Sono uno dei cittadini aostani finiti nella vicenda SEND, quella delle multe mai notificate e poi raddoppiate.
Per correttezza, dico che molte informazioni le ho ottenute parlando con un consigliere di un’associazione di consumatori, l’AVCU, che nel 2025 ha presentato un esposto in Procura e alla Corte dei conti.
Scrivo perché continuo a ricevere lettere di ingiunzione per sanzioni di cui non ho mai visto la notifica. Nessun avviso nella cassetta, nessun foglietto, niente. Una multa di poche decine di euro è diventata una cifra che fa passare la voglia di dormire.
All’inizio ho pensato che fosse un errore e che si sarebbe sistemato tutto. Poi ho capito che l’errore, semmai, era crederci.
Ho parlato con politici di destra e di sinistra, gente che conosco e che stimavo. Tutti comprensivi, tutti dispiaciuti, tutti con una buona parola. Poi il silenzio.
Sono andato dalle associazioni, che hanno chiesto incontri al Comune. Hanno aspettato. Sono stati presentati esposti, so che ne sono stati presentati, e anche lì ho aspettato.
Mi sono accorto di aver passato più tempo ad aspettare risposte che a vivere la mia vita. Ogni volta che suona il campanello o arriva una busta con la finestrella, il cuore fa un salto: è lei, è di nuovo lei. E la sera, a tavola, si finisce a parlare di quello invece che di noi.
Eppure, a voler essere onesti, non è che nessuno abbia parlato. Il Consiglio comunale ha votato mozioni all’unanimità, con tanto di applauso. Il sindaco ha spiegato che il Comune non può annullare le maggiorazioni e che a chi non ha ricevuto nulla resta il giudice di pace.
Tutto vero, tutto regolare. Ed è proprio questo che mi toglie il fiato: che si possa avere ragione su ogni passaggio e lasciare comunque un cittadino solo davanti a un muro.
Sul numero delle persone coinvolte ho smesso di capire. Si è parlato di mille e più persone, poi di molte meno. Forse contano cose diverse, forse non si è mai voluto contare davvero.
A me, onestamente, non cambia molto: per chi riceve la lettera, ogni caso è il suo, e pesa tutto.
Mi dicono che bisogna avere fiducia nelle istituzioni. Io ce l’ho avuta e per anni ho pagato tutto, puntuale, anche quello che non mi piaceva. Credevo fosse un patto: io rispetto le regole e le regole rispettano me.
Scopro che il patto vale solo in una direzione. Quando sbaglia il cittadino, i termini sono perentori; quando sbaglia il sistema, i tempi diventano lunghi, elastici, indefiniti.
Ormai non chiedo nemmeno più che mi si dia ragione. Mi basterebbe che qualcuno mi guardasse in faccia e dicesse: abbiamo sbagliato, ecco quanti siamo, ecco cosa possiamo fare.
Invece ricevo lettere con un timbro e nessun volto.
Ho smesso di credere nei partiti, nelle commissioni, nei comunicati. Non per cattiveria: è stanchezza. La fiducia si perde così, non con uno scandalo, ma con mille silenzi educati.
Tra qualche settimana si accenderanno le luci in piazza Chanoux e tutti diremo che bisogna essere più buoni. A me basterebbe che fossimo più attenti: a chi resta indietro, a chi non fa rumore, a chi paga anche quando non dovrebbe e poi si stanca di chiedere.
Caro Gesù Bambino, non ti chiedo un miracolo. Ti chiedo che qualcuno, in Comune, in Procura, ovunque, trovi il coraggio di rispondere. E se proprio non è possibile, fa’ almeno che io smetta di aspettare.
Con rassegnazione, e un filo di speranza che non so da dove venga.





