ATTUALITÀ POLITICA - 06 novembre 2026, 12:00

Ma è davvero sempre colpa del politico?

Dall'aumento delle bollette alla responsabilità individuale: spesso non possiamo decidere quanto costa l'energia, ma possiamo scegliere quanta ne consumiamo. Anche in condominio, qualcosa si può fare

Ma è davvero sempre colpa del politico?

Tutto parte da un’analisi fatta da un politico sui consumi del proprio condominio. Mettendo in fila le bollette, ha scoperto che, dal 2020 a oggi, le 12 famiglie dello stabile spendono, tra gas ed elettricità, circa 4.300 euro in più. Una bella salassata, non c’è che dire.

La reazione più naturale è quella di sempre: è colpa della politica. Ma proprio da qui nasce la domanda che dà il titolo a questo articolo: è davvero sempre colpa del politico? Alcune scelte avremmo potuto farle noi?

Ogni volta che aumentano gas, gasolio o elettricità, si riapre il solito dibattito. C’è chi chiede bonus, chi invoca il taglio delle accise, chi spera che i mercati tornino a livelli più favorevoli. Sono richieste comprensibili, ma prima ce n’è una da porsi: è più facile controllare il prezzo dell’energia o la quantità di energia che consumiamo?

Nessun cittadino decide il prezzo del gas naturale, del petrolio o dell’elettricità. Dipende dai mercati internazionali, dalle tensioni geopolitiche e dai costi di produzione, cioè da scelte prese a migliaia di chilometri dalle nostre case. I consumi, invece, dipendono in gran parte da noi.

Quando si parla di efficienza energetica, molti pensano a normative, certificazioni e burocrazia. Il concetto è molto più semplice: una casa efficiente ha bisogno di meno energia per garantire lo stesso comfort. È la differenza tra riempire continuamente un secchio bucato e usare un contenitore che trattiene ciò che contiene.

Prendiamo un’abitazione di circa 80 metri quadrati in una zona climatica rigida, come molte aree della Valle d’Aosta. Una casa poco efficiente può richiedere oltre il doppio dell’energia rispetto a una ben riqualificata. A parità di temperatura interna e di qualità della vita, una famiglia può spendere migliaia di euro in più ogni anno solo perché la propria casa disperde calore.

Con i prezzi attuali, una casa energivora può avere costi di riscaldamento superiori a 2.000 euro annui con il metano e prossimi o superiori a 3.500 euro con il gasolio. Una casa più efficiente può ridurre queste cifre di oltre la metà. I valori sono indicativi e variano da caso a caso, ma l’ordine di grandezza è questo.

Non esiste incentivo che, nel lungo periodo, possa competere con una riduzione stabile dei consumi. Se il prezzo dell’energia sale del 20%, chi consuma la metà subisce un impatto molto inferiore rispetto a chi continua a disperderla. Consumare meno significa essere meno vulnerabili agli aumenti futuri e più indipendenti dai mercati.

È l’obiezione più frequente, ed è qui che spesso ci si arrende: «Io vorrei, ma l’assemblea non vuole».

In realtà, la legge lascia più margine di quanto si creda. Anche quando la maggioranza non intende fare interventi, ogni proprietario può agire sulla propria unità immobiliare e, entro certi limiti, anche sulle parti comuni per ridurre i consumi e migliorare la prestazione energetica del proprio appartamento.

In sintesi, cosa si può fare?

Dentro il proprio appartamento si è liberi di intervenire. Isolamento termico interno, sostituzione dei serramenti (nel rispetto del decoro architettonico e delle regole del regolamento condominiale), valvole termostatiche, termoregolazione, impianti più efficienti e schermature solari: sono interventi che, in linea generale, non richiedono il voto dell’assemblea.

Il miglioramento si riflette direttamente sull’attestato di prestazione energetica (APE) della singola unità immobiliare.

Chi vuole intervenire deve comunque verificare tre aspetti: il regolamento condominiale, il decoro architettonico dell’edificio e gli eventuali titoli edilizi necessari. Anche le detrazioni fiscali sono cambiate negli ultimi anni, quindi è opportuno controllare aliquote e condizioni in vigore al momento dei lavori.

Non tutto dipende da noi e i prezzi dell’energia restano fuori dal nostro controllo. Ma tra «è colpa della politica» e «non posso farci niente» c’è una larga zona di responsabilità personale, nella quale ognuno può muoversi anche senza il permesso della maggioranza.

Quando paghiamo una bolletta non stiamo acquistando energia a basso prezzo. Stiamo pagando l’energia che siamo stati costretti a consumare. E l’energia più conveniente di tutte resta quella che non abbiamo avuto bisogno di usare.

Il consiglio migliore è rivolgersi a un tecnico qualificato, come un termotecnico o un energy manager, e far analizzare l’abitazione attraverso una diagnosi energetica e un APE aggiornato.

Per gli aspetti condominiali, un confronto con l’amministratore o con un professionista legale può chiarire cosa si può fare in autonomia e cosa, invece, deve essere portato in assemblea.

Ricordiamoci che contro i costi dell’energia possiamo fare poco o nulla, ma contro i consumi possiamo fare molto.

Vittore Lume-Rezoli

SU