ATTUALITÀ - 30 ottobre 2026, 16:49

Siepi sui marciapiedi, a Mestre scattano le multe. Ad Aosta, invece, chi tutela i pedoni?

A Mestre dodici proprietari di appartamenti e garage sono stati sanzionati con 180 euro ciascuno per una siepe che sporgeva di circa 15 centimetri su un marciapiede largo oltre 2 metri

ph. repertorio

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Ad Aosta, intanto, la vegetazione privata e spontanea invade i percorsi pedonali senza che si percepisca un'azione risolutiva della Giunta comunale. La questione non riguarda soltanto il decoro urbano, ma la sicurezza, l'accessibilità e l'uguaglianza dei cittadini davanti alle regole. Se le norme vanno rispettate, anche l'amministrazione deve fare la propria parte.

A quanto pare, per finire nei guai a volte bastano 15 centimetri. Non una strada completamente ostruita, non un marciapiede trasformato in una giungla, ma una siepe che supera il confine della proprietà privata e invade, seppure di poco, lo spazio pubblico. A Mestre, in un quartiere della città veneta, dodici proprietari di appartamenti e garage si sono visti contestare una violazione e recapitare una sanzione da 180 euro a testa. Il motivo? Una siepe che sporgeva di una quindicina di centimetri su un marciapiede largo più di 2 metri.

La vicenda ha suscitato amarezza tra i residenti. «Sanzione moralmente inaccettabile», ha raccontato uno dei condomini, contestando soprattutto la scelta di colpire individualmente i proprietari. «Al condominio poteva starci, ma ai singoli no», è stata la sua obiezione, accompagnata dalla considerazione che, in questo modo, sarebbero stati incassati circa 2.000 euro in un solo colpo.

L'amministratore del condominio ha inoltre precisato che la siepe viene potata regolarmente tre volte all'anno, di cui due tra giugno e settembre. Una circostanza che, agli occhi dei residenti, rende la contestazione ancora più difficile da accettare.

Naturalmente, il caso merita di essere valutato senza scorciatoie. La manutenzione periodica di una siepe non esclude automaticamente che, in un determinato momento, questa possa invadere uno spazio pubblico oltre i limiti consentiti. Allo stesso modo, l'esistenza di una violazione non rende superfluo verificare la correttezza degli accertamenti, l'individuazione dei responsabili e la proporzionalità dell'intervento. La questione, insomma, non si esaurisce nella contrapposizione tra cittadini multati e vigili urbani.

Ma è proprio qui che la storia di Mestre diventa interessante anche per Aosta. Perché, se si guarda alla situazione di diversi marciapiedi del capoluogo valdostano, la domanda sorge spontanea: chi interviene quando sono le siepi private, i rami e la vegetazione spontanea a restringere i percorsi pedonali?

Ad Aosta non è difficile imbattersi in marciapiedi sui quali la vegetazione sottrae spazio al passaggio, costringendo i pedoni a spostarsi verso il margine della carreggiata o a procedere in fila indiana. In altri casi, la crescita di arbusti e rami rende più complicato il transito, soprattutto nei punti già stretti o in presenza di ostacoli. Per chi cammina abitualmente, il problema è evidente; per chi ha difficoltà motorie, utilizza una carrozzina o accompagna un bambino in passeggino, può diventare un impedimento concreto.

E allora, viene da chiedersi, dov'è la Giunta comunale? Non si tratta di pretendere un vigile dietro ogni cespuglio o di trasformare la manutenzione del verde in una guerra contro i proprietari di casa. Si tratta, più semplicemente, di esercitare le responsabilità che spettano a un'amministrazione chiamata a garantire la fruibilità degli spazi pubblici e il rispetto delle regole.

Il Comune ha strumenti per affrontare queste situazioni: verificare le segnalazioni, accertare le responsabilità, individuare gli obblighi di manutenzione previsti dalle norme applicabili e richiedere gli interventi necessari. Quando ne ricorrono i presupposti, può procedere con gli strumenti sanzionatori previsti dalla legge e dai regolamenti. Ma deve farlo con criteri chiari, coerenti e uguali per tutti.

Il punto politico è proprio questo: le regole non possono diventare rigorose soltanto quando si tratta di multare un cittadino e rimanere sullo sfondo quando è l'amministrazione a dover intervenire.

Se una siepe invade il marciapiede, il proprietario deve assumersi le proprie responsabilità. Se, invece, la vegetazione cresce spontaneamente in un'area per la quale compete al Comune la manutenzione, spetta all'ente intervenire. Se la situazione è mista, occorre distinguere le responsabilità e agire di conseguenza. Non servono polemiche preventive, ma nemmeno alibi amministrativi: servono controlli, manutenzione e risposte verificabili.

Il tema non è soltanto estetico. Un marciapiede è un'infrastruttura essenziale della città, esattamente come una strada, un attraversamento pedonale o un percorso di collegamento tra un quartiere e i servizi. La sua funzione è consentire alle persone di muoversi in sicurezza, senza essere costrette a scendere sulla carreggiata per aggirare un ostacolo che avrebbe potuto essere rimosso.

Questo vale per tutti, ma soprattutto per le persone più fragili. Un giovane può riuscire a superare un ramo sporgente o a infilarsi in uno spazio ristretto senza pensarci troppo. Una persona anziana, chi ha difficoltà a mantenere l'equilibrio, chi utilizza una carrozzina o chi accompagna un bambino non dispone necessariamente delle stesse possibilità. La qualità di una città si misura anche dalla capacità di garantire a queste persone la libertà di spostarsi senza ostacoli evitabili.

Ecco perché la questione dovrebbe interessare da vicino l'amministrazione comunale di Aosta. Una città che aspira a essere accogliente, vivibile e attenta alla qualità della vita non può limitarsi a progettare nuovi spazi o a celebrare interventi di riqualificazione. Deve anche occuparsi della manutenzione quotidiana, quella meno appariscente, che raramente finisce nelle fotografie delle inaugurazioni ma che incide direttamente sulla vita dei residenti.

C'è poi un aspetto economico da non sottovalutare. Intervenire tempestivamente sulla vegetazione che invade i marciapiedi può evitare che piccoli problemi si trasformino in situazioni più complesse. Una gestione programmata, accompagnata da controlli periodici e da una comunicazione chiara con i proprietari, è spesso più efficace di un'amministrazione che si muove soltanto quando arriva una protesta o quando la situazione è ormai diventata insostenibile.

E anche il rapporto tra Comune e cittadini ne trarrebbe beneficio. Informare prima, richiamare gli interessati al rispetto degli obblighi e concedere, quando previsto e appropriato, tempi ragionevoli per intervenire non significa essere indulgenti. Significa amministrare con buon senso. Le sanzioni restano uno strumento legittimo quando ne ricorrono i presupposti, ma non dovrebbero mai diventare un surrogato della prevenzione e della buona gestione.

La vicenda di Mestre solleva inoltre una questione di equità. I residenti contestano di essere stati colpiti individualmente per una situazione legata a una siepe condominiale. Per stabilire se le sanzioni siano corrette occorrerebbe conoscere gli atti, le norme applicate e le responsabilità effettivamente accertate. Non è quindi possibile giudicare la legittimità dei singoli verbali sulla base delle sole dichiarazioni riportate. È però legittimo domandarsi se, in casi simili, le amministrazioni agiscano sempre con criteri comprensibili e proporzionati.

La stessa esigenza di coerenza deve valere ad Aosta. Non si chiede di sanzionare indiscriminatamente i proprietari, né di trasformare ogni siepe sporgente in un caso di ordine pubblico. Si chiede che il Comune individui i punti critici, chiarisca a chi spettano gli interventi e garantisca che i percorsi pedonali siano effettivamente utilizzabili.

Una ricognizione dei marciapiedi più problematici, un canale semplice per segnalare gli ostacoli, tempi ragionevoli per gli interventi e informazioni pubbliche sull'attività svolta sarebbero già un segnale concreto. Sarebbe inoltre utile distinguere gli ostacoli causati dal verde privato da quelli riconducibili alle aree pubbliche, così da evitare sia le ingiustizie nei confronti dei proprietari sia le omissioni da parte dell'ente.

Non si tratta di chiedere privilegi per qualcuno. Si tratta di pretendere un'amministrazione presente, capace di prevenire i problemi anziché inseguirli e di applicare le regole senza due pesi e due misure.

Perché, in fondo, il vero paradosso non sono i 15 centimetri di siepe contestati a Mestre. Il paradosso sarebbe che, mentre in una città si discute di multe per una modesta sporgenza, altrove i cittadini continuassero a fare lo slalom tra rami e arbusti senza sapere chi debba intervenire e quando.

Ad Aosta la Giunta comunale dovrebbe dare una risposta semplice: quali marciapiedi sono stati controllati, quali interventi sono stati programmati e quali tempi si prevedono per eliminare gli ostacoli? Sono domande concrete, alle quali si può rispondere con dati, sopralluoghi e un programma di manutenzione.

Il rispetto delle regole deve essere una responsabilità condivisa. I proprietari devono curare ciò che compete loro; il Comune deve occuparsi di ciò che rientra nelle sue responsabilità e vigilare sull'effettiva fruibilità degli spazi pubblici. Nessuno dovrebbe poter invocare l'inerzia altrui come giustificazione per la propria.

E allora, prima di discutere soltanto di verbali e sanzioni, sarebbe opportuno ricordare una regola elementare della buona amministrazione: il marciapiede appartiene alla comunità e deve restare accessibile alla comunità. Non è un'estensione del giardino privato, ma nemmeno uno spazio che il Comune può permettersi di trascurare.

A Mestre si discute di una siepe che sporge di 15 centimetri. Ad Aosta la questione dovrebbe essere più ampia: garantire che nessun cittadino sia costretto a rinunciare a una parte del proprio percorso perché qualcuno non ha provveduto alla manutenzione.

La domanda finale, dunque, è inevitabile: la Giunta comunale di Aosta intende intervenire con un programma concreto per rendere nuovamente percorribili i marciapiedi invasi dalla vegetazione, oppure continuerà a considerare il problema una questione secondaria?

Perché la qualità di un'amministrazione non si misura soltanto dalle opere che realizza, ma anche dalla capacità di garantire ogni giorno servizi essenziali, sicurezza e rispetto dei cittadini. E un marciapiede libero non è un lusso: è il minimo che una comunità dovrebbe poter pretendere.

je.fe.

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