Il suo articolo Direttore, sulla situazione del nuoto valdostano e delle condizioni della nostra piscina, pone una questione che merita di essere sostenuta con forza. La piscina di Aosta ha ormai cinquant’anni e continuare a discutere soltanto di manutenzioni, adeguamenti e soluzioni temporanee significa rinviare ancora una volta il vero problema. Aosta e la Plaine hanno bisogno di un nuovo impianto natatorio. E forse, anziché continuare a domandarci perché non si possa fare, dovremmo cominciare a guardare dove qualcuno lo ha già fatto.
Non occorre andare dall’altra parte d’Europa. Basta arrivare a Bressanone. L’Acquarena rappresenta un esempio interessante proprio perché non è stata concepita semplicemente come “la piscina comunale”. È diventata una vera infrastruttura della città, capace di mettere insieme sport agonistico, attività per bambini e famiglie, benessere, salute, tempo libero e turismo. La parte sportiva dispone di una vasca coperta a otto corsie, utilizzata anche dalle società locali, mentre all’esterno esiste una grande vasca sportiva, sempre a otto corsie, con trampolini da uno, tre e cinque metri. Accanto all’attività agonistica ci sono vasche per bambini e famiglie, aree ludiche, sauna, fitness, fisioterapia, 12 mila metri quadrati di spazi verdi esterni, campi da beach volley e beach soccer. Ma l’aspetto forse più interessante per Aosta è un altro.
Bressanone ha fatto della sua piscina anche un pezzo della propria offerta turistica. L’Acquarena è infatti inserita nel Brixen Südtirol Guest Pass: chi soggiorna nelle strutture aderenti può usufruire, alle condizioni previste, anche dell’ingresso alla piscina. Nello stesso sistema turistico nel quale vengono proposti impianti di risalita, mobilità e musei entra quindi anche l’impianto natatorio.
È questa la lezione che dovremmo portare ad Aosta. Una piscina moderna non deve essere considerata una struttura destinata soltanto a qualche centinaio di agonisti. Può essere un’infrastruttura al servizio di un’intera comunità e contemporaneamente uno strumento di attrattività turistica. A maggior ragione ad Aosta, dove non dovremmo neppure ragionare entro i confini del capoluogo. Pensiamo alla Plaine come a un unico bacino: Aosta, Saint-Christophe, Quart, Pollein, Brissogne, Charvensod, Gressan, Sarre. Decine di migliaia di residenti, scuole, società sportive, famiglie e migliaia di presenze turistiche. È a questa dimensione che dovrebbe essere progettato un nuovo impianto. Una struttura per il nuoto agonistico, certamente, perché i risultati ottenuti dai nostri ragazzi dimostrano che il movimento valdostano lo merita. Risultati spesso davvero lusinghieri, che portano in giro per l’Italia il nome della nostra Petite Patrie. Ma anche una struttura per le scuole, per i bambini, per gli anziani, per la riabilitazione, per le famiglie e per chi semplicemente vuole praticare sport.
E, seguendo l’esempio di Bressanone, anche una struttura da inserire nell’offerta turistica di Aosta e della Plaine, particolarmente importante nelle giornate di maltempo e nelle stagioni nelle quali dobbiamo riuscire ad offrire qualcosa di più della sola montagna. Poi c’è la questione delle risorse. E questa volta è difficile sostenere che manchino i soldi. La Regione deve ancora decidere la destinazione di una parte importante dei 50 milioni di euro di avanzo recentemente messi a disposizione. Allora ci permettiamo di dare un suggerimento all’Assessore regionale allo Sport: si faccia avanti e ne chieda una parte.
Non necessariamente per costruire domani mattina una piscina, ma almeno per fare finalmente ciò che serve: uno studio serio, individuare il bacino di utenza, confrontare le migliori esperienze dell’arco alpino, scegliere l’area, definire dimensioni, servizi, costi di costruzione e di gestione e mettere attorno allo stesso tavolo Regione, Comune di Aosta e Comuni della Plaine. Partiamo dall’Acquarena di Bressanone e andiamo a vedere come funziona. Non per copiarla, ma per capire quale potrebbe essere l’Acquarena della Valle d’Aosta. Perché questa vicenda pone una questione più grande della piscina. Ad Aosta e in Valle d’Aosta, oggi, non mancano necessariamente le risorse. Troppo spesso mancano le idee e la capacità di trasformarle in una visione.
Continuiamo a spendere per mantenere ciò che abbiamo ereditato dal passato. Dovremmo cominciare anche a costruire ciò che vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi. Il nuoto valdostano sta ottenendo risultati che fanno onore alla Petite Patrie. Facciamo almeno in modo che non debba continuare a farlo in una piscina di cinquant’anni. Un vecchio nuotatore





