Ci sono numeri che raccontano il lavoro di un’associazione e storie che ne spiegano il significato più profondo. I trent’anni della Colletta alimentare in Valle d’Aosta stanno dentro entrambe queste dimensioni: quasi 40 tonnellate di alimenti raccolte nel 2025, circa 2.500 persone sostenute attraverso 29 enti caritativi convenzionati, ma soprattutto centinaia di volontari che, nel corso degli anni, hanno scelto di dedicare tempo ed energie a chi si trova in difficoltà.
È stato questo il filo conduttore della serata di sabato 24 ottobre al Teatro Giacosa di Aosta, dove il Banco Alimentare della Valle d’Aosta ha celebrato il trentennale della Colletta. Non soltanto una ricorrenza, ma un’occasione per raccontare come un gesto semplice, quello di donare generi alimentari, possa diventare un’esperienza capace di cambiare il modo di guardare agli altri e, talvolta, anche alla propria vita.
La storia valdostana della Colletta comincia nel 1998, quando un gruppo di amici decide di aderire all’iniziativa nazionale. Le aspettative iniziali sono modeste, le indicazioni organizzative ancora sommarie e l’esperienza tutta da costruire. Eppure, al termine della prima giornata di raccolta, il risultato è sorprendente: quasi tre tonnellate di generi alimentari.
Da quel primo passo prende forma un percorso destinato a crescere. Le scorte aumentano, gli spazi iniziali non bastano più e il lavoro si organizza progressivamente, fino alla nascita, nel 2005, dell’associazione Banco Alimentare per la Valle d’Aosta.
Oggi quella realtà rappresenta un punto di riferimento per il sostegno alimentare sul territorio. Dietro le cifre ci sono persone e famiglie che affrontano situazioni di fragilità, ma anche una rete di enti, associazioni e volontari che rende possibile trasformare le donazioni in aiuti concreti.
La serata del Giacosa ha voluto ripercorrere questo cammino attraverso immagini d’archivio, testimonianze e musica, ricordando che il valore della Colletta non si misura soltanto con ciò che viene raccolto, ma anche con gli incontri che rende possibili.
Tra le testimonianze più significative c’è quella di Gina, insegnante arrivata in Valle d’Aosta dalla Puglia nel 2000, proprio durante l’alluvione che colpì la regione.
Fu in quel contesto difficile che incontrò l’esperienza della Colletta alimentare. A colpirla, inizialmente, fu la capacità di un collega di avvicinare le persone, spiegando loro che anche in una situazione di emergenza si poteva fare qualcosa per gli altri.
Da quell’incontro è nato un impegno che non si è più interrotto. Gina ha partecipato alla raccolta ogni anno e, più recentemente, ha coinvolto anche la comunità scolastica nella quale lavora. L’anno scorso, attraverso la partecipazione di studenti e personale, sono stati raccolti 1.500 euro.
La sua esperienza mostra come la solidarietà possa uscire dai confini di una singola giornata e diventare parte della vita quotidiana, coinvolgendo anche le nuove generazioni. Un gesto che si moltiplica quando viene condiviso e che può contribuire a educare alla responsabilità e all’attenzione verso chi ha meno.
Diverso, ma altrettanto significativo, il percorso di Gim, magazziniere che si è avvicinato al Banco Alimentare in una fase particolarmente difficile della propria vita, segnata dai problemi di salute della moglie, dalla presenza di un figlio piccolo e dalla mancanza di lavoro.
Un giorno riconosce al telegiornale un uomo che frequentava abitualmente il bar sotto casa e che aveva visto tra i volontari della Colletta. Decide così di provare a dare una mano, mettendo a disposizione il tempo che aveva.
Da quella scelta è nato un impegno che dura ormai da dieci anni.
La sua storia racconta una dimensione spesso meno visibile del volontariato: aiutare gli altri può diventare anche un modo per ritrovare relazioni, dare un senso al proprio tempo e non lasciarsi chiudere dalla solitudine nei momenti più complicati.
Non significa cancellare le difficoltà personali, ma scoprire che anche quando si attraversa una fase di fragilità si può ancora essere una risorsa per qualcuno.
È forse questo uno degli insegnamenti più importanti emersi dalla serata: chi riceve aiuto e chi lo offre non sono sempre due categorie separate. A volte le persone passano da una condizione all’altra e proprio nell’incontro trovano nuove possibilità.
A dare una cornice più ampia a queste esperienze è stato Massimo Romanò, giornalista ed ex caporedattore di Avvenire, autore del volume Piccoli gesti che cambiano il cuore. 30 anni di Colletta Alimentare, con prefazione di Liliana Segre.
Il libro raccoglie trenta storie di persone incontrate attraverso l’esperienza della Colletta, nella convinzione che per comprenderne davvero il valore sia necessario andare oltre i risultati numerici e ascoltare ciò che accade nelle relazioni umane.
Nel suo intervento, Romanò ha richiamato anche il tema della mancanza di speranza e di prospettive che può attraversare la società contemporanea, soffermandosi sulle giovani generazioni e sulla necessità di offrire loro occasioni concrete di partecipazione.
La Colletta, in questa prospettiva, non è soltanto una raccolta di alimenti. È un’opportunità per incontrare persone diverse, scoprire realtà spesso lontane dalla propria esperienza e comprendere che ciascuno può contribuire a qualcosa di più grande.
A completare la serata sono state le immagini storiche tratte dalle Teche Rai, la presentazione in anteprima di un videoclip dedicato al trentennale e gli interventi musicali del Coro Monte Cervino dell’Associazione Alpini della Valle d’Aosta, insieme ai giovani artisti Peter Blame e Driddu, anch’essi coinvolti nel volontariato.
La ricorrenza guarda ora al prossimo appuntamento: sabato 14 novembre tornerà la Giornata nazionale della Colletta alimentare, con circa cento punti vendita coinvolti in Valle d’Aosta.
Sarà una nuova occasione per mobilitare cittadini e volontari e per ricordare che dietro la povertà alimentare ci sono situazioni concrete, spesso difficili da vedere, ma che richiedono risposte quotidiane.
In trent’anni la Colletta è diventata un’esperienza radicata nella comunità valdostana. La sua forza non sta soltanto nella capacità di raccogliere alimenti, ma nella rete di relazioni che ha saputo costruire tra associazioni, scuole, volontari e cittadini.
Le storie di Gina e Gim, raccontate sul palco del Giacosa, restituiscono il senso di questo percorso meglio di qualsiasi bilancio. La prima testimonia la capacità di trasmettere un impegno nel tempo e di coinvolgere i giovani; la seconda mostra come la solidarietà possa aprire una strada anche a chi attraversa un momento difficile.
Trent’anni dopo le prime raccolte, il messaggio resta attuale: la solidarietà non è un gesto straordinario riservato a pochi, ma una possibilità concreta alla portata di tutti. E una comunità si riconosce anche dalla capacità di accorgersi di chi è in difficoltà e di fare in modo che nessuno debba affrontarla da solo.





