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FEDE E RELIGIONI | 29 giugno 2020, 09:00

Hobbit della fede

El camino del anillo, itinerario a tappe distribuito in tutta la Sierra Nord (trasformata in una piccola Terra di Mezzo dove il parco nazionale di Guadarrama e la riserva della biosfera di Rincón offrono il suggestivo scenario per vivere il proprio mondo di Tolkien), diventa quindi al tempo stesso pellegrinaggio, ricerca di sé, avventura, uso rispettoso delle risorse naturali, riscoperta del creato come casa comune

Hobbit della fede

«Si cercano hobbit per condividere un’avventura». No, non è l’annuncio per le riprese di una nuova puntata de Il Signore degli Anelli ma il lancio di una particolare iniziativa della Fondazione Laudato si’ dell’arcidiocesi di Madrid che, per l’estate, propone (ai più giovani ma non solo) El camino del anillo, pellegrinaggio a piedi di 122 chilometri da compiere in sette giorni nella Sierra Nord di Madrid, affascinante percorso a tema ispirato al capolavoro dello scrittore britannico John Ronald Reuel Tolkien.

«Vuoi rievocare la grande storia dell’hobbit Frodo Baggins e della Compagnia dell’anello, trovarti nella mitica Terra di Mezzo dove camminavano elfi e orchi, attraversare Moria, Rivendel, The Shire, Hobbiton e gli altri luoghi-chiave del film, sentirti protagonista del tuo viaggio interiore ed esteriore mentre scopri una natura affascinante, sviluppando un senso di meraviglia, bellezza, cura?». Gli organizzatori dei campi estivi diocesani stavolta le hanno pensate proprio tutte per coinvolgere i ragazzi ma, alla base, c’è l’enciclica di Papa Francesco Laudato si’ sulla cura della casa comune ad agire come fonte di ispirazione: «La cura per la natura è parte di uno stile di vita che implica capacità di vivere insieme e di comunione» (228).

Per questo una serie di campi che iniziano con la scuola primaria e arrivano fino all’università, con una dinamica di crescita comune, può essere una forma di «educazione ambientale» che «dovrebbe disporci a fare quel salto verso il Mistero» (210). Del resto il Pontefice chiede di rispondere a una sfida, quella di essere tutti «educatori capaci di reimpostare gli itinerari pedagogici di un’etica ecologica, in modo che aiutino effettivamente a crescere nella solidarietà, nella responsabilità e nella cura basata sulla compassione» (210).

La fondazione dell’arcidiocesi di Madrid — guidata fra gli altri da María Ángeles Martín, direttrice del Colegio Mayor Roncalli, e da Pablo Martínez de Anguita, del dipartimento di ingegneria chimica e ambientale dell’Universidad Rey Juan Carlos — propone un itinerario molto specifico (grazie anche allo scenario naturale della Sierra Nord) con l’obiettivo di percorrere, «dall’infanzia alla giovinezza», un sentiero che conduca a scoprire le «motivazioni che derivano dalla spiritualità al fine di alimentare una passione per la cura del mondo» (Laudato si’, 216). Un percorso di crescita in cui «i cristiani, in particolare, avvertono che i loro compiti all’interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede» (64).

El camino del anillo, itinerario a tappe distribuito in tutta la Sierra Nord (trasformata in una piccola Terra di Mezzo dove il parco nazionale di Guadarrama e la riserva della biosfera di Rincón offrono il suggestivo scenario per vivere il proprio mondo di Tolkien), diventa quindi al tempo stesso pellegrinaggio, ricerca di sé, avventura, uso rispettoso delle risorse naturali, riscoperta del creato come casa comune. Come per gli hobbit, si tratta di un viaggio unico dell’esistenza, durante il quale cominciare a sbarazzarsi, a sostituire quell’Anello considerato un tesoro — in realtà simbolo di avidità, di potere che condiziona e acceca — con i valori ecologici della contemplazione e della bellezza e le grandi virtù dell’audacia, della speranza, della solidarietà, dell’amicizia, della misericordia. Una strada di liberazione, insomma, camminando lungo vecchi sentieri nella foresta o remando attraverso ruscelli dimenticati.

Si parte nei giorni pari, a cominciare dal 4 luglio, per la prima settimana. Ritrovo nella località madrilena di El Molar (dove verrà offerta una dimostrazione di falconeria), per poi dirigersi nella Sierra, a El Berrueco, e da lì cominciare il cammino, fino a Torrelaguna, tappa finale. Diciotto chilometri al giorno, a piedi, in canoa o a dorso d’asino, accompagnati da una guida. Si dorme nelle case dei sacerdoti della diocesi e in altre piccole strutture; il pranzo è al sacco ma non mancano lungo il percorso i punti di ristoro, a prezzi modici. Nessuno è escluso: chi ha difficoltà economiche sarà aiutato dalla fondazione.

Il tragitto è stato sperimentato l’anno scorso dai seminaristi di Madrid e Granada che hanno dato il loro ok. I pellegrini partiranno a gruppi composti da massimo venti persone. La pandemia di covid-19, purtroppo, impone ulteriori restrizioni: le sistemazioni occuperanno solo un terzo della loro capacità; i rifugi verranno disinfettati quotidianamente; saranno fornite mascherine per i soggiorni all’interno degli ostelli; ovunque, per quanto possibile, si rispetteranno le misure minime di distanziamento sociale. Ultima partenza il 26 luglio, con arrivo il 1° agosto.

 

Proprio come Bilbo e Frodo Baggins, protagonisti de Il Signore degli Anelli, spiegano gli organizzatori, «anche noi viviamo in un “buco hobbit”», tra le comodità: siamo a nostro agio, non vogliamo essere disturbati da imprevisti. Ma se qualcuno, cedendo alle insistenze di un “mago”, supererà le prime resistenze, scoprirà i misteri del mondo e della vita stessa. Del resto, a citare Bilbo e Frodo è stato lo stesso Jorge Mario Bergoglio, all’epoca cardinale arcivescovo di Buenos Aires, che, nell’omelia della Messa per l’educazione (Pasqua 2008), parlando della vita come percorso e dell’uomo come viaggiatore in crisi o in missione, da Abramo a Enea, a Ulisse, ricorda che «Tolkien, nella letteratura contemporanea, riprende in Bilbo e in Frodo l’immagine dell’uomo chiamato a camminare; i suoi eroi conoscono e agiscono, camminando, il dramma che si svolge tra il bene e il male».L’uomo in cammino, per Papa Francesco, porta con sé una dimensione di speranza: «Il porsi in cammino si radica in un’inquietudine interiore che spinge l’uomo a “uscire da se stesso”, a sperimentare “l’esodo di se stesso”. C’è qualcosa fuori e in noi che ci chiama a compiere il cammino. Esci, vai, fai, accetta le intemperie e rinuncia al rifugio. Questa è la strada». (Giovanni Zavatta)

 

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