Un aiuto alle famiglie per alleggerire il peso dei costi energetici è una misura importante, soprattutto in una regione di montagna come la Valle d’Aosta. Ma per essere davvero efficace deve raggiungere chi ne ha più bisogno, tenere conto delle diverse modalità di riscaldamento e non penalizzare chi ha già investito per ridurre i consumi. È attorno a questi interrogativi che si sviluppano le critiche di CGIL Valle d’Aosta, Federconsumatori Valle d’Aosta e Alleanza Verdi e Sinistra alla proposta di legge regionale n. 28, presentata da quattro consiglieri della maggioranza e attualmente in discussione in Consiglio Valle.
Il provvedimento mette a disposizione 20,6 milioni di euro per il biennio 2026-2027, attraverso i dividendi straordinari della Compagnia Valdostana delle Acque (CVA), con l’obiettivo dichiarato di ridurre i costi energetici e favorire la residenzialità in montagna. Una finalità che le organizzazioni non contestano in quanto tale, ma rispetto alla quale sollevano dubbi sull’impostazione della misura, sulle modalità di distribuzione delle risorse e sulla sua capacità di rispondere alle esigenze economiche, sociali e ambientali della popolazione.
Il primo elemento critico riguarda la scelta di distribuire il contributo per l’energia elettrica senza introdurre criteri di accesso legati alla situazione economica delle famiglie. Per CGIL e Federconsumatori, un sostegno generalizzato rischia di non dare la necessaria priorità ai nuclei più fragili, mentre le risorse pubbliche dovrebbero essere indirizzate soprattutto verso chi fatica a sostenere le spese essenziali. Da qui la richiesta di introdurre l’ISEE o altri indicatori di vulnerabilità economica, così da rendere l’intervento più equo e incisivo.
La questione assume un significato particolare in una regione dove il costo del riscaldamento pesa in modo rilevante sui bilanci domestici. La proposta, infatti, interviene sulla fornitura elettrica, ma non contempla un sostegno specifico per il teleriscaldamento, il GPL e il gasolio. Resterebbero quindi senza un aiuto dedicato gli utenti del teleriscaldamento di Aosta e della cintura urbana e numerose famiglie delle vallate non raggiunte dalla rete del metano, che devono affrontare spese spesso elevate per riscaldare le proprie abitazioni.
«La povertà energetica non si combatte intervenendo soltanto sulla bolletta elettrica. La luce non scalda le case: occorre sostenere concretamente chi fatica a pagare il riscaldamento», sottolineano CGIL Valle d’Aosta e Federconsumatori Valle d’Aosta, chiedendo di ampliare il perimetro degli aiuti e di introdurre un sistema di sostegno capace di rispondere alle diverse condizioni abitative del territorio.
Le due organizzazioni propongono, in particolare, l’istituzione di un «Fondo Calore» per le spese di teleriscaldamento e dei combustibili non distribuiti attraverso reti, oltre a misure contro la morosità incolpevole e a maggiori tutele contro i distacchi delle forniture durante l’inverno. La richiesta è accompagnata dalla proposta di sospendere l’iter legislativo per consentire un confronto con le parti sociali, le associazioni dei consumatori e le realtà che operano quotidianamente accanto alle persone in difficoltà.
Alle questioni distributive si aggiunge quella della coerenza della legge con gli obiettivi dichiarati di transizione energetica. Su questo fronte interviene Alleanza Verdi e Sinistra, che richiama anche la genesi del provvedimento, presentato dal consigliere Marquis nel luglio 2023, quando sedeva all’opposizione, e riproposto nell’attuale legislatura con il sostegno della maggioranza.
Secondo il gruppo consiliare, il contributo previsto per i consumi elettrici sarebbe stato ridimensionato rispetto alla prima versione: dai 20 centesimi per kWh ipotizzati nel 2023 ai 10 centesimi per kWh della proposta attuale. AVS stima che lo stanziamento, distribuito su circa 55.000 utenze, possa tradursi in un beneficio inferiore a 200 euro annui per nucleo familiare, una volta considerate le spese di gestione del sistema. Una cifra che può comunque rappresentare un aiuto, ma che, secondo il gruppo, non sarebbe sufficiente a incidere in modo significativo sulle situazioni di maggiore difficoltà.
La critica principale riguarda però il rapporto tra il meccanismo di incentivazione e gli investimenti per l’efficienza energetica. Nella lettura di AVS, il contributo proporzionale all’elettricità prelevata dalla rete finirebbe per favorire chi consuma di più, anziché premiare chi ha investito per ridurre i propri fabbisogni attraverso impianti fotovoltaici e sistemi più efficienti.
Il gruppo propone l’esempio di due famiglie con abitazioni di dimensioni analoghe e un fabbisogno elettrico complessivo simile: una preleva 4.500 kWh dalla rete, mentre l’altra, grazie al fotovoltaico, ne preleva soltanto 1.000. Applicando i parametri descritti da AVS, la prima riceverebbe un contributo di 450 euro, contro i 100 euro destinati alla seconda, con una differenza di 350 euro. Il confronto, secondo il gruppo, evidenzia una possibile contraddizione: chi investe per produrre autonomamente energia e ridurre i prelievi dalla rete rischia di ottenere un beneficio inferiore.
La questione si complica ulteriormente per chi ha elettrificato i consumi domestici, ad esempio installando una pompa di calore. Queste famiglie possono avere bisogno di una maggiore potenza contrattuale e sostenere quindi costi fissi più elevati in bolletta. Un sistema di agevolazioni basato soprattutto sui kWh prelevati, osserva AVS, rischia di non riconoscere adeguatamente gli investimenti effettuati per ridurre l’impatto energetico dell’abitazione.
Un’altra contestazione riguarda la differenziazione del contributo in base alla provenienza dell’energia. Secondo la ricostruzione di AVS, la proposta riconoscerebbe un’agevolazione di 6 centesimi per kWh anche per l’energia acquistata da fonti fossili, mentre per l’energia verde, come quella offerta attraverso i contratti CVA richiamati dal gruppo, il beneficio aggiuntivo sarebbe di 4 centesimi per kWh. Una differenza che, nella valutazione di Alleanza Verdi e Sinistra, non sarebbe sufficiente a incentivare in modo significativo le scelte più sostenibili.
Le due posizioni convergono quindi su un punto centrale: il sostegno economico alle famiglie e la transizione energetica non dovrebbero essere trattati come obiettivi separati. Una misura efficace dovrebbe aiutare chi fatica a pagare le bollette, ma anche favorire comportamenti e investimenti che riducano strutturalmente i consumi e la dipendenza dalle fonti fossili. La difficoltà consiste nel trovare un equilibrio tra l’esigenza di offrire un beneficio immediato alla popolazione e quella di utilizzare le risorse pubbliche per accompagnare un cambiamento duraturo.
Il confronto si sposta così sul piano politico e sul metodo con cui la proposta è stata elaborata. CGIL, Federconsumatori e Alleanza Verdi e Sinistra criticano la mancata apertura di un adeguato spazio di confronto con le associazioni dei consumatori e con le realtà sociali interessate dal provvedimento. AVS definisce particolarmente contraddittorio il rifiuto della maggioranza di ascoltare in Commissione proprio le organizzazioni che rappresentano gli utenti e che potrebbero contribuire a individuare le criticità della misura.
CGIL e Federconsumatori chiedono di sospendere l’iter della proposta e di avviare urgentemente le audizioni in Commissione consiliare. Alleanza Verdi e Sinistra annuncia invece la presentazione di proposte correttive, con l’obiettivo di intervenire sugli aspetti ritenuti più problematici. Resta quindi aperta la questione della disponibilità della maggioranza a modificare il testo e a valutare soluzioni alternative prima dell’approvazione definitiva.
La discussione sulla proposta di legge n. 28 va oltre la dimensione tecnica di un contributo in bolletta. Tocca il modo in cui la Valle d’Aosta sceglie di utilizzare le proprie risorse, il rapporto tra sostegno pubblico e responsabilità ambientale e la capacità delle istituzioni di rispondere alle differenze economiche e territoriali che caratterizzano una regione alpina. I 20,6 milioni di euro rappresentano una disponibilità importante, ma il risultato dipenderà dalle regole con cui saranno distribuiti e dagli obiettivi che si intendono perseguire.
La sfida politica è trovare una sintesi tra l’esigenza di garantire un aiuto immediato alle famiglie, la necessità di concentrare maggiormente le risorse sulle situazioni di fragilità e l’ambizione di sostenere una transizione energetica che premi l’efficienza e gli investimenti sostenibili. Il passaggio in Commissione può diventare l’occasione per verificare se questi obiettivi possano convivere in una misura più coerente e condivisa, evitando che un intervento nato per sostenere la popolazione e incentivare la residenzialità in montagna finisca per lasciare irrisolte proprio alcune delle questioni che dovrebbe affrontare.




