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Block Notes | 01 agosto 2021, 19:44

VAX COMUNICANTI

Block Notes è una rubrica settimanale promossa dall’associazione Comunque Valdostani con l’obiettivo di avvicinare i Cittadini al Palazzo e aprire il Palazzo ai Cittadini. L’Associazione Comunque Valdostani ringrazia il Sindaco di Aosta, Gianni Nuti, che con entusiasmo ha aderito alla proposta

VAX COMUNICANTI

Quando assisto a fenomeni collettivi importanti, anche e soprattutto se non sono nelle mie corde, mi interrogo sul perché e non esprimo giudizi di posizione.

Vedo sempre attorno a queste forme di polarizzazione molti avvoltoi, vampiri assetati di sangue pronti a separare guelfi da ghibellini e ad aprire il fuoco incrociato senza curarsi dei contenuti del contenzioso, per il solo godimento – effimero – che si prova nel dividere. Scorgo facilmente chi sale sulle barricate per convenienza personale o lucro e non per convinzione, chi cerca un posto al sole a prescindere, chi vuole nascondere ferite personali aperte e insanabili inebriandosi della presunta pienezza che uno scontro tra persone ingannevolmente, direi in modo demoniaco, produce. Ma queste figure sono cozze che s’attaccano all’una o all’altra sponda indifferentemente.

Prima il motivo della divisione erano i migranti, ora sono i vaccini: si vax, no vax. Profluvi di parole si stanno spendendo attorno a questo nuovo fronte di guerra, le mie si perderanno tra quelle più vane: tuttavia avverto l’urgenza di precisare alcune cose per dare voce ai miei interrogativi, consapevole delle insidie cui vado incontro.

Tra i primi partigiani, quelli favorevoli ai vaccini, scorgo coloro che non si pongono domande, ma accettano quanto proposto dalle autorità costituite perché abituati fin da piccoli a rispettare un sistema di regole comunitario considerato parte della natura, una linea di confine immaginaria come, alla vista, una siepe limita l’ultimo orizzonte. Ritrovo persone – e io con loro – che si affidano alla scienza, alla ricerca che è frutto di secoli di affinamento, presa di coscienza, messa a punto di strumenti d’indagine e di trasformazione della realtà a fini benefici palesemente raggiunti, in particolare nelle aree del Mondo maggiormente sviluppate: primi tra tutti, la sconfitta di alcune malattie pandemiche, l’allungamento delle aspettative di vita e il miglioramento complessivo della sua qualità. Certo, si tratta di una scienza radicata nella cultura occidentale, quella dominante, che ne ha spazzate molte altre, spesso – o meglio quasi sempre – con atti violenti di sopraffazione e d’annientamento e delle quali abbiamo perso gran parte del patrimonio conoscitivo, soprattutto su alcuni stili di adattamento dell’homo sapiens all’ambiente. Ma è anche quella che ha permesso, negli ultimi secoli, una continua diffusione del genere umano nel pianeta.

Tra i secondi trovo i diffidenti a priori, quelli che sono contro perché i più stanno da un’altra parte e con i più è sempre meglio non avere a che spartire; intravedo i fragili, abbattuti dalla sorte nei confronti della quale non si nutre ormai alcuna speranza, a maggior ragione quando questo destino si è incarnato in un ingranaggio del sistema sanitario; vedo i complottisti, pronti a puntare il dito sulle reali o presunte trame che gli interessi economici mondiali ordiscono per vantaggio proprio a detrimento dell’intero genere umano, salvo dimenticare che tutto è mosso dalle dinamiche tra profitti e perdite come tra amore e morte, e da ogni situazione di crisi qualcuno guadagna, altri perdono. Ma se l’umanità perdesse qualche centinaio di milioni di persone – o un paio di miliardi – l’unica entità ad avvantaggiarsi sarebbe la Natura nel suo complesso, che vedrebbe attenuato l’impatto di questo essere vivente colonizzatore, l’uomo, di fronte al resto delle specie animali e vegetali, non certo l’industria A piuttosto che la B perché perderebbero entrambe, e parecchio. 

Poi incontro persone che invece si chiedono: ma è l’unica strada questa? Rispetto a un approccio che di fronte a un attacco esogeno, esterno ai nostri corpi deve sintetizzare una difesa o un contrattacco altrettanto esterno, potremmo forse avere un’alternativa nelle stesse parti di natura presenti in noi, nel cervello in primo luogo, auto difendendoci? Le reazioni chimiche che si testano, elaborano e distillano in laboratorio non potrebbero essere prodotte direttamente dal nostro organismo, laboratorio biologico per eccellenza, su mandato della nostra mente creatrice? Non è ciarlataneria d’altronde quella che accerta guarigioni importanti grazie a stili di vita e modalità di alimentazione sana o quella che promuove forme di auto consapevolezza e controllo della mente come l’ipnosi. Forse, il paradigma si può dunque cambiare.

Il problema nella contingenza è che non c’è tempo: un nuovo modo di pensare la salute come armonia complessiva del sé rispetto all’ambiente ha ancora troppe tappe da bruciare non solo nell’immaginario collettivo, ma anche nella ricerca specifica e nelle sue forme, nell’assemblaggio di uno strumentario di attrezzi che ciascuno possa utilizzare in modo combinato su se stesso, personalizzando ogni atto taumaturgico. Inoltre, dovremo sempre attingere dalla materia che ci circonda qualche elemento che, adattato alle nostre esigenze fisiologiche e organiche, ci faciliti l’integrazione migliore possibile al contesto in cui viviamo e lo faccia per il maggior tempo possibile, perché noi siamo il mondo e il mondo è in noi…

In conclusione, vacciniamoci e facciamolo il prima possibile, ma lasciamo una porta aperta, in un futuro non troppo distante, alla possibilità di cambiare prospettiva nella cura, imparando a sfruttare tutto il potenziale che la nostra mente possiede per restare distinta e insieme per immergersi nel Tutto senza combatterlo come altro da sé, ostile. Piuttosto si dialoghi chimicamente e col pensiero, senza usare missili terra-aria o bombe atomiche, per trovare un ecologico, pacifico rispetto reciproco.

È sempre questione di fiducia: io ne ho per l’uomo di oggi e per quello che verrà.

Gianni Nuti

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