La giustizia internazionale è sotto pressione e lo scontro tra Washington e la Corte penale internazionale assume contorni sempre più preoccupanti. Da una parte gli Stati Uniti, che colpiscono l’istituzione con sanzioni economiche; dall’altra chi chiede che i responsabili di crimini di guerra e genocidi possano essere chiamati a rispondere delle proprie azioni, senza distinzioni legate al peso politico o alla potenza militare degli Stati coinvolti.
Il 9 ottobre, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha pronunciato parole durissime: «O la Corte mette fine alle sue minacce, o noi mettiamo fine alla Corte». Una dichiarazione che si inserisce nel confronto tra l’amministrazione statunitense e un organismo internazionale chiamato a perseguire i più gravi crimini di rilevanza internazionale. Le sanzioni, secondo l’appello promosso da C, colpiscono la Corte come istituzione e prevedono il blocco dei beni, il divieto di determinate transazioni e restrizioni che obbligano le aziende americane a interrompere i rapporti interessati dalle misure.
Nella stessa giornata, il riconoscimento del Premio Nobel per la pace a Navi Pillay, già giudice della Corte nei suoi primi anni, viene richiamato dai promotori dell’iniziativa come un segnale del valore della giustizia internazionale e della lotta contro l’impunità. Il contrasto è evidente: mentre si celebra l’impegno di chi ha contribuito a perseguire i responsabili delle atrocità più gravi, la Corte si trova ad affrontare nuove pressioni politiche ed economiche.
Per Eumans, l’Europa dispone di uno strumento concreto per reagire: lo statuto di blocco, concepito per proteggere cittadini e imprese europee dagli effetti di determinate sanzioni extraterritoriali imposte da Paesi terzi. L’organizzazione chiede che venga attivato, affinché le imprese e i cittadini europei non siano costretti a subire conseguenze derivanti da misure che l’Unione europea non riconosce.
La questione riguarda direttamente anche l’Italia. È a Roma, nel 1998, che venne adottato lo Statuto della Corte penale internazionale, un passaggio fondamentale nella costruzione di un sistema di giustizia internazionale permanente. Per questo, secondo i promotori dell’appello, il nostro Paese è chiamato a prendere una posizione chiara sulla difesa dell’indipendenza della Corte e sul rispetto delle regole condivise dalla comunità internazionale.
L’iniziativa invita quindi cittadini e istituzioni a sostenere una risposta europea capace di difendere l’autonomia della giustizia internazionale dalle pressioni delle grandi potenze. L’obiettivo è chiedere all’Unione europea di utilizzare gli strumenti a propria disposizione e all’Italia di assumere un ruolo attivo nella tutela dell’istituzione nata proprio da un accordo internazionale siglato nella capitale.
È possibile firmare l’appello promosso da Eumans per chiedere all’Europa di difendere la Corte penale internazionale e contrastare gli effetti delle sanzioni americane attraverso questo link:
👉 Firma l’appello di Eumans per difendere la Corte penale internazionale





