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Block Notes | 15 agosto 2021, 14:07

UN GIOCO GRANDE COME LA CITTÀ

Block Notes è una rubrica settimanale promossa dall’associazione Comunque Valdostani con l’obiettivo di avvicinare i Cittadini al Palazzo e aprire il Palazzo ai Cittadini. L’Associazione Comunque Valdostani ringrazia il Sindaco di Aosta, Gianni Nuti, che con entusiasmo ha aderito alla proposta

UN GIOCO GRANDE COME LA CITTÀ

Nessuno ha mai smesso di giocare.

Solo perché è impossibile: in ogni attività umana ci diamo obiettivi, cerchiamo di pesarne la raggiungibilità, li suddividiamo in tappe intermedie seguendo delle regole – talvolta studiando come eluderle – progettiamo strategie, costruiamo alleanze, compiamo ineluttabili errori.

Vinciamo e perdiamo, abituandoci a vincere e a perdere.

Mai da soli: tanto in un soliloquio quanto in un videogame, stiamo immaginando di competere con qualcuno, ci facciamo aiutare da altri; cerchiamo, prima o poi, riconoscimenti pubblici, abbracci di gioia o di consolazione.

Stiamo giocando, ma non ce ne accorgiamo: ci sembra di reggere le sorti del mondo nel lavoro, nella famiglia, nelle relazioni amicali e invece ci industriamo solo per calare delle carte su un tavolo, sfidando la sorte, intuendo le mosse dell’avversario per compiere l’atto migliore.

Tuttavia, della vita infantile e del suo rapporto col gioco perdiamo un elemento fondamentale: la gratuità, la mancanza di uno scopo ulteriore rispetto a quello del semplice desiderio di giocare e del piacere che si prova nell’immergersi in una seria esperienza di flusso, ovvero in una totalizzante dimensione meta-reale coinvolgente e rigorosa, concreta e astratta insieme, nella quale ci sembra che il tempo si esprima secondo logiche diverse da quelle di Crono, sospenda il suo decorso lineare piegandosi a un moto rotondo, compiuto, avvolgente, fatto per raccogliersi e non per perdersi e lasciarsi andar via...

Aosta, per qualche giorno all’anno, diventa una vera e propria urbs ludens, un’intera città che gioca. Differenti generazioni, provenienze, culture e sensibilità sono pronte a trasformare i loro orizzonti di fronte a una scatola colorata tra mille nella quale, come in uno scrigno magico, c’è una parte di loro che è in attesa di rivelarsi, un nuovo ritmo vitale sul quale sincronizzare il passo, un’idea inedita di mondo attraverso il quale interpretare, con occhiali nuovi, quello reale.

La leggerezza che si respira tra i tavoli disposti sotto i portici del Municipio o accanto al Teatro Romano o in piazza disvela un volto della città quasi miracoloso, fatto di tensioni non violente, di contrapposizioni e lotte che non lasciano morti e trionfatori, ma tutti parimenti divertiti e appagati per avere vissuto un’esperienza avventurosa insieme. Persino la fatica che si consuma dietro una battaglia navale evapora man mano che il mare si libera di battelli e portaerei.

Una città che gioca riesce a fermare il tempo della perdizione e degli addii, delle sopraffazioni e degli abbandoni: crea un tempo in cui, ciascuno con le proprie libertà, trova punti di contatto con gli altri, s’impegna a conoscerli ma non li annienta. Scambia, infatti, con loro un’esperienza di fantasia, facendo finta di, tessendo una storia che solo loro possono vivere in quel momento e dà loro un misterioso senso.

Una città che gioca diventa migliore, perché pur preservando la gratuità dell’atto ludico, silenziosamente, come un aroma sottile, persegue uno scopo: combatte la solitudine di ciascuno facilitando relazioni d’affetto per coppie, gruppi, squadre e comunità laddove, in ogni livello di aggregazione, c’è una medesima forma di bellezza, quella dello stare, bene, insieme.

C’è sempre un’anima dietro una grande idea, tanto vera quanto più si stacca dal corpo che l’ha concepita per incarnarsi in un fenomeno corale, cantato da centinaia di giovani forze esperte, risolute e rallegrate dall’operosa creazione di cui si sentono tutte, ugualmente, artefici. Il mio amico Davide può godersi la pace appagata di chi vede un’opera salpare dal porto sicuro per diventare patrimonio di tutti: è la pienezza maggiore che si possa provare vivendo.

Purché resti vigile e non smetta di giocare.

Gianni Nuti

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