ATTUALITÀ ECONOMIA - 02 novembre 2026, 08:00

Vilma Gaillard, dalla CGIL allo SPI: «Il lavoro cambia, i diritti restano»

Dopo otto anni alla guida della CGIL Valle d’Aosta, Vilma Gaillard apre una nuova stagione del proprio impegno sindacale alla guida dello SPI CGIL, il sindacato dei pensionati. Un passaggio che non rappresenta soltanto un cambiamento di incarico, ma anche l’occasione per rileggere le trasformazioni della società valdostana, le difficoltà del mondo del lavoro e le nuove fragilità che interessano la popolazione anziana.

Vilma Gaillard neo segretario Spi VdA

Vilma Gaillard neo segretario Spi VdA

Salari, precarietà, sicurezza e qualità dell’occupazione si intrecciano sempre più con il potere d’acquisto delle pensioni, l’accesso alla sanità, i servizi territoriali e la tenuta del welfare pubblico. Due mondi diversi, quello dei lavoratori e quello dei pensionati, che condividono però molte delle stesse preoccupazioni.

In questa intervista, Gaillard ripercorre il suo mandato alla guida della CGIL regionale, tra risultati raggiunti, battaglie ancora aperte e obiettivi mancati, per guardare alle sfide che l’attendono nel nuovo ruolo: rappresentare una popolazione anziana in crescita e difendere diritti e servizi in una Valle d’Aosta chiamata a interrogarsi sul proprio modello sociale.

Dopo otto anni alla guida della CGIL Valle d’Aosta, si chiude una fase importante della sua esperienza sindacale. Come lascia l’organizzazione? Qual è lo stato di salute del sindacato regionale, quale eredità ritiene di lasciare e quali sono, a suo giudizio, le questioni che la nuova segreteria dovrà affrontare con maggiore urgenza?

“Concludo la guida della CGIL Valle d’Aosta al termine di due mandati intensi — un limite statutario che considero una regola saggia a tutela del rinnovamento democratico, delle idee e delle energie — caratterizzati da profonde trasformazioni economiche e crisi globali che hanno impattato duramente sul nostro territorio, consegnando un sindacato solido per tesseramento e radicamento, punto di riferimento fermo e autorevole per la Valle d’Aosta, nella consapevolezza che le sfide esterne imporranno una costante capacità di mobilitazione. Abbiamo investito moltissimo sulla contrattazione e sul rafforzamento dei servizi di tutela individuale. Penso di poter affermare di lasciare una CGIL Valle d’Aosta che ha saputo farsi valere ai tavoli negoziali senza mai perdere il contatto con la piazza e con le reali necessità delle persone. Il futuro impone alla nuova segreteria massima tempestività nel seguire con attenzione questa complessa fase istituzionale pretendendo che il sindacato sia ascoltato/audito anche nella stesura della finanziaria regionale; nel gestire le scottanti crisi occupazionali di Carrefour, Musumeci e Cogne Acciai Speciali e esigere risposte strutturali alle gravi carenze di sanità e welfare, garantendo il diritto alla salute e la dignità degli operatori.”

In questi anni il mondo del lavoro è cambiato profondamente. Tra difficoltà nel reperire personale, precarietà, salari, costo della vita e sicurezza, qual è oggi la condizione dei lavoratori valdostani? E quanto la specificità economica della Valle d’Aosta, con il peso del turismo, dei servizi e del pubblico impiego, rende diverse le problematiche locali rispetto al resto del Paese?

“La condizione dei lavoratori in Valle d’Aosta specchia la crisi nazionale, ma con l'aggravante del costo della vita tipico di una regione montana e turistica. La precarietà, la forte stagionalità e il part-time spesso involontario creano "lavoro povero" anche nella nostra regione. L'alto costo della vita unitamente al problema casa e trasporti non rendono la valle attrattiva per una stabilizzazione dei lavoratori stagionali e fuori sede. In questo contesto la nostra specificità economica incide tantissimo. L'economia valdostana poggia principalmente infatti su turismo e i servizi, settori in cui la stagionalità esasperata e i contratti precari o intermittenti creano forte instabilità. È qui che la Regione deve concentrare gli investimenti prioritari: non si può fare sviluppo turistico sulla pelle dei lavoratori; serve qualificare l’occupazione bloccando l’applicazione di contratti al ribasso o pirata e garantendo stabilità. Mentre il pubblico impiego valdostano (ricordo che il contratto è regionale) sconta le conseguenze di anni di blocchi delle assunzioni e tagli lineari, che hanno svuotato gli organici degli enti locali e della sanità, sovraccaricando il personale e penalizzando i servizi ai cittadini. Come CGIL da sempre rivendichiamo il valore del welfare pubblico: servono risorse strutturali per sbloccare i ritardi cronici dei rinnovi contrattuali e adeguare i salari al caro vita della regione, respingendo ogni logica di esternalizzazione e privatizzazione.”

Se dovesse indicare una conquista che le ha dato la maggiore soddisfazione durante il suo mandato, quale sceglierebbe? E, al contrario, qual è il rammarico più grande: una battaglia che non è riuscita a portare a termine, un risultato che avrebbe voluto ottenere o un problema sul quale ritiene che il sindacato non sia riuscito a incidere abbastanza?

“Una soddisfazione del mio mandato alla guida della CGIL Valle d’Aosta è che pur in una fase di forte criticità socio-economica vi è stato l'allargamento della nostra base associativa e il consolidamento del legame con la comunità locale, un traguardo raggiunto grazie all’impegno di tutta l'organizzazione. Ma rivendico con uguale orgoglio la nostra forte mobilitazione confederale a difesa dei valori generali: l’impegno coerente contro la guerra e per la pace, e la battaglia sul referendum costituzionale in difesa della democrazia, convinti che lo stravolgimento delle regole democratiche abbia sempre pesanti ripercussioni sul mondo del lavoro.”

“Il rammarico più profondo è legato ai quattro referendum promossi dalla CGIL sul lavoro e contro la precarietà. Abbiamo messo in campo un impegno straordinario e un investimento organizzativo enorme sulla nostra regione, che ci ha permesso di riallacciare un contatto forte, capillare e bellissimo con la gente e tra la gente nelle piazze valdostane. Purtroppo abbiamo perso, e resta il grande dispiacimento per un risultato che non ha premiato questo sforzo, lasciando ancora aperta la ferita del lavoro povero e frammentato che avremmo voluto sanare.”

Dal mondo dei lavoratori a quello dei pensionati: quanto cambia il modo di fare sindacato? Le rivendicazioni sono diverse, ma spesso le difficoltà hanno radici comuni. Come si possono tenere insieme il diritto a un lavoro dignitoso e a salari adeguati con la difesa di pensioni sufficienti, servizi sanitari accessibili e assistenza alle persone fragili?

“La CGIL è un sindacato confederale fondato sulla solidarietà tra generazioni, con una forte sinergia tra le diverse categorie che lo compongono compresa quella dei pensionati quindi il modo di fare sindacato non cambia di molto. Così come le rivendicazioni dei pensionati non sono separate da quelle dei lavoratori attivi, ma sono le due facce della stessa medaglia: la difesa dello stato sociale. Un lavoro povero, precario e sottopagato oggi non solo colpisce il lavoratore nel presente, ma distrugge il suo futuro, condannandolo a una pensione da fame domani. Difendere il potere d'acquisto delle pensioni oggi significa dare ossigeno a famiglie che spesso fanno da ammortizzatore sociale per figli e nipoti precari. Allo stesso modo, la battaglia per una sanità pubblica, universale e accessibile in Valle d’Aosta, insieme a un sistema di assistenza strutturato per le persone fragili, anziane e non autosufficienti, non è una rivendicazione di parte, ma per l’intera comunità, liberando le famiglie — e in particolare le donne — dal peso insostenibile del lavoro di cura privato. Nello SPI CGIL porterò questa stessa visione: unire le generazioni per pretendere che la ricchezza regionale venga investita sui diritti fondamentali, dalla dignità del salario fino alla tutela della fragilità e della vecchiaia.”

“Il 16, 17 e 18 novembre lo SPI CGIL scende in piazza. Queste date fanno parte del percorso di mobilitazione sindacale che prepara e anticipa lo sciopero generale nazionale della CGIL del 20 novembre, indetto per contrastare le misure della Legge di Bilancio del Governo. In Valle d’Aosta saremo a volantinare in mezzo alla gente martedì 17 novembre per far sentire la nostra voce su sanità, pensioni e welfare. Ciò a conferma del legame profondo tra pensionati e lavoratori attivi.”

La Valle d’Aosta dispone di un’autonomia speciale e di strumenti finanziari e istituzionali propri. Quanto questa condizione può fare la differenza nella tutela dei pensionati e nella qualità del welfare? E dove vede oggi le maggiori criticità: nella sanità territoriale, nelle liste d’attesa, nell’assistenza agli anziani, nelle politiche abitative o nella capacità di Comuni e Regione di rispondere ai bisogni sociali?

“Sì, l’autonomia speciale della Valle d’Aosta mette a disposizione risorse finanziarie e competenze istituzionali straordinarie, che permetterebbero di costruire un modello di welfare avanzato e su misura per il territorio. Tuttavia disporre di questi strumenti non garantisce risposte efficaci se manca una programmazione politica capace di governare le trasformazioni sociali in atto, a partire dal forte invecchiamento della popolazione valdostana. L'autonomia speciale può e deve fare la differenza, ma solo se le risorse della Valle d’Aosta vengano investite in modo massiccio e coordinato su diritti universali come la salute, la casa e la cura delle persone.”

“Oggi lo scollamento tra le potenzialità dell’autonomia e la realtà è evidente soprattutto nella sanità, dove la carenza di personale genera liste d'attesa insostenibili. Per molti pensionati l’impossibilità di accedere alle cure pubbliche si traduce nella rinuncia a curarsi o nel ricorso al privato, con costi altissimi per pensionati e famiglie. A questo si aggiunge la debolezza della sanità territoriale, che dovrebbe garantire risposte di prossimità nelle valli e che invece fatica a decollare, isolando le comunità periferiche. Il progressivo invecchiamento demografico sta determinando un forte aumento della domanda di cure a lungo termine. Le criticità principali risiedono nell'insufficienza dei servizi di assistenza domiciliare integrata e nel supporto alle famiglie e ai caregiver. Senza investimenti mirati a finanziare la non autosufficienza e a strutturare una rete di protezione sociale diffusa, l’autonomia speciale non riesce a frenare l'indebolimento dei legami interpersonali e l’isolamento degli anziani fragili. Infine, la carenza di politiche abitative strutturali, difficoltà nei trasporti e la frammentazione degli interventi tra Regione e Comuni rendono sempre più difficile rispondere ai bisogni sociali emergenti e alle difficoltà legate al caro vita.”*

Il sindacato riesce ancora a rappresentare tutte le generazioni e le diverse fasce della società? I giovani che faticano a trovare un’occupazione stabile, i lavoratori con carriere discontinue e i pensionati che aiutano economicamente figli e nipoti raccontano problemi che si intrecciano. Come può la CGIL, attraverso le sue categorie, costruire una solidarietà più concreta tra generazioni, evitando che le diverse esigenze vengano messe in contrapposizione?

“Sì, il sindacato, attraverso le sue categorie e la rete dei servizi di tutela individuale, previdenziale e fiscale come l’INCA e il CAAF, dimostra nei fatti di saper rappresentare tutte le generazioni. Non dobbiamo cadere nella trappola della contrapposizione tra giovani e anziani: siamo tutti elementi interconnessi dello stesso tessuto sociale e la solidarietà è l’unico collante che ci unisce. I pensionati oggi non chiedono privilegi isolati, ma anzi pretendono rispetto per i giovani e i giovanissimi che manifestano per il proprio domani. Gli anziani sono e saranno sempre al loro fianco, consapevoli che difendere l’occupazione stabile e il futuro delle nuove generazioni significa, in ultima analisi, difendere la tenuta sociale e il futuro di tutti.”

“Questa solidarietà intergenerazionale si esplica concretamente ogni giorno nei nostri uffici. Nelle nostre piattaforme rivendicative non chiediamo solo la rivalutazione delle pensioni attuali, ma ci battiamo per una pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue, affinché non siano i poveri di domani.”

“E infine, qui in Valle d’Aosta vi è ancora moltissimo lavoro da fare, dobbiamo lavorare meglio e con più incisività nella contrattazione sociale con la Regione e i Comuni. Con interventi urgenti per definire le tariffe locali, i servizi di assistenza domiciliare per gli anziani, l’accesso agli asili nido e le politiche per la casa, con l’obiettivo di tradurre le risorse pubbliche in aiuti concreti per le famiglie e le fasce più deboli del territorio, per alleggerire le famiglie dei lavoratori e togliere finalmente ai pensionati il peso di dover fare da ammortizzatore sociale privato per figli e nipoti.”

Alla guida dello SPI CGIL raccoglie una nuova responsabilità e una nuova sfida. Quali saranno le sue priorità? Su quali temi intende concentrare il lavoro nei prossimi anni e quali impegni si sente di assumere nei confronti delle pensionate e dei pensionati valdostani? Penso, in particolare, alla contrattazione sociale con Regione e Comuni, alla difesa del potere d’acquisto delle pensioni e alla tutela dei servizi pubblici.

“La sfida principale dei prossimi anni sarà dimostrare che l’autonomia speciale non è un concetto astratto, ma uno strumento finanziario e istituzionale che deve tradursi in tutele concrete per la vita quotidiana dei nostri iscritti.”

“Almeno quattro priorità irrinunciabili che guideranno la nostra azione.”

“La prima priorità è dare più forza alla contrattazione sociale e territoriale nei Comuni, che consideriamo il tavolo di confronto fondamentale in cui il sindacato negozia direttamente con gli enti locali e la Regione per definire le tariffe, l’accesso agli asili nido, i servizi per gli anziani e le politiche per la casa. In questo ambito vi è ancora moltissimo lavoro da fare in Valle d’Aosta ed è un punto fermo della nostra agenda. Lavoreremo per innalzare le soglie di esenzione dell’addizionale IRPEF a tutela dei redditi medio-bassi e sosterremo l'adozione di criteri di equità basati sull'ISEE reale per l’accesso a trasporti, mense sociali e TARI, contrastando la povertà relativa che colpisce in particolare le donne anziane sole.”

“La seconda priorità irrinunciabile riguarda il diritto alla salute, per una sanità pubblica, universale e di prossimità. Sviluppo concreto degli infermieri di comunità e l’attuazione delle Case della Comunità per decentralizzare le cure dall'Ospedale Parini. Inoltre, il sistema delle nostre Microcomunità va profondamente ripensato: oggi l'insufficienza dell’assistenza Domiciliare Integrata (ADI) costringe le strutture a gestire malati gravi escludendo gli anziani parzialmente autosufficienti, condannandoli alla solitudine o a costi insostenibili per le famiglie.”

“La terza sfida riguarda l'emergenza climatica, la povertà energetica e le nuove vulnerabilità. I cambiamenti del clima globale hanno un impatto strutturale sulle finanze e sulla salute dei nostri anziani, costretti ad affrontare estati caldissime in case non progettate per il condizionamento e inverni lunghi e rigidi, tipici delle zone in quota o dell'envers. Le bollette energetiche pesano in modo insostenibile su chi ha pensioni medio-basse, obbligando molti anziani a scegliere se riscaldarsi adeguatamente, comprare i farmaci o fare la spesa. Il recente dibattito in Consiglio regionale sull'introduzione di un Bonus Energia per circa 55.000 famiglie dimostra quanto sia attuale la nostra richiesta: rivendichiamo dalla Regione una misura strutturale sul caro energia di montagna, insieme a spazi urbani accessibili e servizi di assistenza pronti a intervenire nei picchi stagionali di caldo e freddo.”

“Infine, il quarto punto è il consolidamento del nostro sistema dei servizi di tutela individuale. Potenzieremo in modo strategico le sinergie con il Patronato INCA e i servizi fiscali del CAAF con un obiettivo preciso: migliorare la nostra capacità di intercettare tutte quelle pensionate e quei pensionati che oggi ancora non ci conoscono, per far emergere i cosiddetti "diritti inespressi" e garantire che ognuno riceva l'integrazione, il bonus o l'agevolazione a cui ha diritto per legge. Fare sindacato in Valle d’Aosta significa fare un’azione capillare e diffusa sul territorio, superando l’isolamento dei piccoli villaggi e delle vallate laterali per andare incontro alle persone laddove vivono. L'apertura e il consolidamento di presidi territoriali, come la nuova sede della Media Valle a Châtillon, dimostrano che per noi la prossimità è un impegno quotidiano.”

Guardando al futuro della Valle d’Aosta, quale considera oggi il rischio sociale più grande e quale la sfida che non può più essere rinviata? E, ripensando al percorso che l’ha portata dalla guida della CGIL a quella dello SPI, quale obiettivo vorrebbe poter dire di avere raggiunto alla fine di questo nuovo mandato?

“Guardando al futuro della nostra regione, il rischio sociale più grande è l’impoverimento complessivo della qualità della vita, unito allo spopolamento e all’isolamento delle nostre vallate. Quando parliamo di denatalità e di giovani costretti ad andarsene per trovare un lavoro dignitoso, stiamo parlando del progressivo spegnimento del nostro territorio. La Valle d’Aosta non può trasformarsi in una regione a maggioranza anziani, ma senza i servizi necessari per assisterli. La sfida che non può più essere rinviata, quindi, è quella di rimettere al centro della programmazione politica l'attrattività del territorio attraverso il lavoro stabile e la tenuta dei servizi pubblici. Dobbiamo pretendere che le risorse della nostra Autonomia vengano usate per creare un ecosistema in cui un giovane possa decidere di restare, mettere su famiglia e guardare al futuro con stabilità, sapendo che i suoi figli avranno asili nido accessibili e i suoi genitori anziani un'assistenza domiciliare dignitosa.”

“Il mio percorso, che mi ha portata dalla guida della CGIL confederale a quella dello SPI, mi permette di portare in questa categoria una visione d'insieme. Spesso si commette l’errore di considerare il sindacato dei pensionati come una realtà isolata, che si occupa solo di una fascia d'età. Al contrario, lo SPI è un grande sindacato generale sul territorio ed è la cinghia di trasmissione tra la memoria storica delle conquiste del lavoro e le battaglie del presente.”

“Alla fine di questo nuovo mandato, l’obiettivo che vorrei poter dire di aver raggiunto è l'aver scardinato l'idea stessa che i diritti abbiano un'età. Vorrei lasciare un sindacato che sia riuscito a imporre una svolta anche culturale nelle relazioni con la Regione e i Comuni, dimostrando che ogni euro investito nel welfare locale non è un costo, ma un investimento sulla tenuta della comunità. Sul piano interno, l'ambizione più grande è rendere la nostra struttura un punto di riferimento ancora più aperto e inclusivo: vorrei che lo SPI fosse riconosciuto da tutti i valdostani come una grande piazza sociale, un luogo dove chiunque – anche chi oggi non ci conosce o si sente smarrito di fronte alla burocrazia – possa trovare protezione, risposte e una comunità pronta a non lasciarlo solo.”

pi.mi.

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