Un bonus può dare una mano, ma non può sostituirsi a una politica sanitaria. È questo il nodo sollevato da Cittadinanzattiva nel confronto sulla legge di bilancio 2027, che introduce un voucher da 300 euro destinato alle persone con più di 75 anni, con una pensione annua fino a 28 mila euro, da utilizzare per acquistare farmaci, visite specialistiche e prestazioni sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale. Una misura che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe offrire un sostegno concreto alla popolazione anziana, ma che secondo l'associazione rischia di affrontare soltanto gli effetti di un problema molto più profondo: le difficoltà di accesso alle cure e le carenze strutturali della sanità pubblica.
La questione non è soltanto economica. È soprattutto politica e sociale, perché riguarda il modello di sanità che si intende garantire ai cittadini, il principio di universalità delle cure e la capacità delle istituzioni di assicurare prestazioni tempestive indipendentemente dal reddito e dal territorio di residenza.
La posizione di Cittadinanzattiva è netta: i 1,645 miliardi di euro previsti per il voucher dovrebbero essere trasferiti al Fondo sanitario nazionale, rafforzandone la dotazione e destinando le risorse al potenziamento dei servizi pubblici. Una richiesta che assume particolare rilevanza anche in Valle d'Aosta, dove il tema dell'accessibilità alle prestazioni, della gestione delle liste d'attesa e della tutela delle persone anziane rappresenta una questione centrale per la tenuta del sistema sanitario regionale.
A spiegare le ragioni della contrarietà alla misura è Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, che riconosce innanzitutto la necessità di dare risposte alla popolazione anziana, ma contesta lo strumento individuato. «Comprendiamo l'intenzione di dare un segnale alle persone anziane, che sono tra le prime a pagare il prezzo delle liste d'attesa e della spesa sanitaria di tasca propria. Ma un bonus di 300 euro non risolve il problema, lo certifica».
Secondo Mandorino, il rischio è quello di consolidare un sistema nel quale il cittadino, anziché trovare nel servizio pubblico le prestazioni di cui ha bisogno, viene sostenuto economicamente per cercare soluzioni alternative. «È il contrario di ciò che chiediamo da anni, cioè un servizio pubblico capace, su tutto il territorio, di erogare in tempi certi le prestazioni che la legge già riconosce come diritti», sottolinea la segretaria generale.
Una posizione che merita attenzione anche nella realtà valdostana, dove la dimensione territoriale, la distribuzione dei servizi e le esigenze di una popolazione anziana impongono una riflessione sulla capacità della sanità pubblica di raggiungere tutti i cittadini, comprese le persone che vivono nelle vallate più periferiche. In questo quadro si inserisce il richiamo di Maria Grazia Vacchina, segretaria di Cittadinanzattiva Valle d'Aosta, chiamata a rappresentare sul territorio le istanze dei cittadini e a mantenere alta l'attenzione sulla qualità e sull'effettiva accessibilità dei servizi sanitari.
Il problema del voucher, secondo l'associazione, presenta almeno tre criticità. La prima riguarda il mancato rafforzamento dei Livelli essenziali di assistenza: finanziare l'acquisto di prestazioni al di fuori del Servizio sanitario nazionale non significa aumentare il personale, ampliare gli ambulatori o migliorare la capacità di presa in carico dei pazienti. La seconda è quella dell'equità. Un contributo identico per tutti non tiene conto delle differenti condizioni di salute, dei bisogni assistenziali e delle profonde disparità territoriali. Senza dimenticare che rimangono esclusi altri cittadini fragili che non possiedono i requisiti anagrafici o pensionistici richiesti. La terza criticità è la mancanza di continuità: una misura una tantum non può rispondere alle necessità di chi convive con patologie croniche, non autosufficienza o condizioni che richiedono assistenza costante.
Per Cittadinanzattiva, dunque, la strada da percorrere è un'altra. Nel corso dell'esame parlamentare del provvedimento l'associazione annuncia la presentazione di un emendamento soppressivo dell'articolo 53 del disegno di legge di bilancio, chiedendo che l'intero stanziamento di 1,645 miliardi di euro per il 2027 venga destinato all'incremento del Fondo sanitario nazionale, intervenendo sull'articolo 69 dello stesso provvedimento.
Le risorse dovrebbero essere concentrate su tre priorità. La prima è l'abbattimento delle liste d'attesa, attraverso maggiori finanziamenti per le prestazioni aggiuntive del personale sanitario pubblico e nuove assunzioni, così da consentire l'apertura di ambulatori e reparti diagnostici anche nelle ore serali e nei giorni festivi. L'associazione chiede inoltre che, quando vengono superati i tempi massimi previsti dal Piano nazionale di governo delle liste d'attesa, scattino automaticamente i percorsi di tutela, compreso il ricorso all'intramoenia o al privato con costi a carico del Servizio sanitario nazionale e il solo ticket per il cittadino.
La seconda priorità riguarda gli anziani non autosufficienti e le persone affette da demenza. Qui la richiesta è di finanziamenti strutturali, capaci di garantire percorsi assistenziali continui e integrati e di evitare che il peso della cura ricada quasi interamente sulle famiglie. Un problema che non è soltanto sanitario, ma anche economico e sociale: quando l'assistenza pubblica non riesce a rispondere, sono spesso i familiari a dover sostenere costi, rinunce lavorative e un carico quotidiano sempre più difficile da gestire.
La terza direttrice riguarda il rafforzamento dell'assistenza domiciliare e territoriale, soprattutto nella fase successiva al PNRR. Cittadinanzattiva propone una riserva di risorse vincolate per consolidare l'assistenza domiciliare integrata e dare piena attuazione ai modelli previsti dal DM 77/2022, dalle Case di comunità agli infermieri di famiglia, fino al potenziamento delle cure primarie. L'obiettivo è stabilizzare il personale e consentire alle persone anziane e fragili di ricevere cure adeguate direttamente a casa, evitando ricoveri impropri e il ricorso non necessario alle strutture ospedaliere.
La discussione sul voucher per gli over 75, in definitiva, va ben oltre la dimensione di un contributo economico. Mette a confronto due impostazioni: da una parte l'intervento temporaneo a sostegno della spesa sanitaria individuale, dall'altra l'investimento strutturale in un servizio pubblico capace di garantire a tutti le prestazioni necessarie. Una scelta che riguarda direttamente il diritto alla salute e la sostenibilità futura del sistema sanitario.
Per Cittadinanzattiva il punto non è negare un aiuto agli anziani, ma evitare che quel sostegno diventi la risposta ordinaria alle insufficienze della sanità pubblica. Perché una persona anziana non dovrebbe essere costretta a utilizzare un bonus per trovare una visita o un esame che il sistema sanitario dovrebbe già garantirle. E perché il diritto alla salute non può dipendere dalla capacità economica di ciascuno di integrare, con risorse proprie, ciò che il servizio pubblico non riesce a offrire.





