La Valle d'Aosta si trova davanti a un passaggio istituzionale che impone rapidità, responsabilità e una riflessione sul futuro della propria autonomia. La decadenza di Renzo Testolin dalla Presidenza della Regione, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, ha costretto la maggioranza a individuare una nuova guida e a ricomporre il Governo regionale. La scelta dell'Union Valdôtaine è caduta su Aurelio Marguerettaz, chiamato a raccogliere una responsabilità politica importante in una fase nella quale la continuità amministrativa deve necessariamente accompagnarsi alla capacità di affrontare questioni rimaste aperte.
La relazione programmatica presentata da Marguerettaz al Consiglio regionale, in vista dell'elezione del nuovo presidente e della nuova Giunta, non propone una discontinuità rispetto al percorso avviato. Al contrario, conferma il programma di legislatura 2025-2030, la struttura politica della maggioranza e, sostanzialmente, l'impostazione della squadra di governo, con gli adeguamenti resi necessari dalla nuova situazione istituzionale. Ma sarebbe riduttivo leggere questo documento soltanto come un'operazione di successione.
Il messaggio politico più significativo è racchiuso in un concetto che attraversa tutta la relazione: l'autonomia deve tornare a essere riconoscibile nella vita quotidiana dei valdostani. Non basta rivendicarla sul piano storico, istituzionale o identitario. Occorre dimostrare che le competenze speciali producono servizi, opportunità, sviluppo e una maggiore capacità di rispondere alle esigenze di una comunità di montagna.
«I valdostani devono poter riconoscere nelle risposte delle loro istituzioni i benefici di un'autonomia ben esercitata», afferma Marguerettaz nella parte francese del discorso. È probabilmente uno dei passaggi politicamente più importanti dell'intera relazione. L'autonomia non viene presentata come un patrimonio da celebrare soltanto nelle occasioni ufficiali, ma come uno strumento di responsabilità amministrativa e di governo.
È un'impostazione che richiama una questione centrale per il futuro della Petite Patrie: come mantenere viva la consapevolezza autonomistica anche tra le nuove generazioni e tra coloro che faticano a coglierne i vantaggi concreti? La risposta proposta è legare l'autonomia alla capacità di mantenere aperte le scuole nelle vallate, garantire l'accesso alle cure, offrire una casa alle famiglie, sostenere le imprese e consentire ai giovani di costruire qui il proprio futuro. Una scuola che resta aperta, un servizio sanitario accessibile e un'impresa che investe diventano così anche manifestazioni concrete delle prerogative regionali.
Il ragionamento merita attenzione perché sposta il dibattito autonomistico dalla sola difesa delle competenze alla loro effettiva utilizzazione. La specialità non può essere considerata un privilegio istituzionale, ma deve tradursi in una maggiore capacità di intervenire sulle specificità territoriali. È una prospettiva che può trovare spazio in un confronto politico ampio, anche al di là delle appartenenze.

Renzo Testolin e Luigi Berschy che per raggiunti limiti di mandato hanno dovuto lasciare la Giunta regionale
Sul piano istituzionale, Marguerettaz sceglie una linea di continuità e responsabilità. Ringrazia Renzo Testolin e Luigi Bertschy per il lavoro svolto, riconoscendone l'impegno, ma precisa che tale riconoscimento si accompagna «al pieno rispetto delle decisioni della magistratura e delle conseguenze che ne derivano per le nostre istituzioni». Una formulazione che cerca di tenere insieme il rispetto per le persone e la necessità di prendere atto degli effetti delle sentenze.
Il passaggio sulla vicenda del limite dei mandati è tuttavia politicamente significativo. Marguerettaz ricorda che l'esito giudiziario non era scontato e che autorevoli giuristi avevano espresso interpretazioni differenti. Una precisazione che restituisce il clima di un confronto giuridico e politico complesso, ma che non modifica il dato istituzionale: le sentenze devono essere rispettate e le istituzioni devono tornare a funzionare pienamente.
La priorità immediata è dunque il ripristino della piena operatività del Consiglio e della Giunta. Non si tratta di un problema soltanto interno alla politica. Il rallentamento dell'attività istituzionale produce conseguenze su cittadini, imprese e Comuni, soprattutto quando sono in attesa provvedimenti economici e amministrativi. La prima scadenza indicata è il bilancio regionale 2027-2029, insieme ai sostegni per l'agricoltura colpita dalla siccità estiva e agli interventi a favore delle famiglie per i costi dell'energia elettrica.
Proprio l'energia rappresenta uno dei temi sui quali la nuova Presidenza dovrà misurare la propria capacità di tenere insieme esigenze sociali, sviluppo economico e sostenibilità. Marguerettaz propone di accompagnare il sostegno immediato alle bollette con incentivi all'efficienza energetica e alla transizione. Una scelta che cerca di evitare che gli aiuti si esauriscano in un intervento emergenziale, senza incidere sulle cause strutturali dei costi.
Altro tema fondamentale è lo spopolamento. La relazione individua correttamente il collegamento tra natalità, politiche abitative, servizi per l'infanzia e possibilità di conciliare lavoro e famiglia. Non basta incentivare la nascita di nuovi nuclei familiari se poi mancano abitazioni accessibili, servizi e opportunità occupazionali. Il problema riguarda anche le imprese, che faticano a reperire lavoratori quando non riescono a trovare loro una sistemazione abitativa.
In questo senso, la casa diventa una vera infrastruttura sociale ed economica della montagna. È un elemento che riguarda tanto le famiglie valdostane quanto i lavoratori necessari al turismo, alla sanità e alle attività produttive. Il futuro delle vallate dipende anche dalla possibilità di trasformare il diritto a vivere in montagna in una condizione realmente praticabile.
Particolarmente interessante è l'attenzione riservata al disagio giovanile. Marguerettaz richiama la necessità di rafforzare l'ascolto, il sostegno psicologico e le occasioni di partecipazione, coinvolgendo famiglie, scuola e associazioni. Sul tema delle manifestazioni studentesche distingue nettamente il diritto di protestare dagli atti di violenza e danneggiamento. «Il diritto di manifestare pacificamente è pienamente legittimo ed è utile a rendere visibili i bisogni e le aspirazioni dei giovani», sostiene, condannando contestualmente ogni forma di intimidazione e violenza.
È una distinzione importante, perché evita di trasformare episodi di violenza in un giudizio generalizzato sulle nuove generazioni. Anche il confronto sulla scuola viene affrontato con una posizione che cerca equilibrio: le criticità devono essere segnalate e verificate, ma non è corretto rappresentare l'intero sistema come degradato e fatiscente senza distinguere situazioni e interventi.
A sostegno di questa considerazione, la relazione presenta numeri significativi sull'edilizia scolastica. Le spese correnti annue per gestione, utenze e manutenzione delle scuole secondarie di secondo grado e dei convitti ammontano a circa 3,05 milioni di euro, di cui 1 milione per la manutenzione ordinaria. L'assestamento 2026 prevede 18,15 milioni, mentre tra gli interventi pluriennali figurano la ristrutturazione del Manzetti, per 22,75 milioni, la scuola di via Torino, con un costo aggiornato stimato di almeno 40 milioni, e la nuova sede di corso Padre Lorenzo, per 21,24 milioni. Sono cifre importanti, ma il punto politico è che gli stanziamenti devono diventare cantieri conclusi, ambienti sicuri e strutture adeguate. La qualità della scuola, peraltro, non si misura soltanto attraverso gli edifici, ma anche attraverso la didattica e il benessere di studenti e personale.
Un altro passaggio meritevole di attenzione riguarda il rapporto tra Regione e Comuni. La revisione della legge regionale 48 del 1995 sulla finanza locale viene indicata come un'occasione per ripensare la distribuzione delle risorse partendo dalle funzioni effettivamente esercitate e dai bisogni dei territori. È un tema particolarmente importante per una regione caratterizzata da piccoli Comuni, insediamenti dispersi e costi di servizio più elevati nelle località montane.
La finanza locale non può essere affrontata esclusivamente attraverso criteri demografici. La dispersione abitativa, le distanze, la manutenzione della rete viaria e la necessità di mantenere servizi anche nelle località meno popolose devono trovare un riconoscimento adeguato. In questo senso, la proposta di Marguerettaz apre a una riflessione che interessa direttamente il futuro dell'organizzazione amministrativa valdostana.
Sulla sanità il documento richiama due dimensioni che devono procedere insieme: la realizzazione del nuovo presidio ospedaliero e il miglioramento dei servizi attuali. Il nuovo ospedale dovrà essere seguito con attenzione a costi, tempi, collegamenti e organizzazione, ma nel frattempo rimangono le questioni più urgenti per i cittadini: liste d'attesa, accesso alle prestazioni e assistenza territoriale. La difficoltà di reperire professionisti sanitari, la valorizzazione del personale e il rafforzamento dell'assistenza domiciliare completano un quadro nel quale l'invecchiamento della popolazione rende sempre più importante il rapporto tra ospedale e territorio.
Non meno strategico è il capitolo delle infrastrutture. L'elettrificazione ferroviaria e la ripresa del servizio dovranno essere accompagnate da collegamenti affidabili e da una reale integrazione con il trasporto su gomma. Sui trafori, Marguerettaz richiama la necessità di lavorare per la sicurezza e la continuità dei collegamenti. Per il Gran San Bernardo il confronto sul rinnovo della concessione dovrà essere legato agli investimenti effettivi. Per il Monte Bianco viene confermata l'attenzione allo studio di fattibilità di una seconda canna, valutando anche soluzioni tecnologiche alternative, con l'obiettivo dichiarato di aumentare sicurezza e fluidità senza incrementare il numero dei passaggi.
È una questione che supera la dimensione regionale: la Valle d'Aosta è un territorio di transito internazionale, ma è anche una comunità che subisce direttamente le conseguenze delle interruzioni e delle difficoltà di collegamento. La mobilità non è soltanto una questione di trasporto, ma una condizione essenziale per la competitività delle imprese, il turismo e la qualità della vita dei residenti.
Sul versante economico, la relazione dedica ampio spazio all'agricoltura e al turismo, due settori che rappresentano molto più di una semplice componente del prodotto regionale. L'agricoltura viene descritta come presidio del territorio, manutenzione del paesaggio e tutela della biodiversità. Marguerettaz richiama il valore della cosiddetta agricoltura eroica, sottolineando che superfici e volumi produttivi non possono essere gli unici parametri per misurarne il valore. Pendenze, frammentazione dei terreni, difficoltà di accesso e lavoro necessario per mantenere pascoli e terrazzamenti devono essere considerati nella definizione degli aiuti.
È un'impostazione che riconosce la specificità delle aziende agricole di montagna e il loro contributo alla tenuta del territorio. Il tema si collega direttamente al negoziato europeo sul bilancio 2028-2034, rispetto al quale la relazione esprime preoccupazione per una possibile centralizzazione delle risorse. «La semplificazione dichiarata non deve tradursi in un accentramento delle scelte e in un indebolimento delle Regioni», afferma Marguerettaz. Qui il richiamo all'autonomia assume un significato economico molto concreto: le decisioni sulle risorse destinate ai territori montani devono poter tenere conto delle loro condizioni specifiche.
Anche il turismo viene affrontato attraverso una prospettiva di integrazione. Gli investimenti sugli impianti di risalita, dal potenziamento del bike park di Pila alla nuova telecabina di La Thuile e al rinnovo degli impianti di Courmayeur, vengono inseriti in una strategia che punta a superare una fruizione esclusivamente invernale. La montagna deve poter offrire opportunità durante tutto l'anno, favorendo una maggiore stabilità occupazionale e una distribuzione più equilibrata dei flussi turistici.
La relazione richiama inoltre il collegamento tra Aosta e Pila, la valorizzazione del patrimonio romano e del MegaMuseo, la rete dei castelli e dei siti culturali. L'obiettivo è costruire un'offerta integrata che colleghi città, montagna, cultura, enogastronomia ed eventi. È un approccio che può favorire ricadute economiche anche nei territori meno direttamente interessati dai grandi comprensori sciistici.
Un capitolo di particolare rilevanza autonomistica riguarda le grandi derivazioni idroelettriche e il rinnovo delle concessioni. L'acqua è una risorsa strategica per la produzione energetica, l'agricoltura, gli usi civili e la tutela degli ecosistemi. Per questo la capacità della Regione di esercitare le proprie competenze assume un valore determinante. Il ruolo di CVA viene ricondotto alla necessità di produrre benefici per il territorio, tutelare l'occupazione, garantire entrate regionali e diversificare gli investimenti nelle energie rinnovabili, senza trascurare la sostenibilità economica e finanziaria dei progetti.
Analogo richiamo alla responsabilità riguarda Finaosta, chiamata a rafforzare le capacità di controllo e monitoraggio delle società partecipate e, contemporaneamente, a sostenere gli investimenti delle imprese valdostane. Sul Casinò di Saint-Vincent, la relazione conferma invece la volontà di valutare, dopo il concordato e sulla base degli studi affidati a Finaosta, l'eventuale affidamento della gestione a un soggetto privato attraverso una gara. Una prospettiva che dovrà tenere conto soprattutto dell'occupazione e delle ricadute economiche sul territorio.
Non manca l'attenzione alle attività commerciali di vicinato, considerate non soltanto come imprese, ma anche come presidi sociali, soprattutto nelle località più isolate. Allo stesso modo, il divario digitale viene indicato come un fattore che rischia di aggravare le disuguaglianze tra fondovalle e vallate laterali. Connessioni veloci, assistenza e competenze digitali dovranno accompagnare l'introduzione delle nuove tecnologie.
La parte conclusiva della relazione contiene un'apertura politica che merita di essere sottolineata. Marguerettaz invita i gruppi che fanno riferimento ai partiti nazionali, sia di maggioranza sia di opposizione, a utilizzare i propri rapporti con Roma per sostenere le rivendicazioni valdostane. È un appello che riconosce come la difesa dell'autonomia non possa essere delegata soltanto alle forze autonomiste, ma debba diventare una responsabilità condivisa.
Ancora più esplicito è l'impegno sul metodo di lavoro in Consiglio: «La maggioranza deve ascoltare e valutare le proposte della minoranza nel merito, senza chiusure pregiudiziali». Alle opposizioni viene chiesto un confronto rigoroso, nel quale alla critica si accompagnino proposte e disponibilità a cercare soluzioni.
È un passaggio che può rappresentare un terreno di confronto concreto, soprattutto su questioni che non appartengono esclusivamente a una parte politica: la difesa delle competenze regionali, la finanza locale, la sanità, la scuola, le infrastrutture e la tutela delle comunità montane.
Resta naturalmente da verificare quanto queste aperture si tradurranno nella pratica amministrativa e politica. La relazione contiene molti obiettivi, diversi investimenti e numerose indicazioni programmatiche, ma la loro credibilità dipenderà dalla capacità di stabilire priorità, individuare le risorse e rispettare i tempi. Lo stesso Marguerettaz riconosce la necessità di una verifica trasparente di «risorse, tempi e risultati».
In definitiva, il documento consegna alla nuova Presidenza una responsabilità che va oltre la ricomposizione di una maggioranza dopo una vicenda giudiziaria. La sfida è dimostrare che la continuità istituzionale non significa immobilismo e che la specialità valdostana può ancora essere uno strumento efficace per affrontare le trasformazioni economiche, sociali e demografiche.
La Valle d'Aosta ha bisogno di istituzioni stabili, ma anche di una politica capace di misurarsi con i problemi reali delle persone. E soprattutto ha bisogno di un'autonomia che non si esaurisca nella difesa delle proprie prerogative, ma sappia esercitarle per mantenere viva la montagna, sostenere il lavoro, tutelare le lingue e offrire un futuro alle nuove generazioni.
È questa, al di là della nuova composizione della Giunta, la vera misura politica con cui dovrà essere valutato il percorso che Aurelio Marguerettaz propone di avviare.





