La prevenzione del suicidio non può essere affidata soltanto ai servizi sanitari. Richiede una rete capace di riconoscere il disagio, ascoltare le persone in difficoltà e intervenire prima che una situazione di fragilità diventi un’emergenza. È questa la prospettiva al centro del convegno «Sinergie istituzionali e reti comunitarie. Il modello integrato di collaborazione e prossimità per la prevenzione del suicidio in Valle d’Aosta», in programma giovedì 22 ottobre 2026, dalle 9.30 alle 18.30, nella Sala Maria Ida Viglino di Palazzo regionale, in piazza Albert Deffeyes ad Aosta.
L’appuntamento sarà l’occasione per presentare il percorso e i risultati del progetto regionale, mettendo a confronto istituzioni, professionisti ed enti del territorio. Il filo conduttore è racchiuso in un principio che assume un significato particolare in una regione caratterizzata da comunità relativamente piccole e da una forte presenza delle istituzioni sul territorio: «La prevenzione nasce dalla collaborazione, dall’ascolto e dalla capacità di costruire reti di prossimità».
Il tema riguarda non soltanto la qualità delle risposte sanitarie, ma anche la capacità del sistema pubblico di lavorare in modo coordinato. La prevenzione, infatti, chiama in causa la sanità, la scuola, i servizi sociali, le associazioni, le Forze dell’Ordine e le comunità locali. La sfida consiste nel fare in modo che queste realtà non agiscano come compartimenti separati, ma condividano strumenti, competenze e procedure per riconoscere tempestivamente i segnali di disagio e accompagnare le persone verso un sostegno adeguato.
La mattinata, dalle 9.30 alle 13, sarà dedicata al metodo e allo sviluppo del progetto regionale, con un’attenzione specifica alla ricerca e alla formazione sociosanitaria. I saluti istituzionali saranno affidati ai rappresentanti del Tavolo interistituzionale per la prevenzione del suicidio, con la partecipazione degli assessori regionali Carlo Marzi, alla Sanità, Salute e Politiche sociali, Erik Lavevaz, all’Istruzione, Cultura e Politiche identitarie, e Davide Sapinet, alle Opere pubbliche, Territorio e Ambiente, oltre che del vescovo di Aosta, monsignor Franco Lovignana.
La presenza di rappresentanti di ambiti istituzionali differenti evidenzia la natura trasversale dell’iniziativa. La prevenzione non è soltanto una questione clinica: coinvolge anche le politiche educative, la sicurezza degli spazi pubblici, il sostegno alle persone vulnerabili e la capacità delle comunità di non lasciare sole quelle che attraversano momenti di crisi.

Nel pomeriggio, a partire dalle 14, l’attenzione si sposterà sul rapporto tra prevenzione, cura e prossimità. Il programma prevede un approfondimento sul rafforzamento dei servizi di cura, sui protocolli di prevenzione e postvenzione — cioè gli interventi rivolti alle persone colpite dal suicidio di un familiare o di una persona vicina — e sul ruolo della psicologia dell’emergenza. Spazio anche alla formazione delle cosiddette Sentinelle, figure preparate a riconoscere situazioni di rischio e a favorire l’accesso tempestivo ai servizi competenti.
Su questo fronte saranno coinvolti l’Assessorato regionale alla Sanità, Salute e Politiche sociali, il Dipartimento di Salute mentale dell’Azienda USL della Valle d’Aosta e il Centro di servizio per il volontariato, CSV. Il lavoro congiunto tra strutture pubbliche e volontariato è uno degli elementi centrali del modello proposto: rafforzare la rete significa anche rendere più accessibili le opportunità di ascolto e sostegno, evitando che il disagio rimanga nascosto fino al manifestarsi di una situazione critica.
Alle 16 il confronto riguarderà la sicurezza e la prevenzione sul territorio, con un approfondimento sugli interventi per la messa in sicurezza dei mezzi suicidari e sul contributo delle Forze dell’Ordine. Il coinvolgimento degli assessorati alle Opere pubbliche, Territorio e Ambiente e agli Affari europei e Politiche giovanili, insieme alle Forze dell’Ordine, mette in evidenza un altro aspetto della strategia: la prevenzione può richiedere anche interventi concreti sugli ambienti e una collaborazione istituzionale capace di integrare sicurezza, attenzione sociale e tutela della vita.
Alle 17 sarà dato spazio al sapere esperienziale attraverso il contributo dell’associazione Il Mandorlo Fiorito. L’esperienza diretta di chi ha vissuto situazioni di sofferenza, perdita o difficoltà può infatti offrire elementi preziosi per comprendere bisogni che non sempre emergono attraverso gli strumenti tradizionali dei servizi. Ascoltare queste testimonianze significa riconoscere che le politiche di prevenzione possono diventare più efficaci quando sono costruite anche a partire dalle esperienze delle persone coinvolte.
Alle 17.30 il programma affronterà il ruolo della scuola, dell’educazione e del sostegno alle fragilità. I progetti di ricerca-azione, il coinvolgimento delle comunità educanti e il riconoscimento precoce dei segnali di disagio saranno al centro degli interventi che coinvolgeranno l’Assessorato all’Istruzione, Cultura e Politiche identitarie, l’Università della Valle d’Aosta, le istituzioni scolastiche e le realtà territoriali.
L’ambiente scolastico rappresenta un contesto importante per intercettare cambiamenti nel comportamento, difficoltà relazionali e segnali di sofferenza, soprattutto tra i più giovani. Per questo la formazione degli adulti di riferimento e la collaborazione tra insegnanti, famiglie, servizi e associazioni possono contribuire a costruire percorsi di sostegno più tempestivi e appropriati, nel rispetto della riservatezza e delle esigenze delle persone coinvolte.
La giornata si concluderà alle 18.15 con le conclusioni e le prospettive future, accompagnate dalla presentazione della programmazione per il prossimo biennio. Sarà un passaggio importante per verificare come trasformare il confronto e le esperienze maturate in un percorso operativo, capace di dare continuità alle attività di prevenzione e di consolidare la collaborazione tra i soggetti coinvolti.
Per la Valle d’Aosta, il significato dell’iniziativa va oltre il singolo convegno. In un territorio dove la vicinanza tra istituzioni e cittadini può rappresentare una risorsa, ma dove anche le difficoltà individuali rischiano talvolta di restare invisibili, investire sulle reti comunitarie significa rafforzare una responsabilità collettiva. Il risultato non si misurerà soltanto nel numero di incontri organizzati o di operatori formati, ma nella capacità di riconoscere il disagio, offrire risposte coordinate e garantire continuità al sostegno.
La prevenzione del suicidio diventa così anche una questione di qualità delle politiche pubbliche e di coesione sociale. La sfida per il prossimo biennio sarà dare stabilità al modello di collaborazione, consolidare i protocolli e rendere sempre più concreto il collegamento tra sanità, scuola, istituzioni e società civile. Perché una comunità più attenta alle fragilità è anche una comunità più capace di proteggere le persone e di trasformare la prossimità in un’effettiva opportunità di aiuto.





