteniamo, espresso nelle preghiere contenute nella Bibbia: liberazioni, deportazioni, esilio, momenti di gioia, come l’incontro tra Maria e la cugina Elisabetta, cantata nel Magnificat. Nelle preghiere il dolore di uno diventa dolore di tutti e così la felicità.

Le preghiere rinascono sempre: ogni volta che congiungiamo le mani e apriamo il cuore a Dio, ci ritroviamo in una compagnia di santi anonimi e di santi riconosciuti che con noi pregano, e che per noi intercedono, come fratelli e sorelle maggiori transitati per la nostra stessa avventura umana. Nella Chiesa non c’è un lutto che resti solitario, non c’è lacrima che sia versata nell’oblio, perché tutto respira e partecipa di una grazia comune.

Il Papa prega per le vittime delle inondazioni in Indonesia e a Timor Est Anche nella nostra esistenza può sbocciare la santità Papa Francesco osserva come un tempo le sepolture fossero situate vicino alle chiese “come a dire che ad ogni Eucaristia partecipa in qualche modo la schiera di chi ci ha preceduto”. Lì c'è la fede tramandata che noi abbiamo ricevuto e con essa anche il modo di pregare, la preghiera.

“I santi sono ancora qui - afferma - non lontani da noi” e precisa: Sono testimoni che non adoriamo – beninteso – non adoriamo questi santi ma che veneriamo e che in mille modi diversi ci rimandano a Gesù Cristo, unico Signore e Mediatore tra Dio e l’uomo. Un santo che non rimanda a Gesù Cristo non è un santo, neppure cristiano. Il santo ti fa ricordare Gesù Cristo perché lui ha percorso quella via di vivere come cristiano. I santi ci ricordano che anche nella nostra vita, pur debole e segnata dal peccato, può sbocciare la santità. Anche nell'ultimo momento della vita, dice il Papa è possibile convertirsi e ricorda che il primo santo canonizzato, da Gesù stesso, è stato un ladro, il buon ladrone.

"La santità, afferma, è un percorso di vita, di incontro con Gesù, sia lungo sia breve, sia in un istante".  (Adriana Masotti - Città del Vaticano)

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