FEDE E RELIGIONI - 28 ottobre 2026, 12:00

Segni di fede valdostana, il tesoro di santini che racconta due secoli di storia

Trecento copie numerate, 152 pagine e una raccolta tramandata da generazioni: il nuovo volume di Lorena Isabellon, scrittrice e disegnatrice di Saint-Vincent, restituisce valore alle immagini devozionali dell’Ottocento e del Novecento. Al centro del progetto, 19 libri religiosi storici, donati alla Biblioteca Diocesana di Aosta, e un patrimonio familiare che diventa testimonianza della fede, della cultura e della memoria della Valle d’Aosta

Segni di fede valdostana, il tesoro di santini che racconta due secoli di storia

Ci sono oggetti che sembrano appartenere soltanto alla sfera privata, custoditi per decenni nei cassetti di casa o tramandati da una generazione all’altra. Eppure, dietro una piccola immagine sacra, una preghiera stampata o una cartolina religiosa possono nascondersi frammenti di storia capaci di raccontare un’intera comunità. È da questa consapevolezza che nasce «Segni di fede valdostana. Immagini di devozione del XIX e XX secolo conservati nei libri di famiglia», il nuovo volume firmato da Lorena Isabellon, scrittrice e disegnatrice di Saint-Vincent, che ha scelto di trasformare una preziosa eredità familiare in uno strumento di conoscenza e conservazione della memoria collettiva.

L’opera, pubblicata in un formato quadrato di 16 per 16 centimetri e in una tiratura esclusiva di appena 300 copie numerate, riporta l’attenzione su un patrimonio spesso considerato minore, ma in realtà ricco di significati religiosi, artistici e sociali. I cosiddetti santini, immagini devozionali diffuse nelle famiglie soprattutto tra il XIX e il XX secolo, non erano soltanto strumenti di preghiera. Accompagnavano i momenti più importanti della vita, venivano conservati nei libri, scambiati in occasione delle ricorrenze religiose e tramandati come ricordi personali. In quelle piccole stampe si ritrovano così le tracce di una religiosità popolare che ha contribuito a plasmare l’identità delle comunità valdostane.

La raccolta da cui prende forma il volume appartiene alla storia della famiglia dell’autrice. Le immagini provengono infatti dai libri ereditati dalla nonna Martina Isabellon, di Saint-Vincent, e dalla bisnonna Giuseppina Vescoz, originaria di Saint-Jacques, nel territorio di Ayas. Un patrimonio costruito nel tempo, attraverso volumi religiosi che custodivano tra le proprie pagine testimonianze di devozione e memoria. Il più antico dei 19 libri esaminati risale al 1804 ed è scritto in latino: un dettaglio che restituisce immediatamente la profondità storica della ricerca e la possibilità di seguire, attraverso materiali originali, l’evoluzione delle forme della devozione.

Lorena Isabellon

La scelta di valorizzare questa eredità non si è fermata alla pubblicazione. I 19 volumi originari sono stati infatti donati alla Biblioteca Diocesana di Aosta, affinché possano essere conservati e messi a disposizione della collettività. È un passaggio significativo, perché trasforma una collezione privata in una risorsa accessibile per studiosi, ricercatori e appassionati. La tutela del patrimonio culturale passa anche da gesti come questo: riconoscere che oggetti conservati nelle case, pur legati alla storia di una singola famiglia, possono contribuire a ricostruire quella più ampia di un territorio.

Il libro si sviluppa in 152 pagine ed è accompagnato da un apparato critico e istituzionale che ne sottolinea il valore religioso e culturale. Le prefazioni sono firmate da monsignor Giuseppe Anfossi, vescovo emerito di Aosta, e da fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi. L’introduzione è stata curata da don Junior Carlo Louisetti, parroco della parrocchia di Sant’Orso a Cogne, mentre le schede tecniche e l’analisi scientifica dei materiali sono opera della stessa Lorena Isabellon.

Alla realizzazione del volume ha contribuito anche un collezionista d’arte di livello internazionale, che ha scelto di sostenere economicamente il progetto mantenendo l’anonimato. Una forma di mecenatismo che richiama l’importanza del sostegno privato nelle iniziative di conservazione e valorizzazione culturale, soprattutto quando si tratta di progetti specialistici, destinati a un pubblico circoscritto ma capaci di produrre ricadute durature sul piano della conoscenza.

Accanto al valore documentario, «Segni di fede valdostana» presenta anche un’attenzione particolare per gli appassionati di arte grafica e collezionismo. Il volume contiene infatti sei inserti removibili, con la riproduzione fedele di quattro santini e due cartoline, pensati per consentire una fruizione che affianchi alla lettura la possibilità di osservare da vicino le caratteristiche delle immagini originali.

La copertina è dedicata a un santino raffigurante San Francesco d’Assisi, identificato con il numero 67 della collezione. Stampata a Parigi, l’immagine risulta originariamente distribuita dalla parrocchia di Saint-Vincent, allora guidata dall’arciprete Louis Alliod, in occasione di tre ricorrenze: la Santa Pasqua, il Giubileo Universale e il settimo centenario della morte del Santo. Vi compaiono anche le parole di benedizione attribuite a San Francesco, a testimonianza di una tradizione editoriale nella quale immagini, testi e occasioni liturgiche si intrecciavano strettamente.

La tiratura limitata conferisce all’opera anche una dimensione collezionistica. Le 300 copie numerate sono già state distribuite alle principali autorità religiose e civili, a livello locale e nazionale, e ad alcuni centri culturali europei. Per chi desidera approfondire la ricerca, il volume è stato inoltre destinato al Fondo Valdostano della Biblioteca di Aosta e alla Biblioteca di Saint-Vincent. La consultazione presso queste sedi è prevista dopo il 15 novembre, mentre i libri originali sono conservati presso la Biblioteca Diocesana di Aosta.

La pubblicazione, nelle intenzioni dell’autrice, rappresenta soltanto il primo passo di un percorso più ampio. La ricerca che ha accompagnato la raccolta e lo studio dei materiali sarà infatti al centro di un prossimo evento scientifico, attualmente in fase di elaborazione presso un prestigioso polo universitario. I dettagli saranno comunicati nelle prossime settimane, ma la prospettiva è già delineata: approfondire il valore storico e documentario di queste testimonianze, inserendole in un contesto di ricerca che possa andare oltre la dimensione locale.

Il significato dell’iniziativa, del resto, supera i confini di una pubblicazione d’arte. In una fase in cui la conservazione dell’identità culturale passa anche attraverso la capacità di recuperare fonti spesso trascurate, le piccole immagini devozionali diventano documenti di un mondo sociale, religioso e familiare. Raccontano abitudini, linguaggi figurativi, legami con i luoghi di culto e relazioni tra le comunità valdostane e i più ampi circuiti della produzione religiosa europea.

È proprio in questa prospettiva che il lavoro di Lorena Isabellon assume un significato particolare per la Valle d’Aosta. La valorizzazione del patrimonio non riguarda soltanto i grandi monumenti, gli archivi istituzionali o le opere d’arte più celebri. Può cominciare anche da una raccolta custodita in famiglia, dalla pazienza di catalogare materiali antichi e dalla decisione di renderli accessibili. Il passaggio dalla memoria privata alla conoscenza condivisa dimostra che la tutela dell’identità valdostana si costruisce anche recuperando testimonianze apparentemente marginali, ma capaci di illuminare la vita quotidiana delle generazioni che ci hanno preceduto. E che, talvolta, sono proprio le tracce più piccole a conservare la storia più grande di una comunità.

je.fe.

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