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Block Notes | 13 giugno 2021, 16:13

Un sindaco vero

Block Notes è una rubrica settimanale promossa dall’associazione Comunque Valdostani con l’obiettivo di avvicinare i Cittadini al Palazzo e aprire il Palazzo ai Cittadini. L’Associazione Comunque Valdostani ringrazia il Sindaco di Aosta, Gianni Nuti, che con entusiasmo ha aderito alla proposta

Un sindaco vero

Leoluca Orlando non mi ha parlato ieri, durante il nostro lungo incontro, dei tormenti di fine legislatura che colorano il suo tramonto politico, perché la statura dell’uomo gli permette di guardare l’orizzonte, e non la terra melmosa che calpesta, con lo sguardo grave e vivido di chi ha attraversato tempeste estreme, le stesse che gl’impongono, ancora oggi, di ricevere gli ospiti nel suo gabinetto con quattro persone armate nascoste nelle stanze limitrofe.

Devo raccontare in breve di un incontro improvvisato, voluto da lui stesso, quando ha saputo che un docente invitato dall’università della sua città era anche sindaco.

Su personaggi così celebri la ridda vorticosa delle dicerie, delle imprese e delle accuse riportate da altri mi confonde: perciò, per capire, ho bisogno di una conferma o di una smentita diretta, fatta d’incontri tra esseri in carne e ossa, di coreografie, danze discrete dei corpi, soprattutto contatti tra gli occhi.

I nostri sono stati dapprima cordiali poi, come in un crescendo d’archi in una sinfonia di Mahler, aperti, vibranti e commossi.

Sì, perché ciò che mi ha conquistato non è il fatto che nei molti anni di governo della città questa persona imponente e ferma abbia sanato quartieri interi, accompagnato in modo gentile legioni dei popoli più vari nel loro processo di inclusione sociale ed economica, rinnovando una storia millenaria di sincretiche coesistenze tra chiese e moschee, riti ortodossi e confraternite di pescatori testimoniata, via per via, da una toponimia in tre lingue: italiano, arabo ed ebraico.

Non ha reso indimenticabile questo incontro il ricordo di come Orlando abbia contribuito in modo sostanziale a ridimensionare il potere della mafia stragista, onorando la memoria dei tanti amici perduti, delle tante intelligenze di cui la Sicilia è ricca almeno quanto d’essenze e fiori, mattate come bestie dalla bestia che alberga in ogni uomo e che in taluni deflagra e sconquassa.

Neppure la disinvoltura con la quale il sindaco si adatta al mondo, parlando correntemente sette lingue, citando a memoria date e luoghi di battaglie dimenticate, di santi civili e religiosi consacrati e caduti in disgrazia, confessando le sue relazioni confidenziali con i grandi della terra in leggerezza, consapevole di come sia tutto un gioco effimero…

Neppure questo mi ha impressionato.

Mi ha sciolto invece la sua capacità di narrare una quasi leggendaria esperienza di comunità che lui innescò nel 1997 quando, attorno a un principio – la pena di morte è una condanna disumana – una città intera si raccolse e suonò un’armonia magica di segni potenti, ospitando la salma di un uomo innocente e perduto come il primo tra i cittadini di Palermo, garantendogli un fiore ogni giorno, rassicurando tutti sul fatto che, in quella terra di mare e confini, ogni uomo può avere dimora.

Un sindaco che scatena una serie di incontri misteriosi tra persone lontane nel nome di un’idea – ovvero qualcosa di trascendente – e la perpetua in una forma così compiuta e appassionata, non può che essere ispirato, autentico.

Ma solo quando, dopo avermi introdotto nelle sale di giunta e consiglio austere e gravate di storie di re e di martiri, mi ha accompagnato alla scalinata dell’ingresso violando le regole della sua sicurezza e allertando i suoi alfieri, solo allora ho capito: lì, mostrandomi fiero le tre chiese di culti diversi attaccate l’una all’altra come agavi, fichi e tamerici che s’arrancano insieme su un unico sasso, mi dice che per fare politica occorrono molte doti, ma solo facendo il sindaco è indispensabile provare amore pieno e incondizionato per la propria terra e la propria gente. Le fessure laminari dei suoi occhi si sono spalancate ospitando una luce piena, che può solo dire verità.

Che mi sia d’esempio.

Gianni Nuti

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