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Le Maitre contable | 20 luglio 2020, 12:31

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Non è tutto oro ciò che luccica

I temi più interessanti della misura, ossia la cessione del credito di imposta e lo sconto in fattura devono ancora essere definiti dall’Agenzia delle Entrate

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Non è tutto oro ciò che luccica

Giovedì 16 luglio si è concluso l’iter di conversione del Decreto Rilancio: il provvedimento è diventato legge. Le principali modifiche e novità riguardano il super bonus del 110% riferito agli interventi di natura immobiliare. La misura appare più appetibile per via dell’ampliamento dell’ambito applicativo sia soggettivo che oggettivo.

In particolare è stata allargata la platea dei beneficiari; oltre che dai soggetti originariamente previsti, il super bonus è fruibile anche dalle Onlus, e organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le associazioni sportive dilettantistiche. Sul piano oggettivo il Decreto include anche gli interventi eseguiti su due unità abitative.

Come sempre non è tutto oro ciò che luccica e pertanto entriamo più nel dettaglio del provvedimento che al momento ha disciplinato la materia per quanto riguarda le sole detrazioni fiscali. I temi più interessanti della misura, ossia la cessione del credito di imposta e lo sconto in fattura devono ancora essere definiti dall’Agenzia delle Entrate.

Dallo stato dell’arte emerge uno scenario piuttosto articolato. Volendo parafrasare il titolo di un noto romanzo, in materia di detrazioni si può parlare di 26 sfumature di grigio. Tante sono infatti le combinazioni possibili considerando le tipologie di intervento, la percentuale di detrazione e la spesa massima ammissibile. Chi dubitasse di questa affermazione può consultare la tabella sinottica riportata a conclusione del presente contributo.

Al di là delle molteplici opzioni, dobbiamo essere consapevoli che non tutti gli interventi sugli immobili potranno essere gratuiti per i beneficiari delle agevolazioni. Al solito il Governo ha scelto la comunicazione ad effetto finalizzata più a creare consensi che a delineare la realtà dei fatti.

Va riconosciuto che potenzialmente il super bonus può essere una di quelle misure di sistema in grado di sostenere e rilanciare l’economia, a patto che il meccanismo della cessione del credito o dello sconto in fattura si realizzi e dal processo non risultino escluse le imprese edili e artigiane meno strutturate e di piccole dimensioni.

La pratica è oggettivamente complessa: gli interventi devono garantire l’incremento di almeno due classi energetiche che va dimostrato con la redazione di un Attestato di Prestazione Energetica (APE) ante e post-intervento; è necessario redigere un’asseverazione che attesti la conformità dei lavori alle richieste di legge e, soprattutto, la congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati. Rimangono gli obblighi di conservazione documentale già previsti ordinariamente per gli interventi di ristrutturazione. Teniamo conto che se si vuole intervenire nel 2020 tutta la documentazione deve essere predisposta e completata entro fine anno. Come sempre nel nostro Paese quando si parla di semplificare si finisce per ottenere esattamente il risultato contrario.

Infine come scritto, gli interventi “gratuiti” sono solo quelli che beneficiano del super bonus, per gli altri ci sarà da sostenere una parte dei costi di realizzazione. Per tale motivo è fondamentale sapersi muovere tra le 26 possibili agevolazioni per cogliere le migliori possibilità di risparmio.

Sempre in settimana è stato raggiunto l’accordo tra il governo e Autostrade per l’Italia sul futuro della concessione autostradale. Accordo che viene descritto con toni e parole opposti sui media nazionali. Alcuni lo celebrano come una grande vittoria del Governo, che sarebbe riuscito a imporsi su una delle più potenti famiglie imprenditoriali italiane; altri lo demoliscono, sostenendo che porti soltanto grossi debiti e guai per i contribuenti.

L’accordo, in sostanza, prevede che Autostrade per l’Italia cambi radicalmente assetto societario con l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti, una società controllata del ministero delle Finanze, e con un grosso ridimensionamento della quota dei Benetton.

Stabilire chi abbia vinto questa partita non mi appassiona molto. Cerchiamo invece di capire cos’è Cassa Depositi e Prestiti. È una società per azioni, controllata per circa l'83% da parte del Ministero dell'economia e delle finanze e per circa il 16% da diverse fondazioni bancarie, la cui principale fonte di raccolta delle risorse finanziarie è costituita da tutto il risparmio postale italiano. Per capirsi, ogni volta che leggiamo Cassa Depositi Prestiti, sappiate che sono soldi nostri, anzi per essere più precisi sono quelli dei correntisti postali (molti dei quali non sanno chi gestisce i loro risparmi, altrimenti da tempo li avrebbero spostati, non avendo, immagino, una così alta propensione al rischio.)

Individuato chi è l’attuale socio di maggioranza mi pare di poter dire che ancora una volta chi ne esce sconfitto siamo noi cittadini che oltre alle tariffe autostradali sempre più care, dovremmo farci carico anche dei costi delle manutenzioni che fino ieri erano di competenza di un’azienda privata.

A proposito di spese a carico dei contribuenti, il Governo ha respinto la richiesta di noi commercialisti di riorganizzare il calendario fiscale e rinviare la scadenza del 20 luglio. Purtroppo niente da fare, lo Stato lamenta il mancato incasso di circa 22 miliardi tra imposte e tasse dall’inizio del 2020 e quindi conferma per la giornata di oggi il saldo e il primo acconto dell’Irpef e dei contributi previdenziali.

Il buon senso avrebbe dovuto portare al rinvio. Come si possono ignorare il recente rapporto della Commissione UE che stima un crollo del PIL dell’11,2% e il rilievo della Banca d’Italia secondo cui metà della popolazione risulta colpita nel reddito e un terzo delle famiglie ha riserve per soli tre mesi. Quasi il 40% degli indebitati è in difficoltà con le rate del mutuo. Come se non bastasse un’azienda su tre è a rischio chiusura e quattro alberghi su dieci si trovano nella condizione di non ripartire. Il tasso di disoccupazione tocca il 12% e circa 1.5000.000 lavoratori, nei prossimi mesi, rischiano il posto di lavoro.

Tale precaria situazione economica richiederebbe interventi coraggiosi a sostegno di imprese, famiglie e, sarò di parte, anche dei professionisti iscritti agli Ordini Professionali che subiscono gli stessi effetti della pandemia ma si trovano pesantemente discriminati in negativo rispetto agli altri lavoratori autonomi iscritti presso l’INPS, invece tutto ciò pare non preoccupare l’Esecutivo che tira dritto per la sua strada e così nei prossimi 25 giorni ci attendono 250 scadenze fiscali; una follia!

Concludo con la solita panoramica sulla settimana valdostana. Venerdì sono state ufficializzate le date per le elezioni amministrative e regionali. Andremo alle urne il 20 e 21 settembre. La campagna elettorale entra ora nel vivo. A dire il vero ne abbiamo avuti chiari segnali già nelle settimane scorse. Ultimo in ordine cronologico il sostegno ai comuni da parte di molti movimenti politici. Ma come, solo pochi giorni prima gli stessi partiti si appropriavano dei fondi destinati agli enti locali per finanziare i propri emendamenti ed ora si affrettano a mostrarsi solidali con i medesimi comuni. Giova ricordare che non si sono limitati a ridurre le dotazioni finanziarie ma si sono pure posti vincoli di spesa sui fondi rimasti disponibili. Mi vien da pensare che la vicinanza espressa dai diversi partiti debba essere intesa da dietro….

Un pensiero sulle elezioni. Concordo con il mio direttore editoriale Piero Minuzzo quando scrive che i cittadini si sentono lontani dalla politica e che a settembre potrebbe prevalere l’assenteismo elettorale. Riflettendoci bene però non andare a votare non fa altro che agevolare tutti coloro che vogliono conservare le proprie poltrone. Così facendo il rischio è di fare il gioco di coloro che in questi anni avrebbero dovuto assumersi la responsabilità di amministrare la nostra Regione e i nostri Comuni e per un motivo o per l’atro non ci sono riusciti.

Se si vuole cambiare l’attuale classe politica l’unica via passa per l’urna elettorale.

Infine non mi entusiasmano nemmeno tutti questi partiti o movimenti nati nell’ultimo periodo. Se fossero onesti intellettualmente saprebbero già a chi riferirsi politicamente. La sensazione è che puntino più a ribalte personali, nascondendosi dietro il facile tiro al bersaglio contro il Palazzo, il politico o il politicante di turno. La Valle d’Aosta ha bisogno di ben altro. (www.studiolaurencet.it)     

Paolo Laurencet

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