La partita giudiziaria sulla legittimità dell’elezione di Renzo Testolin entra in una fase decisiva. A Torino, davanti alla Corte d’Appello, si è svolta l’udienza dedicata al ricorso del presidente della Regione Valle d’Aosta contro la sentenza con cui il Tribunale di Aosta, il 2 maggio, ha dichiarato la sua ineleggibilità e la conseguente decadenza per il superamento del limite massimo dei mandati. Al termine della discussione, i giudici hanno trattenuto la causa in decisione: nessun verdetto immediato, dunque, e un’attesa che mantiene aperta una questione destinata ad avere ripercussioni non soltanto sul futuro istituzionale del presidente, ma anche sugli equilibri politici regionali.
A seguire l’udienza c’erano Elio Riccarand, coordinatore regionale di Avs, e Chiara Minelli, consigliera regionale dello stesso movimento, che ha promosso il ricorso. Proprio Minelli, al termine della seduta, ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto in aula, soffermandosi soprattutto sulla relazione della giudice incaricata di ricostruire la vicenda. «Siamo soddisfatti soprattutto del fatto che la giudice relatrice del procedimento abbia fatto una relazione ampia e dettagliata: ha ricostruito la vicenda in modo puntuale», ha dichiarato, ricordando che sono poi intervenuti i legali delle due parti.
Secondo la consigliera di Avs, anche l’intervento della propria avvocata, Perucci, avrebbe contribuito ad approfondire i punti centrali della controversia. «Sembra abbia fatto anche lei un’ulteriore disamina rispetto a quello che è il testo che era stato depositato, che ha dei punti di forza: quindi vediamo, adesso aspettiamo di sentire che cosa decidono i giudici», ha aggiunto Minelli. Parole che restituiscono la posizione della parte ricorrente, ma che non anticipano l’esito del procedimento: la decisione spetta infatti alla Corte, chiamata a confrontarsi con interpretazioni giuridiche contrapposte e con le conseguenze della loro eventuale accoglienza.
Il nodo centrale resta il significato da attribuire al limite delle quattro legislature consecutive e, soprattutto, il modo in cui debbano essere conteggiati gli incarichi ricoperti da Testolin nel governo regionale. Minelli ha contestato l’impostazione della difesa, sostenendo che la vicenda non possa essere circoscritta soltanto alle ultime due legislature e a quella attualmente in corso. «Il presidente Testolin era presente in giunta e ha ricoperto delle cariche sin dal 2013», ha osservato la consigliera, richiamando così una continuità politico-amministrativa che, secondo Avs, deve essere valutata nel suo insieme.
È su questo terreno che si misura la distanza fra le due posizioni. Da un lato, il ricorso punta a far valere il limite ai mandati attraverso una ricostruzione complessiva degli incarichi e delle legislature interessate. Dall’altro, la difesa sostiene che la normativa debba essere interpretata in modo da tenere conto della durata effettiva delle legislature e delle specificità dell’ordinamento valdostano. La questione non riguarda quindi soltanto il numero degli anni trascorsi nelle istituzioni, ma anche i criteri giuridici con cui stabilire quali periodi debbano concorrere al calcolo previsto dalla legge.
L’avvocato Ulisse Corea, legale di Testolin, ha ribadito in aula che, a suo giudizio, non vi sarebbe stata alcuna violazione del principio di ineleggibilità. Fra gli argomenti richiamati figura la peculiarità della Valle d’Aosta, unica Regione italiana a non aver adottato l’elezione diretta del presidente della Regione. Una differenza istituzionale che, secondo la difesa, deve essere considerata nell’interpretazione delle disposizioni applicabili.
«La nostra interpretazione è in armonia con la Costituzione ed è l’unica possibile», ha sostenuto Corea, aggiungendo che, qualora una delle legislature precedenti sia durata meno della metà dei cinque anni previsti, l’elezione sarebbe possibile. È questa, dunque, una delle questioni sulle quali la Corte è chiamata a pronunciarsi: verificare la portata della disciplina sul limite dei mandati e stabilire se la durata delle precedenti legislature possa incidere sul conteggio. Le argomentazioni dei legali rappresentano tesi di parte, che dovranno essere valutate dai giudici alla luce delle norme e dei precedenti eventualmente applicabili.





