Una rete organizzata per vendere cocaina, corrieri incaricati delle consegne e un gruppo su un’applicazione di messaggistica con oltre mille membri per coordinare gli incontri con i clienti. È il quadro ricostruito dalla Guardia di Finanza nel Canavese, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Ivrea che ha portato a nove persone segnalate all’autorità giudiziaria, sette arresti secondo il bilancio complessivo dell’operazione e al sequestro di oltre 116 mila euro in contanti.
I provvedimenti sono stati eseguiti il 20 ottobre 2026 dai militari del Gruppo di Ivrea del Comando provinciale delle Fiamme Gialle di Torino, sulla base delle indagini di polizia giudiziaria. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe una rete dedita allo spaccio di cocaina, che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stata gestita da un uomo e dalla sua famiglia, con il supporto di altri soggetti incaricati di organizzare le consegne e coordinare i corrieri, definiti nel linguaggio dello spaccio «cavalli».
Il sistema avrebbe consentito di gestire le richieste dei consumatori indicando di volta in volta i luoghi degli incontri e le quantità di sostanza da cedere. Per mantenere i contatti e rendere più difficile l’identificazione degli interlocutori, gli indagati avrebbero utilizzato Signal, attraverso un gruppo composto da oltre 1.000 membri. Un canale di comunicazione che, secondo gli investigatori, avrebbe permesso di coordinare le vendite e organizzare le diverse fasi dell’attività illecita.
L’organizzazione non sarebbe rimasta circoscritta al Canavese. Le indagini avrebbero infatti documentato un’estensione dell’attività fino alla città di Torino, con il trasporto di quantitativi significativi di stupefacenti. Per ridurre il rischio di controlli, sarebbero stati coinvolti anche soggetti incensurati, utilizzati per movimentare la droga.
Nel corso dell’attività investigativa, i finanzieri hanno ricostruito numerose cessioni. Due episodi avevano già portato all’arresto in flagranza di due persone, con il sequestro di oltre 300 grammi di cocaina. Altri 1,4 chilogrammi di stupefacenti sono stati intercettati da operatori di altre forze di polizia.
Ulteriori sviluppi sono arrivati con le perquisizioni disposte dall’autorità giudiziaria. I militari hanno sequestrato 116.895 euro in contanti, ritenuti dagli investigatori riconducibili all’attività illecita, oltre a 4,5 chilogrammi di marijuana, 300 grammi di hashish, 100 grammi di cocaina e 16 grammi di metanfetamina. Nel corso delle operazioni sono state inoltre rinvenute due armi da fuoco, con il relativo munizionamento, e una bomba carta. Questi ultimi accertamenti hanno portato ad altri due arresti in flagranza.
Sulla base della richiesta della Procura di Ivrea, il giudice per le indagini preliminari ha disposto misure cautelari nei confronti di sei indagati: quattro in carcere, uno dei quali già arrestato in precedenza in flagranza, e due sottoposti all’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.
Resta da chiarire l’effettiva estensione territoriale della rete e, in particolare, se i contatti e le consegne abbiano raggiunto anche la Bassa Valle d’Aosta, area confinante con il Canavese e collegata al territorio piemontese da intensi flussi quotidiani di lavoro, servizi e mobilità. L’eventuale coinvolgimento di consumatori valdostani, tuttavia, non risulta confermato nei dettagli dell’operazione diffusi dalla Guardia di Finanza e richiede ulteriori riscontri.
Al di là dei quantitativi sequestrati e delle misure adottate, l’indagine riporta l’attenzione su un fenomeno che può superare rapidamente i confini comunali e provinciali, sfruttando reti di contatto digitali e modalità di consegna organizzate. Per i territori di confine, la questione riguarda anche la capacità di coordinare le attività investigative e di prevenzione tra amministrazioni e forze di polizia di regioni diverse, senza trasformare un’ipotesi investigativa in una certezza prima che emergano elementi verificati.
Come precisato dalla stessa Guardia di Finanza, i provvedimenti sono stati adottati nella fase delle indagini preliminari. Per tutte le persone coinvolte resta quindi valida la presunzione di non colpevolezza fino all’accertamento definitivo delle eventuali responsabilità.





