Al centro del giudizio c’è la legge regionale 21 del 2007 sui limiti di mandato. Fa specie constatare come proprio le forze autonomiste, che quella norma avevano fortemente voluto e votato per garantire il ricambio democratico, abbiano cercato scorciatoie interpretative pur di forzare un quarto mandato consecutivo. Questo comportamento dimostra un totale disprezzo per le regole autoimposte.
Affrontare ben due gradi di giudizio per difendere una posizione palesemente illegittima comporta una particolarità inaccettabile nell’uso del denaro dei contribuenti. La scelta di ignorare i pareri negativi espressi dagli stessi uffici del Consiglio regionale fin dal novembre 2023, per imbarcarsi in una sterile battaglia legale, configura uno spreco di risorse pubbliche intollerabile, finalizzato solo alla conservazione “brutta parola” della poltrona.
L’ostinazione con cui sono stati non accolti i rilievi delle opposizioni e degli organi amministrativi tradisce una pericolosa arroganza del potere. L’idea che il Consiglio regionale potesse piegare lo spirito delle leggi regionali per fini di parte dimostra la presunzione di considerarsi al di sopra delle regole comuni. Questo atteggiamento mina il principio fondamentale secondo cui la legge è uguale per tutti.
Questa vicenda lascia la Valle d’Aosta in una situazione di profonda instabilità e arreca un danno incalcolabile alla credibilità della politica. L’elettorato dell’Union Valdôtaine, storicamente legato alla tutela rigorosa delle istituzioni e dell’Autonomia, credo che si trovi oggi profondamente smarrito.
Purtroppo, questa vicenda comporterà ulteriormente sfiducia nelle istituzioni, con conseguente fuga da percorsi elettorali.





