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Block Notes | 24 ottobre 2021, 12:00

ESPRESSIVITÀ SOCIALE

Blok Notes è una rubrica settimanale promossa dall’associazione Comunque Valdostani con l’obiettivo di avvicinare i Cittadini al Palazzo e aprire il Palazzo ai Cittadini. L’Associazione Comunque Valdostani ringrazia il Sindaco di Aosta, Gianni Nuti, che con entusiasmo ha aderito alla proposta

ESPRESSIVITÀ SOCIALE

Mi occupo di espressività da molto tempo, perché credo che attorno a questa dimensione si giochi la principale partita di senso in una vita, in una comunità.

Se riconosco nei volti e nei gesti degli altri le reazioni corrispondenti al mio modo di porgermi nei confronti del mondo, allora mi sento vivo. Questo sentimento corrisponde all’apprezzare un contatto, un abbraccio della natura intorno fatta di persone e cose, ma significa anche percepire d’essere immersi in un mistero.

La dimensione espressiva di ogni essere umano è certo fatta di parole, ma anche e soprattutto di corporeità in moto, nello spazio e nel tempo: dentro queste due coordinate ciascuno, vivendo, traccia segni, disegna contorni, sottolinea sagome ed emana un’aura incarnando uno stile. Facile riconoscere anche da lontano una camminata, attribuire una fantasiosa mobilità degli arti superiori che accompagna la comunicazione verbale così come le espressioni facciali, plastiche, enigmatiche, sfingee, ambigue ecc… emettono messaggi stratificati e profondi: la sfida della conoscenza reciproca e dunque della mutua affezione, del volersi bene, si lancia e si raccoglie su questo accidentato terreno multisensoriale, dove neanche gli odori sono neutrali, ma influenzano pesantemente attrattività e repulsioni reciproche al di là del nostro volere.

Il senso del vivere a mio avviso si cerca qui, prendendo ispirazione dall’arte: ogni artista ha un segno inconfondibile dalla prima all’ultima opera, cerca la bellezza ma non la sterilizza, non ne fa una statua, piuttosto evolve a contatto col mondo e con gli stati emotivi che le esperienze depositano sulla sua pelle. Per questo il Picasso del periodo blu o rosa dove attori, saltimbanchi, poveri in riva al mare emanano una melanconia struggente e sconsolata ma restano ancorati a un certo realismo, è lo stesso della cubista/surrealista donna che piange (1937) come gli ultimi autoritratti del 1972 dagli occhi svuotati e perduti e il cranio scolpito come un sasso. Infatti, nonostante le enormi differenze di tecniche e forme, i tratti chiave dello stile e il clima respirato sono gli stessi.

Così capita per l’uomo che resta se stesso, ma cambia a contatto con l’ambiente circostante. I rischi sono: di illudersi di cambiare da solo tutto il paesaggio intorno a propria immagine e somiglianza, per delirio di onnipotenza; di snaturarsi, non riconoscendosi cammin facendo perché il mondo è vorace e spietato; infine di restare immutabili, nonostante gli stimoli esterni, credendo così di proteggersi e soffrire di meno… Invece la vita si trasforma in opera solo con l’aiuto degli altri, non meno di come accade con il fare artistico.

Qualsivoglia attività noi svolgiamo, qualunque vita affettiva sviluppiamo durante la nostra esistenza dobbiamo tendere verso quella che l’etologa Ellen Dissanayake chiama “artificazione”, la creazione di un equilibrio stilistico nel nostro movimento sulla terra che dia il senso di unità, di coerenza, di vivezza e irripetibilità, come capita in un’opera d’arte.

Anche nel vivere sociale, nella vita politica occorre artificare: nessuna attività può essere concepita soltanto a fini strumentali (affermazione personale, realizzazione di lavori utili a qualcuno, approvazione di provvedimenti ecc…), ma deve essere dotata di una componente d’espressività sociale. Questa energia proiettiva favorisce l’incontro tra persone affini con le quali condividere stati vitali e prospettive, crea senso di adesione ed appartenenza, sostiene affettivamente cause universali come un umore poetico, ma le traduce subito in fatti tangibili, come un colpo di pennello sulla tela: in un concetto solo, definisce e consacra un’identità.

I leader, dunque, non sono persone che dilatano il loro ego come petrolio nel lago della vita sociale, ma ne influenzano lo stile collettivo, ne sfumano un colore dominante, muovono un’onda verso un orizzonte e non un altro secondo la misteriosa legge della storia, favoriscono la creazione di un profilo identitario comune.

Credo sia interessante dare una lettura con questo occhiale alla vita politica del nostro paese per capire come lo stile espressivo di alcuni leader abbia influenzato lo sviluppo sociale della nostra terra. Partirò, dalla prossima settimana per un po’ di appuntamenti e con qualche interruzione, da alcuni personaggi della prima Repubblica che hanno accompagnato il mio percorso di crescita civile in modo rigorosamente bipartisan, per evitare inutili strumentalizzazioni.

Spero sarà interessante per i nostri, cari lettori.

Gianni Nuti

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