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Block Notes | 12 settembre 2021, 13:00

FELICE MATURITA' CIVICA

Block Notes è una rubrica settimanale promossa dall’associazione Comunque Valdostani con l’obiettivo di avvicinare i Cittadini al Palazzo e aprire il Palazzo ai Cittadini. L’Associazione Comunque Valdostani ringrazia il Sindaco di Aosta, Gianni Nuti, che con entusiasmo ha aderito alla proposta

FELICE MATURITA' CIVICA

Il prossimo 3 ottobre consegneremo per la prima volta la maturità civica a tutte le giovani e i giovani che hanno raggiunto o raggiungeranno, entro il 2021, la maggiore età.

Questa è una tradizione per molte municipalità ma non per la nostra, dove il rapporto con i cittadini sembra essere più distante per qualche misterioso motivo che non può certo essere imputato alle dimensioni dell’urbe, oggettivamente assai contenute.

Lo scopo non è aggiungere cerimonie vuote alle tante che tempestano le nostre vite di amministratori e a quelle dei malcapitati cittadini coinvolti, ma di offrire disponibilità ad accogliere le generazioni nuove in un momento della vita carico di forti significati simbolici, chiedendo loro nel contempo aiuto. Infatti, non serve ostentare quella supposta sicurezza che normalmente le istituzioni dipingono per rafforzare il loro potere e chiedere di omologarsi a un modello ritenuto il migliore: è necessario invece – oggi come non mai – implorare nuove idee, ardimento, energia creativa affinché le nostre invecchiate, fiacche e annebbiate forze in campo siano innervate di linfa viva.

L’aiuto è reciproco e l’obiettivo comune.

L’eudaimonia nell’antica Grecia è il corrispettivo del nostro vocabolo “felicità”: non c’entrano tuttavia Al Bano e Romina né il loro bicchiere di vino con un panino, non si parla di piccoli piaceri quotidiani né di agiatezza economica o di successo ma di capacità di inseguire e rivelare al mondo i tratti del proprio démone. Il dàimon è quel compagno immaginario che ricorda a ciascuno di noi il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto per identificarci, renderci unici: la vita non altro che un lungo esercizio d’ascolto, teso a riconoscere questa voce in mezzo a mille interferenze, a distrazioni d’ogni natura per darle un corpo e una visibilità esterna, una piena consacrazione.

Dopo quella lunga, turbolenta stagione chiamata adolescenza si approda alla maturità storditi dalla conquista di nuovi modi di amare e di vedere la realtà lontani dalla famiglia, stretti tra amici, in relazione ambivalente o conflittuale con la scuola e con chi la rappresenta.

Il mondo intorno è visto o per grandi temi che alimentano il grande, eterno sogno di cambiarlo dalle radici – il riscaldamento globale, lo sfruttamento dei poveri, il potere della finanza ecc… – o è lasciato sullo sfondo, sfocato come un effetto di Zoom in attesa di essere più decifrabile quando e se si acquisiranno gli strumenti per capire. Se non si schiarirà col tempo, questo già infimo mondo si annichilirà dentro quattro mura di bottega, la propria, e il demone si mortificherà nascosto in un pertugio inarrivabile della propria anima senza mai manifestarsi.

Se, d’altro canto, gli ideali di impegno e cambiamento non troveranno occasioni concrete di attuazione, si affievoliranno rapidamente, lasciando il posto all’ambizione personale fine a se stessa.

L’immagine di sé prende dunque le sue misure attraverso il contatto, l’interazione e lo scambio con i fenomeni e gli altri esserli umani intorno, non sboccia da sola, ha bisogno della solidarietà delle persone che a loro volta sono alla ricerca del proprio dàimon e si cercano a vicenda. Queste persone sono disposte per cerchi concentrici a partire dal nucleo familiare di origine, alla sfera amicale e delle relazioni tra gruppi di interesse fino all’appartenenza al genere umano, ma spesso manca un cerchio intermedio che è quello della cosa pubblica più prossima, rappresentata anche dalle piccole istituzioni locali che incarnano la più antica forma di governo mai pensata dall’uomo nella sua storia: quella che regge le sorti di un villaggio.Solo in un contesto così dimensionato, radicato nella storia, concreto e ideale insieme si affina l’arte della vita in comune, che è più della convivenza civile: è un dinamico confronto tra differenze per arrivare a una decisione condivisa attraverso l’esercizio della persuasione, imparando ad ascoltare e poi a negoziare prima divinando, poi trasformando in progetto e azione ciò che è bene per i più.

Soprattutto, è il modo migliore per cogliere l’importanza dell’aiuto reciproco, dell’operosità solidale, del “perdersi negli altri”: così si capisce che perseguire il benessere della comunità è l’unica strada possibile per coltivare la propria eudaimonia, un’esperienza di povere, intense felicità fatte di incontri che certo, parafrasando Adorno, apprezzeremo per il loro valore solo quando le avremo perdute, perché essere felici è come vivere nella verità: ne fai esperienza solo se ne sei imbevuto, sommerso e in quel momento non ti accorgi della grazia che ti ha avvolto.

Ma c’è una bellezza da gustare anche prima, quando accumuliamo una testarda tensione per raggiungerla, questa benedetta, agognata felicità: dobbiamo farlo in unità e perciò ci appelliamo ai giovani che vivono a mille questo desiderio, affinché costruiscano con noi il loro avvenire e, insieme, il bene comune.

Gianni Nuti

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