ATTUALITÀ - 04 novembre 2026, 12:00

La questione morale valdostana

La sentenza del Tribunale sul caso Testolin non ha aperto soltanto una crisi politica in Valle d’Aosta. Ha aperto, a ben vedere, una voragine, e dal fondo emerge con una certa nitidezza la statura di molti protagonisti

La questione morale valdostana

In questi giorni assistiamo a una vera corsa: chi sente la poltrona ballare e si affanna a rimetterla in equilibrio, chi coglie l’occasione per rifarsi una verginità politica.

Basta scorrere i social: tutti, ma proprio tutti, sembrano animati da un unico nobile intento: salvare la Valle. I politici di lungo corso evocano il «senso di responsabilità» e il «dovere verso i valdostani», presentando la prosecuzione della legislatura come un fardello accettato controvoglia.

Verrebbe da ringraziarli, se non fosse che il sacrificio comporta un’indennità e un ufficio. La poltrona, evidentemente, è un peso che si porta volentieri.

Il lato più amaro riguarda una parte del centrodestra. Fino a ieri sembrava compatta e vincente, e il voto di Aosta aveva mostrato che poteva diventare una forza emergente.

Poi la fame di scranni ha spinto Forza Italia a tornare, con la docilità del figliol prodigo, tra le braccia di mamma Union. E ora evoca la riunificazione del centrodestra: ci vuole una bella faccia tosta a chiedere l’unità di ciò che si è contribuito a frantumare. È come invocare i pompieri dopo aver appiccato il fuoco al pagliaio.

Staremo a vedere quale sarà la risposta della Lega, di FdI e di Renaissance, ormai unico vero partito di centro moderato e progressista.

Ma c’è una domanda più scomoda, e riguarda tutti noi. La politica ha nauseato a tal punto gli elettori che ci si chiede se si possa ancora parlare di «bacino di elettori» in senso proprio.

E, soprattutto, se chi siede in Consiglio ci sia arrivato per elevata statura morale, culturale e sociale o, più prosaicamente, perché dispone di un bacino di amici, parenti e clienti che gli garantiscono, con qualche centinaio di preferenze, un lauto stipendio.

Non è un’accusa: è una domanda. Ognuno può rivolgerla allo specchio, o al vicino di scranno.

Intanto, nei corridoi del Palazzo si aggirano personaggi riciclati, privi di una visione politica di lungo periodo, con programmi stantii, ripetuti a ogni tornata come un disco rotto.

Nessuna idea della società che abbiamo davanti: una società che, piaccia o no, è già multietnica e lo sarà sempre di più. La politica valdostana resta, banalmente, ancorata a stereotipi datati, come se il mondo finisse a Pont-Saint-Martin.

Troveremo mai, in Valle, una forza politica davvero innamorata della rettitudine morale e della dignità politica?

Una forza capace di proporre, accanto alla legge sul vincolo di mandato che tanti problemi ha creato a Testolin, norme che scoraggino i voltagabbana?

La Costituzione sancisce la libertà del politico nell’esercizio del suo mandato, ed è un principio sacrosanto. Ma è altrettanto vero che dovrebbe esistere un diritto del cittadino: sapere che il proprio voto viene rispettato e tutelato, e non scambiato al banco dei saldi di fine legislatura.

Ma è la politica, si dirà. Rino Formica la descriveva come un’arena dove si arriva col sangue e si resta nel letame, e dove c’è sempre qualcuno pronto a giurare che quelle rose di plastica profumino davvero.

Forse è così.

Ciò che dispiace è che agli elettori venga servita sempre la stessa pietanza, con la pretesa che la si trovi prelibata. E quando manca perfino il pudore di nascondere l’appetito per il potere, a mancare è qualcosa di più della dignità: è il rispetto per chi, ogni cinque anni, è chiamato a credere che stavolta sia diverso.

Vittore Lume-Rezoli

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