L’immigrazione in Valle d’Aosta non è soltanto una questione demografica, né un tema da affrontare attraverso contrapposizioni ideologiche. È una realtà che incide sul mercato del lavoro, sulla disponibilità di alloggi, sulla scuola e, più in generale, sulla capacità della comunità valdostana di governare i cambiamenti sociali. A raccontarla sono i numeri del Dossier Statistico Immigrazione 2026, che restituiscono l’immagine di un fenomeno ormai strutturale, con opportunità da cogliere e criticità che richiedono risposte concrete.
I cittadini stranieri residenti in Valle d’Aosta sono 9.194, con un incremento di 373 persone in un anno. Rappresentano il 7,5% della popolazione regionale: una quota che rende evidente quanto il tema riguardi direttamente le politiche pubbliche, dalla formazione professionale ai servizi sociali, fino alle misure necessarie per favorire l’accesso alla casa e l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
È attorno a queste questioni che si è sviluppata la presentazione del Dossier, svoltasi martedì 27 ottobre ad Aosta, nell’ambito dell’iniziativa nazionale dedicata all’analisi del fenomeno migratorio. Un appuntamento che ha riunito istituzioni, operatori sociali e rappresentanti del mondo della formazione, con l’obiettivo di leggere i cambiamenti in corso attraverso dati e analisi, superando le semplificazioni che spesso caratterizzano il dibattito pubblico.
Ad aprire i lavori sono state Miguelina Baldera Santana, presidente dell’associazione Uniendo Raices, e Milena Martinat, pastora della Chiesa valdese di Aosta. Sono intervenuti William Bonapace, referente regionale IDOS, l’assessore comunale Marco Gheller e Tiziana Gagliardi, di EnAIP Valle d’Aosta, per il progetto Habita Aosta. La moderazione è stata affidata ad Arnela Pepelar, referente dell’area Migrazioni della cooperativa L’Esprit à l’Envers.

Miguelina Baldera, presidente dell'associazione Uniendo Raices e Milena Martinat, pastora della chiesa Valdese di Aosta
A sostenere l’iniziativa è stata anche la Tavola valdese, attraverso i fondi dell’Otto per mille della Chiesa valdese – Unione delle Chiese metodiste e valdesi, che contribuisce alla realizzazione del Dossier. Un sostegno che sottolinea il valore della ricerca e dell’informazione come strumenti per comprendere le trasformazioni della società e favorire un confronto pubblico fondato sulla conoscenza dei fatti.
È soprattutto guardando alla scuola e al lavoro che i numeri assumono un significato concreto. Nelle istituzioni scolastiche valdostane gli studenti con cittadinanza straniera sono 1.373, pari all’8,5% del totale. Di questi, 755 sono nati in Italia. Un dato che invita a distinguere tra cittadinanza e percorso di vita: una parte significativa di questi ragazzi è cresciuta nel Paese, frequenta le scuole del territorio e condivide quotidianamente esperienze, relazioni e aspettative con i coetanei valdostani.
La scuola rappresenta quindi uno dei luoghi decisivi per costruire coesione sociale e opportunità. L’integrazione non si esaurisce nell’accoglienza, ma passa dalla qualità dell’insegnamento, dall’apprendimento della lingua, dall’orientamento e dalla possibilità di proseguire gli studi o accedere alla formazione professionale. Evitare che le differenze di partenza si trasformino in disuguaglianze permanenti è una sfida che riguarda non soltanto le famiglie straniere, ma l’intero sistema educativo regionale.
Sul fronte occupazionale emerge un’altra questione rilevante: la difficoltà di valorizzare pienamente le competenze disponibili. Secondo il Dossier, il 32,2% dei lavoratori stranieri risulta sovraistruito rispetto alla mansione svolta. In altri termini, una parte dei lavoratori possiede un livello di istruzione superiore a quello richiesto dall’attività che svolge. Un fenomeno che può tradursi in professionalità sottoutilizzate, percorsi di carriera limitati e un mancato riconoscimento delle competenze acquisite.
Per un territorio come la Valle d’Aosta, che deve confrontarsi con le esigenze delle imprese, la disponibilità di personale e la necessità di mantenere servizi e attività economiche, il tema non è secondario. Favorire l’incontro tra competenze e occupazioni significa migliorare le prospettive individuali, ma anche utilizzare meglio le risorse umane presenti sul territorio. Il rischio, altrimenti, è che una parte del potenziale professionale rimanga inutilizzata, con conseguenze tanto per i lavoratori quanto per il sistema economico regionale.
Accanto al lavoro c’è poi la questione abitativa, uno dei nodi più delicati dell’integrazione. L’accesso a un alloggio adeguato condiziona la stabilità familiare, la continuità scolastica dei figli e la possibilità di mantenere un impiego. Le difficoltà segnalate dal Dossier richiamano dunque un problema che non può essere isolato dal quadro generale delle politiche per la casa: la disponibilità di abitazioni, la sostenibilità dei canoni e l’accessibilità delle soluzioni abitative rappresentano questioni che investono una fascia più ampia della popolazione.
È su questo terreno che le politiche pubbliche sono chiamate a trovare un equilibrio tra bisogni sociali, risorse disponibili e capacità dei servizi. L’obiettivo non può essere soltanto gestire le emergenze, ma individuare strumenti che favoriscano percorsi di autonomia, riducano le situazioni di marginalità e consentano alle persone di contribuire alla vita economica e sociale della comunità.
Un approccio che l’assessore comunale Marco Gheller (nella foto con Arnela Pepelar, referente aria migranti L'Esprit l'Envers) riconduce alla necessità di partire dai dati prima di formulare giudizi. «Appartengo a una scuola politica che crede che i temi vadano affrontati in maniera pragmatica e non ideologica. Credo che, prima di formulare giudizi o individuare soluzioni, sia necessario studiare i dati, conoscere i fenomeni e comprendere la realtà in cui siamo chiamati a intervenire», afferma Gheller.
Per l’assessore, il punto di partenza deve essere la capacità di riconoscere contemporaneamente le difficoltà e le opportunità. «Questo significa riconoscere le criticità, misurare le opportunità e valutare gli effetti delle politiche pubbliche. L’immigrazione è un tema complesso, che merita serietà e concretezza: le risposte devono nascere dalla conoscenza dei fatti, non da posizioni preconcette», aggiunge.
Il richiamo al pragmatismo apre una questione che riguarda direttamente il governo del territorio. Conoscere la dimensione del fenomeno è indispensabile, ma non sufficiente: occorre tradurre le informazioni in scelte amministrative, definire priorità e verificare se gli interventi adottati producano risultati. La collaborazione tra Comuni, Regione, scuole, servizi sociali, mondo della formazione e imprese diventa quindi un passaggio essenziale per evitare che le diverse problematiche vengano affrontate separatamente, senza una visione d’insieme.
In questo quadro, fare rete significa anche migliorare lo scambio di informazioni, coordinare i servizi e individuare percorsi capaci di rispondere alle esigenze delle persone e della comunità. L’integrazione si costruisce attraverso opportunità reali, accesso ai servizi, formazione, lavoro regolare e condizioni abitative adeguate. Non è un processo automatico, né un obiettivo che possa essere raggiunto con dichiarazioni di principio: richiede risorse, continuità amministrativa e una valutazione costante dei risultati.
Il Dossier Statistico Immigrazione 2026 offre dunque una base per leggere una trasformazione che riguarda il presente e il futuro della Valle d’Aosta. I 9.194 residenti stranieri, gli studenti presenti nelle scuole e le difficoltà di valorizzazione delle competenze professionali raccontano aspetti diversi della stessa realtà: la necessità di governare i cambiamenti demografici e sociali con strumenti adeguati, evitando tanto le generalizzazioni quanto la sottovalutazione dei problemi.
La questione, in definitiva, non è soltanto stabilire quanti siano i cittadini stranieri residenti in Valle d’Aosta, ma capire quale ruolo possano svolgere nella società regionale e quali condizioni siano necessarie perché la loro presenza si traduca in partecipazione, lavoro e stabilità. Per una regione autonoma, che deve tutelare la propria coesione sociale e rispondere alle esigenze di un territorio con caratteristiche specifiche, questa è anche una prova di capacità di governo: utilizzare i dati per orientare le politiche, valorizzare le competenze e affrontare le fragilità senza lasciare indietro nessuno. Perché l’integrazione non si misura soltanto nelle percentuali, ma nella capacità di costruire una comunità nella quale diritti, responsabilità e opportunità possano trovare un equilibrio concreto.





