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Panta Rei | 01 novembre 2019, 10:00

PANTA REI: Ci mancava solo il gap generazionale sul voto

PANTA REI: Ci mancava solo il gap generazionale sul voto

Ci mancava solo il gap generazionale sul voto. Togliamolo agli anziani e diamolo ai sedicenni! Mi sembrano due proposte ambigue, frutto di quale logica che non sia il solito opportunismo politico mi sfugge. La prospettiva di togliere il voto agli anziani, da qualunque parti io cerchi di guardare, mi sembra solo di un bieco cinismo.

La motivazione principale è che i cittadini vetusti, ancorché lucidi e pimpanti, esprimerebbero il loro parere politico solo sulla spinta di bisogni immediati e concreti. Se ben capisco, l’egoistica “pretesa” sarebbe che io ti voto se tu mi garantisci una vecchiaia decorosa, le giuste cure a basso costo dovute alla mia età, visto che ho pagato i tributi sanitari per una vita, e magari ogni tanto mi ritocchi al rialzo quella miserevole pensione che mi rifili da anni sempre uguale.

Ora, se tu queste cose me le prometti in campagna elettorale, sono autorizzato a pensare che siano iniziative realizzabili, quindi che male c’è se ti credo e ti voto nella speranza di migliorare la mia esistenza? Tieni presente, politichino, che le votazioni esistono proprio perché gli eletti scelti dal popolo si impegnino a migliorare lo stato delle cose per i cittadini di ogni categoria. Che ti credevi, che le elezioni si facessero solo per la sagra della poltrona? A ben guardare, il signore che ha lanciato l’offensiva intenzione non è quello che ha messo su un movimento che imposta la sua propaganda sui bisogni primari della gente, con promesse e paradisiache illusioni di un mondo giusto ed equo per tutti a costo zero?

Non sarà, caro signore, che tu sai bene che alla mia età ne ho viste di tutti i colori, ho imparato sulla mia pelle a riconoscere le prese in giro, ho acquisito una capacità di giudizio che tu pivello te la sogni, e quindi le tue vanagloriose promesse le sgamo alla grande? Ergo: quello ne sa più di me, non facciamolo votare. Mandiamo invece alle urne i sedicenni. Sia chiaro, prima togliamo loro l’educazione civica a scuola, che non sia mai che capiscano come funzionano le istituzioni e poi pretendono di vederci lavorare per benino.

Poi, visto che ormai noi politici viviamo, parliamo, incitiamo e insultiamo sul web, ci troviamo una platea bell’e pronta di ragazzini che si disinteressano al sociale ma sono schiavi dei social. Con due parole, anzi parolacce giuste ci creiamo l’elettorato ad hoc. Chiaro che rispetto ad un vecchio che su internet si barcamena appena e protesta pure perché una parte importante della politica si svolge in un mondo da cui è tagliato fuori,  migliaia di giovani “navigatori” con una cultura civica ancora da plasmare ed orientare parlando il loro linguaggio … vuoi mettere la pacchia? 

Ergo: piccoli votanti crescono, se sono come li organizziamo noi è meglio. Peccato che gli adolescenti, interpellati, sono stati i primi ad ammettere di non sentirsi pronti, alla loro faticosa età, per fare scelte del genere. Dimostrando così una maturità che si vuole loro negare pensando di abbindolarli con pietosi  show pseudo elettorali.

L’ultimo “ergo” lo metto io: lasciamo le cose come stanno, migliorando magari la dignità dei servizi agli anziani e la collaborazione di famiglie e scuola per dare finalmente una formazione  matura ai ragazzi disorientati dagli esempi che ricevono. Soprattutto, politichini, migliorate la vostra credibilità, vedrete che i voti arrivano.

Panta Rey

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